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Terrorismo: quanta paura hanno gli italiani

di Oscar Puntel
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Abbiamo timore di uscire di casa, non andiamo più al cinema, non prendiamo l'aereo. Così almeno è per 8 milioni di italiani, secondo uno studio del Censis. Con l'aiuto di un sociologo andiamo a scoprire come gli attentati di Parigi e la diffusa paura di attacchi terroristici hanno cambiato i nostri comportamenti

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Abbiamo timore di uscire di casa, non andiamo più al cinema, non prendiamo l'aereo. Così almeno è per 8 milioni di italiani, secondo uno studio del Censis. Con l'aiuto di un sociologo andiamo a scoprire come gli attentati di Parigi e la diffusa paura di attacchi terroristici hanno cambiato i nostri comportamenti

Paura dell'altro, del diverso da noi: fosse solo per credo religioso. Gli attentati di Parigi hanno cambiato i nostri comportamenti? A leggere i dati di uno studio del Censis sembrerebbe di sì. Abbiamo timore di uscire di casa: non andiamo più al cinema, non viaggiamo all'estero. Più di 8 milioni di italiani sono “terrorizzati” e hanno modificato i loro comportamenti abituali. In questa guerra che si intreccia anche con la propaganda che corre sui social, gli estremisti sono riusciti a incidere sulla nostra quotidianità. E noi abbiamo modificato la percezione dell'Islam.

Sta nascendo una nuova forma di xenofobia?
L'analisi dei dati emersi dalla ricerca del Censis non può che partire dall'attualità. I fatti di Parigi sono accaduti meno di due mesi fa. Ci hanno tenuto incollati alla tv: le emozioni che quelle immagini hanno generato nella nostra mente sono ancora vive, fresche. Non sorprende che il 65% degli italiani abbia cambiato le proprie abitudini per paura di attacchi terroristici. Il 73% non fa viaggi oltreconfine. Uno su due evita luoghi affollati. C'è un 18% che non esce più la sera.

Ecco la lettura di Marco Orioles, sociologo, autore di “E dei figli che ne facciamo?” (che indaga il rapporto fra Islam e integrazione): “Questi numeri riflettono la pancia del nostro Paese al termine di un anno intenso, su due fronti: terrorismo e immigrazione. Due fronti collegati, perché oltre ai fatti di Parigi, l'ondata dei migranti rimanda al disordine provocato dal collasso degli Stati del Mediterraneo e dalle azioni dell'Isis, in quegli stessi territori”.

Perché ad essere più impauriti sono proprio i giovani?
I dati del Censis riferiscono che più di tutti, a cambiare i loro comportamenti, sono i ragazzi fra i 18 e 34 anni: il 77% di loro non viaggia più all'estero. Ci spiega il sociologo: “La paura nei ragazzi è stata inoculata con una precisione scientifica: Parigi è il simbolo del turismo mondiale, meta gettonata soprattutto fra i giovani. Lì c'è il parco Disney, c'è il romanticismo della torre Eiffel. Non dobbiamo dimenticarci che nell'attacco del 13 novembre, lsis ha colpito il Bataclan, i locali della movida, nella città che, come riportava la rivendicazione degli estremisti, era considerata capitale della corruzione morale. E poi c'è un secondo elemento: le tecniche di propaganda per confezionare i loro messaggi video, i codici visivi e linguistici con cui li montano, sono studiati apposta per essere indirizzate ai giovani. E sono un mix diabolico di tecnologia occidentale e di oscurità medioevale. Così sono riusciti a perforare il loro immaginario collettivo, a trasmettere la paura. Youtuber: ma del terrore”.

Gli attacchi terroristici ci hanno reso più diffidenti verso i “nuovi italiani”?
Lo studio Censis riporta che, negli ultimi 5 anni, è triplicato il numero di italiani che ritiene l'immigrazione un problema. Dal 12% del 2010 al 31% del 2015. “Non è solo questione di attacchi terroristici – ribatte Marco Orioles –. Hanno influenzato anche le immagini delle lunghe file di migranti che premono sulle frontiere. E che vediamo anche in questi giorni sulla “rotta Balcanica”. È lo scontro di civiltà dentro l'Ue, che mostra paesi che vengono incontro e altri che si chiudono a riccio. Queste tensioni fra governi non possono non riflettersi sugli stessi cittadini. Certo: i migranti arrivavano anche 5 anni fa. Però finché la tragedia della migrazione rimaneva nel perimetro del Mediterraneo, coi barconi che affondavano, per noi era un fenomeno distante. Quando abbiamo visto le capitali dei paesi europei sotto assedio, ci siamo resi conto che la questione è ingestibile. La concomitanza con la minaccia jihadista ha facilitato l’associazione fra i due aspetti”.

Perché non riusciamo ad avere una opinione positiva dell'Islam?
Risponde il sociologo Orioles: “Lo studio del Censis dice che il 44% degli italiani ha una opinione negativa verso l'Islam. E il dato tocca il 45% tra chi non ha avuto mai contatti diretti con un musulmano e si mantiene alto (41%) anche fra chi li conosce. Un recente sondaggio americano aveva mostrato una “forbice” molto ampia fra questi aspetti. Acclarato che l'Islam è associato a preconcetti negativi (condizione femminile, la violenza di piazza, le manifestazioni), vi è un nodo centrale da sciogliere, circa la sua presenza nella nostra società occidentale. Abbiamo dei musulmani integrati e moderati, ma che mostrano attaccamento forte ai loro valori tradizionali. Questo si scontra con la mentalità prevaletemene laica di noi autoctoni: da qui la percezione di essere assediati dall'integralismo e dal concetto che se contesti l'islam sei a rischio. Prima o poi la posizione granitica di alcuni musulmani, arroccati nella loro fede, dovrà essere diluita. Altrimenti sarà muro contro muro”.

Come se ne esce?
Secondo il Censis, il 44% degli italiani (la maggioranza) chiede una forza europea di sicurezza per fermare i terroristi. Aggiunge il ricercatore: “Di fronte alla minaccia, i cittadini vogliono sicurezza, pattugliamenti, una sorveglianza rafforzata dei confini per impedire che i seguaci del Califfato riescano a passare per le falle del sistema e ci colpiscano. A Parigi gli attacchi sono stati perpetrati da estremisti rientrati in Francia, dopo aver attraversato mezza Europa”. Come interpretare poi quel 25.8 % di italiani per cui è opportuno sostenere l'Islam moderato? “È quello che sta facendo David Cameron, premier della Gran Bretagna. Per ogni contrasto agli estremisti si introducono misure di sostegno a stampa e emittenza radio tv verso chi è disposto a diffondere un versione moderata dell'Islam, un Islam compatibile con un ambiente multietnico. È una battaglia culturale: dare gli strumenti per veicolare il messaggio giusto”.

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