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Rada, adolescente nella dimenticata Cecenia

di Donatella Gianforma

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Dalla foto esposta alla mostra milanese Spasibo, Rada mi guarda seria. Il velo da sposa lascia trasparire i suoi lineamenti di bambina che sta diventando grande, le braccia sembrano abbandonate lungo il corpo, quasi arrese. L’idea di saperla già moglie a 14 anni, sposa adolescente come si usa in molti paesi musulmani, mi fa rabbrividire.  “No, guarda che non era il suo matrimonio” interrompe i miei pensieri il fotografo Davide Monteleone, autore del reportage. “Non si deve sposare. La sorella disegna abiti e lei la stava aiutando”. Monteleone ha viaggiato per cinque mesi nelle città e nei villaggi della Cecenia. E ha dato risposta a domande che noi occidentali ci siamo dimenticati di farci: che fine ha fatto questa terra e la sua gente? Che ne è stato del loro sogno di indipendenza? Per almeno 10 anni sono stati il simbolo della guerra più brutale. Ma oggi come vivono le ragazze e i ragazzi cresciuti negli anni della ricostruzione?  Seguo il percorso fatto da Monteleone. Parto dalle torri scintillanti di Groznj, la capitale, e mi tornano in mente le immagini terribili del martirio della città, gli edifici crivellati dai proiettili.  Nelle foto scattate oggi tutto appare in ordine ma le guardie che marciano nelle loro uniformi tirate a lucido sembrano attraversare una città senza vita. Il viaggio di Monteleone in Cecenia  continua, la macchina fotografica sale sulle montagne, attraversa le campagne, entra nelle case.

Mi accorgo che mentre guardo le immagini trattengo il respiro.  C’è un’atmosfera cupa negli istanti quotidiani ripresi dal fotografo. E mi rendo conto che nessuno sembra sorridere. Non sorridono le spose il giorno del loro matrimonio, non sorridono gli uomini quando escono dalla moschea, mi sembra di vedo un velo di tristezza sul volto dei ragazzi che il fotografo sorprende nei momenti di preghiera

“Oggi la Cecenia riceve grandi mezzi e aiuti da Mosca” mi spiega Monteleone “Ma per avere una casa e un lavoro la gente si è dovuta piegare e  allineare al regime di Kadyrov,  pupillo di Putin“. Non deve essere facile crescere in un posto come questo: Rada e le sue coetanee diventano adulte sotto la dittatura di un uomo brutale che vuole  imporre alle nuove generazioni un modo di vivere e di pensare e ha perfino una versione tutta sua dell’islam che mescola bigottismo e misoginia. "Alcune donne che si sono rifiutate di indossare il fazzoletto sono stare licenziate dalle università e dagli uffici pubblici" racconta Monteleone. "Qualche anno fa quelle che non portavano il velo venivano "segnate" e umiliate usando pistole che sparavano getti di vernice. Andarsene è praticamente impossibile. La sorella di Rada, poco più che ventenne è una ragazza emancipata che cerca di avviare faticosamente e con forza la sua attività: disegna  abiti della tipica tradizione cecena ma deve adattarli continuamente alle richieste dell'autorità. Se vuole continuare, Kadyrov deve essere contento dei suoi vestiti”.
Esco dalla mostra, è una giornata di sole, sento un gruppo di ragazzine scherzare, ridere, annusare l’estate che sta arrivando. Mi chiedo come trascorra il tempo Rada che non credo abbia uno smartphone per restare “connessa” con il mondo, che sicuramente non sta facendo le valigie per qualche vacanza studio e non ha una vacanza al mare che l’aspetta. Ma che, come mi ha raccontato Monteleone, sotto l’abito da sposa portava jeans e All star, come tante ragazzine di casa nostra. Allora buona estate Rada. E buona fortuna!

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