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Come evitare quelle stragi a La Mecca?

di Emanuela Di Pasqua
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La strage di La Mecca ripropone un problema mai risolto. Uno studioso di Islam ci spiega perché continua a succedere. E quali soluzioni potrebbero essere adottate

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La strage di La Mecca ripropone un problema mai risolto. Uno studioso di Islam ci spiega perché continua a succedere. E quali soluzioni potrebbero essere adottate

Per i responsabili sauditi ci sono stati "errori nel campo della sicurezza". Ma il massacro di La Mecca non è un inedito e tutti, fedeli e non fedeli, islamici, ebrei, cristiani, atei o agnostici, si stanno interrogando sulla natura di questi errori. "Purtroppo in varie misure il drammatico episodio della Mecca si ripropone tutti gli anni": così Paolo Branca, docente di Lingua e Letteratura Araba all'Università Cattolica di Milano, commenta la recente morte di 717 pellegrini uccisi nella calca, funestando l'Hajj, il pellegrinaggio annuale dei musulmani alla Mecca. Ci si domanda come sia possibile, ma soprattutto come si potrebbe evitare. Paolo Branca non ha alcun dubbio: "Sarebbe l'ora per l'Islam di pensare a una riforma liturgica perché il fatto che tutti i musulmani del mondo si debbano recare a La Mecca negli stessi giorni rende di per sé l'episodio ad alto potenziale di rischio. Anche gesti banali possono diventare pericolosi se a compierli è una moltitudine di persone nello stesso luogo e negli stessi giorni".

Troppo pochi i giorni
Branca spiega che il pellegrinaggio a La Mecca è un rito antichissimo, che risale addirittura a un tempo anteriore alla nascita dell'Islam: "Un rito che nasce come pagano e che solo in un secondo momento è stato sdoganato dalla religione islamica, che lo ha reso appunto un rito religioso. Il pericolo in termini di sicurezza sta proprio nel fatto che si deve evolvere in pochi giorni, in un'area circoscritta e con un grandissimo numero di fedeli".

Troppo poco lo spazio
È naturale che, come sottolinea ancora Branca, in tempi antichi il numero di fedeli fosse ridotto, così come erano ridotte le possibilità di collegamento e di movimento. "Ma oggi che il mondo è cresciuto e ospita circa un miliardo e mezzo di musulmani, è prevedibile che il pellegrinaggio possa sfociare in un attimo in incidenti gravissimi" prosegue. In realtà, si vocifera che ci si sia messo anche un principe saudita, che forse passava di lì proprio nel momento sbagliato e per non avere disagi logistici abbia chiuso una strada rendendo ancor più limitato, e dunque pericoloso, il percorso dei pellegrini. Se fosse vero sarebbe gravissimo e aggiungerebbe amarezza all'episodio. Resta il fatto che l'organizzazione di questo grande evento religioso mostra tutte le sue falle in termini di sicurezza e la modernizzazione non sempre è un valore positivo. "In passato si è verificata una strage in seguito alla rottura del sistema di aria condizionata: alcuni percorsi infatti erano stati coperti e climatizzati proprio in considerazione del fatto che quando l'Hajj cade nei giorni più caldi le temperature in Arabia Saudita diventano proibitive, ma alla fine questa precauzione si è rivelata un boomerang" racconta ancora Paolo Branca.

Troppi i fedeli
L'Arabia Saudita ogni anno concede un numero limitato di visti e stabilisce un tetto massimo per ogni nazione, ma evidentemente nel sistema di sicurezza qualcosa si inceppa quasi sempre. Forse il numero è troppo elevato. Forse sono troppo pochi i giorni. Forse entrambe le cose. "Basterebbe spalmare la validità di questo rito in un numero più elevato di giorni, per evitare appunto una calca simile. Il punto è che  il pellegrinaggio a La Mecca è il quinto pilastro dell'Islam e ogni musulmano ha l'obbligo di recarsi a La Mecca almeno una volta nella vita se i suoi mezzi lo consentono" racconta ancora Paolo Branca.

Qui donne e uomini si incontrano
"Il pellegrinaggio a La Mecca è anche un sistema di integrazione sociale e costituisce uno dei pochi riti che non separano gli uomini dalle donne. La donna in questa occasione dovrebbe anche scoprire il proprio capo e maschi e femmine (salvo forme di pudore) dovrebbero in realtà trovarsi a vivere insieme questo importante momento" spiega ancora lo studioso, raccontando che a complicare il flusso ci sono altri fattori: il giro antiorario compiuto intorno alla Ka'bah, l'edificio a forma di cubo costruito al centro della moschea al Haram e il rito della lapidazione del diavolo durante il quale i fedeli lanciano pietre contro tre steli che rappresentano il demonio. I riti fanno parte di ogni religione, così come tutte le grandi religioni che contano milioni di fedeli si scontrano con il problema della sicurezza. "Il problema di come coniugare le grandi folle di fedeli con la sicurezza delle persone è vecchio, basta pensare al primo Giubileo della Chiesa, promulgato da papa Bonifico VIII, di fronte a una folla che arrivava da tutto il mondo per avere l'indulgenza plenaria". Eravamo nel 1300 e tra i pellegrini recatisi a Roma c'era anche Dante Alighieri che lo racconta nella Divina Commedia.

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