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Lo scandalo Volkswagen tocca anche l’Italia?

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Per ora le auto "taroccate" sembrano essere solo quelle americane. Intanto, però, l'Unione Nazionale Consumatori ha attivato uno sportello per le segnalazioni. E la Volkswagen è già in tribunale per un'altra vicenda

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Per ora le auto "taroccate" sembrano essere solo quelle americane. Intanto, però, l'Unione Nazionale Consumatori ha attivato uno sportello per le segnalazioni. E la Volkswagen è già in tribunale per un'altra vicenda

Lo hanno già ribattezzato «Dieselgate». È uno scandalo senza  precedenti quello che ha investito il colosso dell’auto Volkswagen. La casa  automobilistica tedesca ha ammesso di aver falsato negli Stati Uniti i risultati  dei test sulle emissioni di alcune sostanze inquinanti per rientrare nei limiti  di legge americani. Un terremoto per l'azienda, il cui potentissimo  amministratore delegato Martin Winterkorn si è appena dimesso, ribadendo la sua  completa estraneità ai fatti.

In cosa consiste il “trucco”?
Un software montato su 11  milioni di auto con il motore diesel EA189 era in grado di rilevare quando il  mezzo si trovava su un banco di prova: a quel punto le prestazioni del motore  venivano limitate per produrre meno emissioni di ossidi di azoto. Si tratta di  un trucco scoperto due anni fa da un gruppo di ricercatori della West Virginia  University, che stavano conducendo alcuni test sui diesel per conto di un  istituto di ricerca no profit.

Quali ricadute ha provocato?

Secondo l’inchiesta condotta dall’Epa, l’agenzia federale  statunitense per la protezione dell’ambiente, in alcuni casi le auto "truccate"  inquinavano fino a 40 volte in più rispetto ai risultati dei test. L’ente  americano ha quindi ordinato al colosso tedesco il ritiro di quasi 500.000 auto  fuori legge dal mercato statunitense e infliggerà alla Volkswagen anche una  multa che potrebbe raggiungere la cifra record di 18 miliardi di dollari. Senza  tralasciare le cause collettive di risarcimento danni già annunciate dalle  associazioni di consumatori. Non solo: i dirigenti della Volkswagen rischiano di  finire sotto inchiesta da parte del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti  per violazione delle leggi antismog.

Cosa succede in Italia?

Sono oltre due milioni e mezzo gli italiani che, secondo i dati Aci,  hanno acquistato un’auto Volkswagen. A differenza degli Stati Uniti, nel nostro  Paese al momento non è previsto alcun ritiro per le auto diesel. In una nota  l’azienda ha inoltre assicurato che il software non ha modificato né le  prestazioni né i consumi delle vetture delle macchine coinvolte. Tenete conto  che per ora il caso è circoscritto al mercato americano: secondo il colosso  tedesco, infatti, i nuovi veicoli Euro6 diesel distribuiti in Europa «sono  conformi alle leggi e agli standard di inquinamento». Le omologazioni dei motori  diesel restano quindi valide nel nostro Paese, anche se l'Unione europea ha  imposto a tutti gli Stati membri di indagare. Il ministro dei Trasporti Graziano  Delrio ha già chiesto informazioni più precise agli enti di omologazione  tedeschi. Intanto le principali associazioni di consumatori si sono mobilitate  per avviare azioni legali nel caso il problema si allarghi al nostro mercato. L’Unione Nazionale Consumatori ha attivato uno sportello per le segnalazioni  tramite il sito www.consumatori.it/sportello-auto-moto.  Mentre Altroconsumo (www.altroconsumo.it) ha già  portato in tribunale Volkswagen per un'altra vicenda: quella sulle presunte  differenze tra i consumi dichiarati dalla casa automobilistica e quelli  effettivi. Il prossimo 2 ottobre il tribunale di Venezia deciderà se ammettere o  meno la class action.

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