Il senso della vita dopo un lutto, secondo Sheryl Sandberg

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di

Carlotta Balena

La numero due di Facebook ha lanciato Opzione B, un’organizzazione non profit per aiutare le persone a sviluppare la resilienza e tornare alla vita dopo un lutto o una malattia. Come ha fatto lei dopo la morte del marito

«Quando succede una tragedia, ci si presenta una scelta. Si può cedere al vuoto che riempie il cuore e i polmoni, che colpisce la capacità di pensare o di respirare. Oppure si può cercare di trovare un significato». Sheryl Sandberg ha perso il marito, stroncato a 47 anni da un infarto. Dopo un periodo trascorso in apnea, dopo giorni “persi nel vuoto”, Sandberg, che di mestiere fa la COO di Facebook, praticamente la numero due del social dopo il fondatore Mark Zuckerberg, riesce a trovare il modo di riemergere, di conquistare la superficie dell’acqua e respirare.

Ma come si gestisce il dolore?

E come si resta al fianco di chi sta attraversando il periodo più brutto della sua vita? A questi interrogativi Sandberg risponde nel suo secondo libro, Option B, appena uscito negli Usa, e con l’omonima organizzazione non profit, fondata per aiutare tutte le persone che stanno affrontando un lutto o una malattia, e a cui dona i ricavati del libro.

In foto: Sheryl Sandberg e il marito David Goldberg

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Storie di resilienza e gioia ritrovata

Sul sito di Option B ci sono sono consigli e considerazioni su cosa fare per aiutare chi sta soffrendo o per uscire dal tunnel del proprio dolore. Non è facile parlare del lutto e spesso non si sa come rivolgersi a una persona a cui è stato diagnosticato il cancro. Le frasi che tendiamo a usare appaiono sbagliate, e la scelta di non parlare affatto può sembrare ancora più offensiva. “Andrà tutto bene”, secondo l’autrice, non è la cosa migliore da dire a chi sta vivendo un brutto momento. Alla domanda “come stai?” è meglio sostituire l’espressione “come stai oggi?” per evitare il fastidio di una risposta poco sincera. Tornare a lavoro dopo il lutto può essere difficile se i colleghi sono restii a rivolgerti a te, se hanno paura di confrontarsi col tuo dolore, come se ci fosse un elefante nella stanza.

«Ho imparato che la resilienza si può apprendere» dice Sandberg. Il portale della non profit raccoglie testimonianze di persone che hanno attraversato delle difficoltà, e aggrega una comunità che insegna ad “allenare la resilienza come un muscolo”. Sul sito ci sono i link a gruppi di dialogo e associazioni da contattare per avere un aiuto su vari tipi di problemi, dalle disabilità all’infertilità, dai traumi per violenze al network degli ex malati di cancro. Ci sono dei video che aiutano a ritrovare il senso della vita, dell’amore, che aiutano a resistere per diventare più forti e lasciare che quell’enorme elefante nella stanza vada via.

Il post su Facebook diventato virale

L’ Opzione B parte da un lungo post su Facebook che Sandberg ha scritto un mese dopo la morte del marito e che è diventato virale con oltre 400 mila condivisioni e 74 mila commenti. Nella lunga “lettera”, Sandberg descrive come si sia accorta di “non aver mai veramente saputo cosa dire a chi aveva bisogno di supporto”, e che “il coraggio di chi ha avuto la forza di condividere la propria esperienza può essere di grande aiuto”. Il libro è stato scritto a quattro mani con l’amico e professore di psicologia Adam Grant, che ha aiutato Sandberg e le ha insegnato la resilienza: «Adam mi ha trasmesso tre cose su cui lavorare, le tre P: Personalizzazione, cioè realizzare che non è colpa mia; Permanenza, ovvero sapere che questo dolore non sarà per sempre. Infine, la Pervasione, quella più importante: non permettere al lutto di invadere tutta la tua vita».

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