Svendi il mio corpo? Tieniti i tuoi prodotti

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    Credits: Orange021 - Città di Torino

    Una donna chiusa nel cellophane ed etichettata con un codice a barre, pronta per finire sullo scaffale di un supermercato. Questa immagine, firmata dall'agenzia Orange021 viaggia sui mezzi pubblici del Gruppo Torinese Trasporti per tutto il mese di novembre: si tratta della campagna contro lo sfruttamento del corpo femminile nella pubblicità promossa dall'Assessorato alle Pari Opportunità del comune di Torino.

    Vuoi dire basta alle mammine sorridenti che si alzano dal letto già perfettamente truccate, servono tutta la famiglia, gioiosamente puliscono il water e non sanno parcheggiare, basta al "lato B" femminile esposto a vanvera, dagli orologi ai cellulari, basta alle biondine sempre idiote e poppute? La soluzione c'è: il boicottaggio.

    Trovi offensiva una pubblicità? Non comprare il prodotto che promuove. È questa la proposta torinese, semplice ma efficace, che dovrebbe coinvolgere i consumatori consapevoli e far riflettere le aziende che per vendere i loro prodotti utilizzano modelli stereotipati che offendono l'immagine della donna.

    L'idea è "tanto semplice quanto potenzialmente dirompente", secondo l'assessore alle pari opportunità Marta Levi. "L'uso di immagini stereotipate è tipico del linguaggio pubblicitario, ma non necessariamente i modelli proposti devono essere offensivi della dignità delle persone: in pubblicità si possono proporre anche modelli positivi".

    Un invito al rispetto e alla creatività, dunque, perché il mondo della comunicazione pubblicitaria vada finalmente oltre "la patata che attira".

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    Credits: Orange021 - Città di Torino

    Una donna chiusa nel cellophane ed etichettata con un codice a barre, pronta per finire sullo scaffale di un supermercato. Questa immagine, firmata dall'agenzia Orange021 viaggia sui mezzi pubblici del Gruppo Torinese Trasporti per tutto il mese di novembre: si tratta della campagna contro lo sfruttamento del corpo femminile nella pubblicità promossa dall'Assessorato alle Pari Opportunità del comune di Torino.

    Vuoi dire basta alle mammine sorridenti che si alzano dal letto già perfettamente truccate, servono tutta la famiglia, gioiosamente puliscono il water e non sanno parcheggiare, basta al "lato B" femminile esposto a vanvera, dagli orologi ai cellulari, basta alle biondine sempre idiote e poppute? La soluzione c'è: il boicottaggio.

    Trovi offensiva una pubblicità? Non comprare il prodotto che promuove. È questa la proposta torinese, semplice ma efficace, che dovrebbe coinvolgere i consumatori consapevoli e far riflettere le aziende che per vendere i loro prodotti utilizzano modelli stereotipati che offendono l'immagine della donna.

    L'idea è "tanto semplice quanto potenzialmente dirompente", secondo l'assessore alle pari opportunità Marta Levi. "L'uso di immagini stereotipate è tipico del linguaggio pubblicitario, ma non necessariamente i modelli proposti devono essere offensivi della dignità delle persone: in pubblicità si possono proporre anche modelli positivi".

    Un invito al rispetto e alla creatività, dunque, perché il mondo della comunicazione pubblicitaria vada finalmente oltre "la patata che attira".

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    Credits: Orange021 - Città di Torino

    Una donna chiusa nel cellophane ed etichettata con un codice a barre, pronta per finire sullo scaffale di un supermercato. Questa immagine, firmata dall'agenzia Orange021 viaggia sui mezzi pubblici del Gruppo Torinese Trasporti per tutto il mese di novembre: si tratta della campagna contro lo sfruttamento del corpo femminile nella pubblicità promossa dall'Assessorato alle Pari Opportunità del comune di Torino.

    Vuoi dire basta alle mammine sorridenti che si alzano dal letto già perfettamente truccate, servono tutta la famiglia, gioiosamente puliscono il water e non sanno parcheggiare, basta al "lato B" femminile esposto a vanvera, dagli orologi ai cellulari, basta alle biondine sempre idiote e poppute? La soluzione c'è: il boicottaggio.

    Trovi offensiva una pubblicità? Non comprare il prodotto che promuove. È questa la proposta torinese, semplice ma efficace, che dovrebbe coinvolgere i consumatori consapevoli e far riflettere le aziende che per vendere i loro prodotti utilizzano modelli stereotipati che offendono l'immagine della donna.

    L'idea è "tanto semplice quanto potenzialmente dirompente", secondo l'assessore alle pari opportunità Marta Levi. "L'uso di immagini stereotipate è tipico del linguaggio pubblicitario, ma non necessariamente i modelli proposti devono essere offensivi della dignità delle persone: in pubblicità si possono proporre anche modelli positivi".

    Un invito al rispetto e alla creatività, dunque, perché il mondo della comunicazione pubblicitaria vada finalmente oltre "la patata che attira".

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di

Sara Sironi

Le pari opportunità salgono sugli autobus torinesi e invitano al boicottaggio contro le pubblicità stereotipate che sfruttano il corpo femminile

 

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