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Khan, musulmano e pakistano: sindaco di Londra

di Elisa Venco
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Sadiq Khan, immigrato di origine pakistana, potrebbe diventare il primo cittadino della capitale inglese. Ecco chi è, la sua storia e come potrebbe cambiare la società inglese

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Sadiq Khan, immigrato di origine pakistana, potrebbe diventare il primo cittadino della capitale inglese. Ecco chi è, la sua storia e come potrebbe cambiare la società inglese

Un musulmano come sindaco di Londra? Per la prima volta nella storia potrebbe essere realtà. Alle elezioni per il sindaco della capitale inglese il favorito è il 45enne Sadiq Khan, candidato per il partito laburista.

Figlio di un autista di bus pakistano e islamico osservante, per quanto sostenitore delle nozze gay e dell’eutanasia. Khan si è presentato come “il sindaco di tutti i londinesi”, facendo campagna elettorale porta a porta, dalle sinagoghe alle chiese, dalle comunità gay alle scuole ai centri di aggregazione per anziani, aiutato da un’italiana, Ivana Bartoletti, candidata a un seggio della London Assembly.

Le priorità del suo programma? Il blocco dei prezzi dei trasporti pubblici, tra i più cari al mondo, gli incentivi alle nuove attività imprenditoriale e la costruzione di case popolari: le stesse dove è cresciuto lui, insieme a 7 fratelli e sorelle, prima di laurearsi in legge, fare l'avvocato e venire eletto deputato per il partito laburista. Una storia che pare narrata da Dickens ma che, a suo dire, può ripetersi ancora oggi in una città dove il 55% degli abitanti è di origine straniera. A patto che si scommetta sull’integrazione e, ovviamente, su un nuovo sindaco che sappia incarnarla.

La sua vittoria può essere letta anche sul piano internazionale, dato che l’avversario alla poltrona di primo cittadino è Zac Goldsmith, il rampollo di una delle famiglie più ricche del Regno Unito schierato a favore dell’uscita del Paese dell’Unione Europea. L’elezione di Khan, insomma, non solo rappresenta una risposta simbolica all’islamofobia cresciuta in tutto il continente dopo gli attacchi di Bruxelles e Parigi, ma parrebbe segnare un punto a favore della permanenza inglese nell’Ue (questione su cui si vota il 23 giugno).

 

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