del

Medio Oriente: e se nessuno volesse sconfiggere i terroristi?

di Adriano Lovera
Vota la ricetta!

La nuova Intifada, la strage in Turchia, l’infinita guerra anti-Is. Non passa giorno senza scontri o vittime. E viene il dubbio che dai conflitti qualcuno ci guadagni. Ecco 3 domande per capire

Un caffè con Donna Moderna

La nuova Intifada, la strage in Turchia, l’infinita guerra anti-Is. Non passa giorno senza scontri o vittime. E viene il dubbio che dai conflitti qualcuno ci guadagni. Ecco 3 domande per capire

Israeliani e palestinesi hanno ricominciato a uccidersi in quella che è già stata definita “Intifada dei coltelli”. La Turchia è sconvolta dopo i 100 morti dell’attentato di Ankara. E i raid russi in Siria sembrano aver reso più complicata la lotta contro l’Is. Qui gli esperti rispondono a 3 domande chiave per capire cosa succede.

CISGIORDANIA: LA NUOVA INTIFADA È COLPA DELL’IS? «No, non c’è una correlazione diretta» spiega Paolo Branca, docente di Storia dei Paesi islamici all’università Cattolica di Milano. «Qui i veleni non si sono mai sopiti: l’estate scorsa, gli interventi militari israeliani a Gaza hanno provocato oltre 2.000 morti». Sul fronte palestinese, il conflitto favorisce le frange radicali del partito Hamas, che sfruttano la tensione per fare proseliti. «Anche perché i giovani non hanno fiducia nei vecchi politici come il presidente Abu Mazen, ormai 80enne» dice Branca.

Ma attentati e scontri possono fare comodo pure a Tel Aviv, per giustificare il proprio no a qualunque ipotesi di formare uno Stato palestinese. «Il premier Benjamin Netanyahu non cerca davvero un percorso di pace» aggiunge l’esperto. Mentre gli Stati Uniti, storici mediatori tra i 2 campi, stanno a guardare: non possono fare pressioni sull’alleato Israele, perché hanno già dovuto fargli digerire l’accordo sul nucleare con il “nemico” Iran, e sono troppo concentrati sulla corsa alla Casa Bianca del 2016 per impegnarsi a fondo in Medio Oriente.

TURCHIA: ERDOGAN È AVVANTAGGIATO DALL’ATTENTATO AD ANKARA? Il 1° novembre ci saranno le elezioni politiche, dopo 4 mesi di governo provvisorio. «Il voto di giugno aveva mostrato la disaffezione verso il presidente Recep Tayyip Erdogan. E, stando ai sondaggi, neanche questa volta il suo partito otterrà la maggioranza assoluta» dice Valeria Talbot, esperta di Medio Oriente dell’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano.

Nel mezzo della campagna elettorale sono arrivati i 100 morti dell’attentato del 10 ottobre ad Ankara. «I kamikaze sono jihadisti vicini all’Is» spiega Alberto Negri, inviato speciale de Il Sole 24 Ore. «Erdogan, però, ha una responsabilità morale: ha permesso a questi terroristi di entrare nel Paese per combattere i curdi, la minoranza che gli è più ostile. Ora la paura influirà sulle urne». I comizi sono stati sospesi per motivi di sicurezza. Ed Erdogan ha buon gioco nel proporsi come l’unico leader capace di riportare ordine.

SIRIA: IL NEMICO È DAVVERO LO STATO ISLAMICO? A parole, tutti vogliono sconfiggere l’Is. Ma dopo un anno di bombardamenti, e il recente intervento della Russia, il quadro è sempre più confuso. «Il motivo è semplice: i 3 Paesi più impegnati nel conflitto mettono davanti i propri interessi» commenta Alberto Negri, inviato de Il Sole 24 Ore. «Mosca, più che abbattere l’Is, vuole sconfiggere gli oppositori del presidente Bashar al-Assad, suo storico alleato, per difendere la base militare che ha in Siria. La Turchia mira a evitare che i curdi, finora i più efficaci nel contrastare l’Is, diventino così forti da creare un loro Stato. Gli Usa puntano a un Medio Oriente frammentato, in cui non emergano Stati troppo forti, per affermare la propria influenza sull’area. E ora, dopo i raid russi, hanno interesse a evitare che il potere internazionale del presidente Vladimir Putin cresca».

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna