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Quattro gemelli venuti da lontano

di Monica Triglia
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Si chiamano Uno, Due, Tre e Quattro. Sono venuti al mondo nel campo in Mauritania dove trovano riparo i rifugiati del Mali. E dove lavora Medici senza Frontiere

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Si chiamano Uno, Due, Tre e Quattro. Sono venuti al mondo nel campo in Mauritania dove trovano riparo i rifugiati del Mali. E dove lavora Medici senza Frontiere

Ci sono cose meravigliose che possono succedere anche nelle condizioni più estreme.

La voce arriva via Skype, e va e viene e poi torna. «Quando nasce un bambino è sempre un momento speciale. Ma quando ne vengono al mondo quattro in un colpo, allora è davvero straordinario». Sullo schermo del mio computer il volto dell’infermiera Sylvie N’Goran è serissimo. Sylvie ha 37 anni, è originaria della Costa d’Avorio e lavora per Medici senza Frontiere in Mauritania, uno Stato dell’Africa  occidentale. Sì, è una storia che arriva da lontano questa. E racconta di quattro gemelli, Uno, Due, Tre e Quattro, che hanno visto la luce nel campo dei rifugiati di Mbera.

È complicato persino da immaginare il campo di Mbera. Provate a pensare a 59 mila persone in fuga da una guerra (quella scoppiata in  Mali dopo il colpo di Stato del 2012) che trovano il loro primo rifugio in questo luogo della Mauritania, Paese confinante. E provate a pensare a Taghri Walet Tokeye, al marito Massaya Ag Iliyass e ai loro sei figli che un giorno sono arrivati qui, senza null’altro che i vestiti che avevano addosso.



«Beh, qualcos’altro avevano» dice Sylvie, e il suo tono si fa più morbido. «Taghri era incinta di 37 settimane. Dall’ecografia abbiamo capito subito che i suoi bimbi erano tanti!». Così la donna è stata trasferita nel centro sanitario che Msf ha aperto a Bassikounou, e poi portata d’urgenza nella sala operatoria, dove sono nati Uno, Due, Tre e Quattro, tre maschi e una femmina, un chilo e mezzo ciascuno. «Eravamo preoccupati» dice Sylvie. «Ma ora, a distanza di due mesi, i bimbi sono in salute e crescono bene: il più piccolo pesa quasi quattro chili!».

 



Oggi Uno, Due, Tre e Quattro si chiamano Aboubakrine Ag, Fatim Walet, Ousmane Ag e Oumar Ag «e sono la gioia di tutti gli altri fratelli e sorelle che si occupano di loro»: Sylvie non sorride mai ma si capisce che è contenta e fiera. «Li controllo ogni quattro ore, li peso ogni tre giorni, mi occupo di vaccinarli e spiego alla mamma come preparare il latte, perché lei non ne ha a sufficienza per tutti. Sono un po’ una seconda madre, canto la ninnananna e la insegno alla sorella più grande perché possa poi farlo lei. E dico a Taghri che non dev’essere triste ma felice, quattro gemelli sono una grazia speciale, un segno di speranza per tutti i rifugiati che possono contare su cure mediche grazie agli aiuti umanitari».



Sono speciali anche la serissima infermiera Sylvie e lo staff di Msf che fanno sì che cose meravigliose, come la nascita di quattro gemelli, possano davvero succedere nelle condizioni più estreme: la guerra, la povertà, un  futuro nel quale è difficile immaginare il ritorno dei rifugiati in Mali, perché la strada verso la pace è lunga e complicata.

La popolazione del distretto di Bassikounou conta 42.000 persone, e il numero dei rifugiati (59.100 persone circa) è più alto di quello della popolazione locale: per chi è fuggito dal Mali la sopravvivenza è legata unicamente agli aiuti umanitari. Medici senza Frontiere si occupa dell’assistenza sanitaria. Solo nel  2013 ha effettuato 147.681 visite.

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