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Navi ospedale e voli charter, ora i profughi si salvano così

di Elsa Padovan
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Mentre stanno per partire le missioni anti-scafisti dell’Unione europea, si moltiplicano le iniziative della gente comune per rendere più sicuri i viaggi dei migranti e più efficiente l’accoglienza. Eccone 4

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Mentre stanno per partire le missioni anti-scafisti dell’Unione europea, si moltiplicano le iniziative della gente comune per rendere più sicuri i viaggi dei migranti e più efficiente l’accoglienza. Eccone 4

Dopo decine di vertici finiti con un nulla di fatto, l’Unione europea inizia a mettere in atto misure concrete: 1 miliardo di euro di aiuti umanitari e missioni militari contro gli scafisti (al via il 7 ottobre). Ma quella dei rifugiati resta un’emergenza enorme. E nell’approcio “Siccome non esiste lo faccio io” sta l’essenza dei progetti per aiutare i migranti lanciati dai cittadini comuni. Che vedono un vuoto istituzionale e dall’indignazione passano all’azione.

GLI AEREI ORGANIZZATI Straziati dalla foto del piccolo Aylan, il bimbo morto su una spiaggia turca a inizio settembre, Susanne Najafi e Emad Zand, imprenditori svedesi di origine iraniana, decidono di fondare Refugee Air (refugee air.org). Lo scopo? Permettere ai siriani di raggiungere l’Europa in aereo invece che con traversate disumani e di chiedere il visto dopo l’atterraggio. «Ci sono 3 vantaggi» spiega. «I Paesi di arrivo possono prepararsi, i migranti viaggiano in sicurezza e i trafficanti di uomini perdono “mercato”». Il biglietto costa 300 euro contro i 3.000 chiesti dai criminali. Sul primo volo, in partenza entro novembre dalla Turchia o dalla Giordania e diretto in Svezia, ci saranno 150 passeggeri, soprattutto famiglie. Sono migliaia le persone che hanno offerto aiuto all’associazione: donatori, piloti, giuristi. Dal punto di vista legale Refugee Air è in una zona inesplorata: rischia persino l’accusa di traffico di esseri umani perché molti migranti viaggeranno senza i documenti necessari. Certa però di riuscire, Najafi punta a organizzare voli in tutta Europa.

LE IMBARCAZIONI PRIVATE  La Sea Watch (sea-watch.org) è una imbarcazione comprata da 5 piccoli imprenditori tedeschi, per mettere un argine alle morti nel Mediterraneo. Tra le pochissime navi private (come la Moas dell’italiana Regina Catrambone, attiva dallo scorso anno), da luglio ha già trasportato 2.300 persone. Giorgia Linardi, unica italiana a bordo, è consulente legale ma all’occorrenza anche interprete e vedetta: «Forniamo assistenza medica, giubbotti di salvataggio, acqua, cibo, zattere. Sento che non è mai abbastanza. Salviamo tanti migranti, ma tantissimi muoiono in mare». E a Sea Watch si organizzano già per l’anno prossimo: vogliono comprare una seconda nave.

L’AIRBNB DEI RIFUGIATI  Così è stato definito Refugees Welcome (refugees-welcome.it), il colosso dell’accoglienza diffusa nato in Germania e appena arrivato in Italia. Funziona così: chi ha una stanza la mette a disposizione, le associazioni del terzo settore segnalano rifugiati o richiedenti asilo che possono partecipare. «Poi entra in gioco il “buddy”: è una sorta di mediatore» spiega Germana Lavagna, cofondatrice di Refugees Welcome Italia. «Incontra gli ospiti e i migranti, li associa e li segue per tutta la durata del progetto, aiutandoli anche a risolvere conflitti». Chi offre la casa tramite Refugees Welcome non può ricevere rimborsi dallo Stato, ci si finanzia con donazioni, crowdfunding, cene solidali.

LA LISTA REGALI La scrittrice americana Zora O’Neill ha creato una wishlist su Amazon (amazon.co.uk/registry/wishlist/16M4UIKPSEIFM) in cui elenca una serie di cose utili per i profughi in Grecia, come scarpe, giacche, coperte. «L’idea della lista regali è nata in Usa per le vittime dell’uragano Sandy» racconta. «L’ho ripresa e chiunque può contribuire comprando uno o più  prodotti della lista». Manca solo qualcuno che ora replichi il modello a favore dei rifugiati arrivati da noi.

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