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Zimbabwe, una tragedia dimenticata

di Stella Pende
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Una volta era un paradiso. Oggi vive la più grave emergenza dell'Africa: colera, fame, inflazione senza più limiti. Ma il suo dramma non fa notizia

Una volta era un paradiso. Oggi vive la più grave emergenza dell'Africa: colera, fame, inflazione senza più limiti. Ma il suo dramma non fa notizia

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C'era una volta lo Zimbabwe. Un Paese dove le gazzelle saltavano nei pascoli verdi, accanto agli uomini, dove il mango era dolce come il carattere del popolo zimbabwiano. Dove la terra era coperta di fiori, di grano e di speranze. Oggi questo Paese non c'è più. Le gazzelle? Sbranate da uomini affamati e disperati. Il mango scomparso perché, in quello che era il granaio dell'Africa australe, non esistono più coltivazioni, né qualunque razza di agricoltura. L'acqua potabile è un ricordo lontano, le fogne a cielo aperto impestano le strade degli slums della periferia di Harare, ma ormai anche i quartieri del centro nella capitale.

La speranza è un'illusione che affonda nelle tombe insieme agli oltre 3.000 persone già seppellite dalla povertà, mentre più di sessantamila, colpiti dalla più feroce epidemia di colera che si ricordi in Africa, lottano per la vita. «Delle tragedie dimenticate è la più dimenticata» mi dice padre Giulio Albanese, missionario-reporter, che dell'Africa conosce felicità e dolori. Giulio spiega che la comunità internazionale ha solo cercato di mettere in un angolo il presidente Mugabe. Non c'è riuscita fino a questi giorni, quando l'annuncio del nuovo governo di unità nazionale celebra l'accordo tra il presidente e il suo sfidante nell'opposizione Tsvangirai. «La salvezza? Solo se Mugabe permetterà al suo rivale di esistere e di lavorare perché il Paese esca dall'agonia mortale. Altrimenti lo Zimbabwe sparirà ingoiato da fame, inflazione e colera». Non esagerano coloro che vedono il Paese africano delle gazzelle dentro la morsa mortale.  Se fino a due mesi fa la fame costringeva 5 milioni di persone a sopravvivere con i soli aiuti d'emergenza, oggi gli affamati sono lievitati a sette milioni. «Ho perso due bambini di colera. I nostri figli sono indifesi davanti a qualunque virus. Affamati, deboli e costretti a vivere nell'inferno sporco di una città diventata lebbrosario» ha raccontato Tunda, una madre di Harare. Non ha raccontato, la povera madre, che l'ultima invenzione economica del governo è quella di massacrare legittimamente gli elefanti nei parchi per nutrire i soldati. Del resto ogni famiglia, che fino adesso riceveva  dieci chili di cereali al mese, oggi ne riceverà solamente la metà. Merito dell'inflazione che vola, toccando il cielo dei 231 milioni per cento. Ultima nuova. La Banca centrale del Paese sta per "liberare" una banconota da 100 trilioni (centomila miliardi) di dollari dello Zimbabwe, pari a 33 dollari USA. Dunque la moneta vale meno della carta su cui è stampata. E la speranza di poter superare paure e tragedie economiche non può certo arrivare dal lavoro. Harare è una città di zombie. «Non c'è più differenza tra i morti e i vivi. Qualche volta ci accorgiamo di un morto due o tre giorni dopo» racconta ancora Tunda. Ma le nostre prime pagine e i titoli e i telegiornali urlano solo il diritto alla vita di quella povera ragazza che fu Eluana Englaro.

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