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Cosa fare affinché non ci sia un’altra Parigi

di Loretta Napoleoni
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Ecco un'analisi lucida sugli attacchi terroristici di Parigi. A farla è Loretta Napoleoni, economista ed esperta di terrorismo. Che dice: lo stato d’emergenza dichiarato dalla Francia è un colpo alla democrazia. Una reazione eccessiva, utile però a tranquillizzare l’opinione pubblica. Ma per risolvere il problema ci vogliono intese ad alti livelli.

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Ecco un'analisi lucida sugli attacchi terroristici di Parigi. A farla è Loretta Napoleoni, economista ed esperta di terrorismo. Che dice: lo stato d’emergenza dichiarato dalla Francia è un colpo alla democrazia. Una reazione eccessiva, utile però a tranquillizzare l’opinione pubblica. Ma per risolvere il problema ci vogliono intese ad alti livelli.

Gli attentati di Parigi nella notte tra il 13 e il 14 novembre ci ricordano che l’Europa è il teatro privilegiato del terrorismo jihadista. Siamo i vicini dei Paesi in fiamme del Medio Oriente, i loro coinquilini nel Mediterraneo. Noi bombardiamo lo Stato islamico in Siria e gli affiliati dell’Is contrattaccano nelle nostre città con azioni sincronizzate, portate a termine con armi di assalto. È una “guerra asimmetrica”, di fronte alla quale l’Europa è impreparata. Non abbiamo una politica estera comune né una voce sola sull’immigrazione.

TROVARE UNA LINEA COMUNE EUROPEA SULL’IMMIGRAZIONE Lo stato d’emergenza dichiarato dalla Francia è un colpo alla democrazia. Una reazione eccessiva, quasi istintiva. Utile, però, date le circostanze eccezionali, a tranquillizzare l’opinione pubblica. Anche la chiusura delle frontiere ha una sua ragion d’essere: in Europa sono state aperte con il trattato di Schengen, ma senza prevedere una politica comune sull’immigrazione. È come fare un passo senza l’altro. Perciò Schengen deve essere rivisto (e in parte sta già accadendo): o si lavora per una linea unica sull’accoglienza o è meglio tenere i confini serrati.

CAPIRE CHE, DIETRO LA RELIGIONE, L’IS HA UN OBIETTIVO POLITICO Mentre tutti noi siamo sempre più terrorizzati, ci sono migliaia di ragazzi europei, immigrati di seconda generazione, che si arruolano nell’Is come “foreign fighters”. Un paradosso, ma solo in apparenza. Molti analisti politici si sono concentrati sulla barbarie degli estremisti dello Stato islamico, sbagliando. Il Califfato seduce i giovani con un messaggio patriottico e rivoluzionario: “Stiamo costruendo il nuovo Stato, il sogno di tutte le generazioni che ci hanno preceduto”. Quelle generazioni oppresse prima dal regime ottomano e poi dalla colonizzazione europea. Il punto non è che i jihadisti sono esaltati religiosi: i miliziani hanno un preciso progetto politico nazionalista. La fede è solo l’ombrello, non l’obiettivo.

CERCARE UN ACCORDO CON LA RUSSIA SULLA SIRIA La soluzione non è bombardare, come ha fatto la Francia dopo gli attacchi di Parigi. Anzi. Con i raid si accresce solo l’emergenza profughi. E finanziare i combattenti locali anti-Is, cosa che stanno facendo i Paesi europei e gli Stati Uniti, rischia di essere un boomerang: più li armiamo, più si destabilizza l’area. Sul piano diplomatico, è stato un errore allontanare la Russia, l’altra grande nazione coinvolta nell’area: così facendo l’Occidente si è indebolito ancora di più, invece di fare fronte comune. Adesso bisogna venire a patti con Mosca, un processo che sembra avviato dalla prima intesa tra il presidente americano Barack Obama e quello russo Vladimir Putin al G20 in Turchia. Usa e Russia devono accordarsi sul futuro della Siria. Non solo: occorre una trattativa con i leader tribali delle zone controllate dall’Is. La pacificazione dell’area è l’unica soluzione. A meno che l’Europa non decida di intervenire pesantemente con truppe di terra. Ma questo significherebbe imbarcarsi in un nuovo Vietnam. E credo che nessuno lo voglia.

(testo raccolto da Natascia Gargano)

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