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Come si vive nelle terre sotto il controllo dell’Is

di Natascia Gargano
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È vietato guardare il calcio in tv, ma i giornali sono scritti in inglese. Le donne indossano il velo, ma il parto cesareo costa pochissimo. Sono le contraddizioni dello Stato islamico. Chi conosce bene quelle zone ne spiega qui le ragioni

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È vietato guardare il calcio in tv, ma i giornali sono scritti in inglese. Le donne indossano il velo, ma il parto cesareo costa pochissimo. Sono le contraddizioni dello Stato islamico. Chi conosce bene quelle zone ne spiega qui le ragioni

«Trasformatevi da lupi solitari in branco». L’ultimo agghiacciante documento che circola online istruisce i jihadisti sui modi con cui attaccare le città in Occidente. Con operazioni come questa il Califfato sta terrorizzando il mondo, mentre nei suoi territori racconta tutta un’altra storia. «Vuole uscire dall’etichetta di Stato terrorista per offrirsi come Paese normale» spiega Marco Lombardi, docente di Sociologia all’università Cattolica di Milano. E allora vediamo come si vive nelle terre sotto il controllo dell’Is, 250.000 chilometri quadrati tra Iraq e Siria.

È GARANTITA L’ASSISTENZA MEDICA A PREZZI RIDOTTI «Lo Stato organizza il pattugliamento delle strade per combattere la criminalità e offre cure base negli ospedali, con costi minimi per i parti e le operazioni chirurgiche» spiega Maurizio Molinari, corrispondente dal Medio Oriente per La Stampa e autore di Il Califfato del terrore (Rizzoli). «Poi ci sono altre iniziative, per esempio la riverniciatura dei marciapiedi, come avvenuto a Raqqa, in Siria. L’intento è creare consenso locale». In che modo? Cercando di offrire ai cittadini un’amministrazione migliore dei regimi precedenti, quello di Bashar al-Assad in Siria e di Saddam Hussein in Iraq.

AI TECNICI VENGONO DATI BUONI STIPENDI  Per l’Is lavorano 70.000 combattenti, i mujaheddin, di cui 25.000 dall’estero (3-4.000 dall’Europa). La paga è di 100 itdollari al giorno. Tra le 30 e le 50.000 persone sono invece impiegate nella macchina amministrativa. «Il Califfato cerca anzitutto insegnanti e medici, perché il funzionamento di ospedali e scuole è prioritario per la tenuta dell’apparato statale» spiega Molinari. «I più pagati sono i tecnici nei settori idrico ed energetico: pozzi di petrolio e dighe servono per alimentare le casse pubbliche». E poi ci sono i benefit: «A chi si trasferisce vengono offerte case e macchine» dice il giornalista. «E per le coppie che si sposano 3 giorni di luna di miele in un hotel a Raqqa».

NESSUNO PUÒ STUDIARE ARTE E MUSICA  Nella maggior parte delle città le scuole dell’obbligo durano 9 anni, 5 di elementari e 4 di superiori. Quali sono le materie? «Sono previsti il Corano, gli insegnamenti di Maometto, la lingua inglese e, in alcuni casi, la fisica» risponde Molinari. «Sono proibite invece filosofia, arte e musica perché “blasfeme”. Il divieto più rigido è per la storia, per cancellare qualsiasi memoria del periodo prima del Califfato. Ogni libro di testo viene censurato dove fa riferimento, anche solo con aggettivi o sostantivi, agli Stati di Siria e Iraq».

CRISTIANE E CURDE SONO VENDUTE PER 100 EURO L’UNA «Il Califfato ha intrapreso una massiccia campagna di reclutamento delle donne» spiega Lombardi. Il loro ruolo? «Principalmente sposare i mujaheddin e dare loro dei figli che saranno avviati alla jihad» risponde Molinari. «Tutte hanno l’obbligo di indossare una versione estrema del chador che copre l’intero corpo, mani comprese. Ci sono unità di polizia femminile che perlustrano strade e mercati per monitorare vestiario e comportamento». Non solo. «Molte imparano anche a usare le armi» nota il sociologo Marco Lombardi «e alcune ricordano su Twitter: “Non chiediamo gioielli, ma kalashnikov”». Le donne non dell’Is diventano schiave: cristiane e curde sono vendute per 140 euro se bambina e 100 se hanno tra i 20 e i 40 anni.

LE RIVISTE E IL WEB DIVENTANO STRUMENTI DI GUERRA  «L’Is comunica con le migliori tecnologie» sottolinea Lombardi. «I video su YouTube sono di alta qualità, i post su Twitter e Facebook precisi e targettizzati. La rivista ufficiale Dabiq e il bollettino Islamic state news raccontano con belle immagini la quotidianità nel Califfato. Dietro c’è una regia intelligente e mirata: gli strumenti di comunicazione sono “armi” di guerra». Anche per reclutare combattenti dall’estero: «I giornali sono scritti in inglese, i video diffusi sul web sottotitolati in francese, russo, indonesiano» continua il professore. «Da poco è uscito Kostantiniyye (Costantinopoli), magazine destinato ai fratelli sunniti della Turchia».

È PROIBITO FUMARE E USARE L’I-PHONE  «I gay vengono gettati dai tetti, gli adulteri giustiziati in pubblico, le adultere lapidate, ai ladri e ai fumatori viene tagliata una mano. Le donne giudicate “streghe” decapitate» spiega Molinari. «Le sentenze sono eseguite davanti ai civili, per imporre il rispetto della sharia». Ma i primi nemici da eliminare sono gli sciiti, il ramo minoritario dell’Islam: «Le pattuglie fermano gli automobilisti e, se questi sono sciiti, vengono uccisi» racconta il giornalista. È vietato l’utilizzo dei prodotti della Apple, per due motivi: consentono di essere localizzati e rappresentano uno dei simboli del “nemico Usa”. «È proibito pure fare l’autostop perché implica promiscuità. E non si possono guardare partite di calcio in tv, dal momento che sono viste come un tipico prodotto della cultura occidentale».

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