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Vi racconto la Manhattan che rinasce dopo l’11 settembre

di Cristina Sarto
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14 anni dopo, Manhattan torna a vivere come un quartiere qualunque nel racconto di Cristina Sarto, che vive lì: turisti che salgono fino al 102esimo piano della nuova torre (che all'inizio  si chiamava Freedom Tower) e impiegati affaccendati verso il lavoro. Fotografia di una ferita che lentamente si sta cicatrizzando

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14 anni dopo, Manhattan torna a vivere come un quartiere qualunque nel racconto di Cristina Sarto, che vive lì: turisti che salgono fino al 102esimo piano della nuova torre (che all'inizio  si chiamava Freedom Tower) e impiegati affaccendati verso il lavoro. Fotografia di una ferita che lentamente si sta cicatrizzando

«La ricostruzione finisce. E inizia una nuova vita per il quartiere», dice Catherine McVay Hughes, a capo di un’associazione per la ricostruzione del World Trade Center. 14 anni dopo l’attentato terroristico costato la vita a 2.753 persone (quasi 3.000 se si aggiungono le vittime degli attacchi al Pentagono e in Pennsylvania), la Lower Manhattan solcata dalle impronte delle Torri Gemelle sta tornando a vivere ancora più di prima. Nel 2001 in quest’area si registravano circa 20.000 abitanti, 10.000 dei quali fecero le valigie nei mesi successivi alla tragedia. Oggi sono 70.000 e in continua crescita.

Poco alla volta le transenne vengono smantellate, le strade riaprono e si riempiono di turisti con lo sguardo puntato verso il One World Trade Center (che in principio si chiamava Freedom Tower), il simbolo della rinascita di New York, che ha aperto i battenti lo scorso novembre. Da qualche mese, è possibile mettersi in coda per salire all’osservatorio costruito sulla punta del quarto grattacielo più alto del mondo: 48 secondi e ci si ritrova al 102simo piano, 80 chilometri sull’orizzonte che accarezza l’oceano Atlantico.«Dicono che sia l’edificio più sicuro di tutta la città», dice un’impiegata prima di salire in ufficio. Pare che lo sia davvero, grazie alle squadre antiterrorismo che controllano la zona e a un sistema di sicurezza che farà la radiografia a tutti i veicoli che entreranno nei sotterranei.

Eppure, l’aria che si respira in questo anniversario non ha il sapore dell’angoscia o della tristezza, ma di una serenità ritrovata. E non è solo per merito della “engineered serendipity”, la filosofia costruttiva dell’archistar Daniel Libeskind: non più grattacieli fortezze chiusi in se stessi, ma un sistema di vetrate, terrazzi e giardini verticali che favoriscono l’interazione, la diffusione delle idee e l’innovazione. Il cerchio si chiude perché Lower Manhattan è tornata a essere lei. E pazienza se c’è una folla sempre meno numerosa alla cerimonia che alle 8.46, l’orario in cui il primo aereo sventrò la torre Nord, dà il via alla giornata della memoria. Mentre i parenti delle vittime leggono i nomi di chi non c’è più, i loro concittadini corrono verso gli uffici con i caffè ghiacciati tra le mani. Memoria e pragmatismo: il modo più newyorkese per celebrare la vita che ha ripreso a scorrere tra queste strade.

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