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Abbiamo fatto arrossire Raoul Bova…

di Edgarda Ferri
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Sì, perché dietro la barba da duro, l'attore di Milano-Palermo: Il ritorno nasconde una naturale e sensuale timidezza. Che rivela nonappena la scrittrice Edgarda Ferri tocca il suo punto debole, la famiglia. Per la quale rinuncia (molto volentieri) alle follie di Hollywood

Sì, perché dietro la barba da duro, l'attore di Milano-Palermo: Il ritorno nasconde una naturale e sensuale timidezza. Che rivela nonappena la scrittrice Edgarda Ferri tocca il suo punto debole, la famiglia. Per la quale rinuncia (molto volentieri) alle follie di Hollywood

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Raoul Bova è un uomo gentile e paziente. Sposato con Chiara Giordano, ha due figli: Alessandro Leon, di 8 anni, e Francesco, di 6. Temporaneamente tornato in Italia da Los Angeles in occasione dell'uscita del film Milano-Palermo: Il ritorno, sequel del fortunato Palermo-Milano: Sola andata, l'attore pare ancora lo stesso di 11 anni fa. Quando, per la prima volta, interpretava il personaggio di Nino Di Venanzio, poliziotto ricco di coraggio e di cuore, affascinante e per giunta dotato di uno sguardo meravigliosamente dolente, come se si portasse addosso tutto il dolore del mondo. Al figlio di un dipendente dell'Alitalia, all'ex campione di nuoto che pensava di diventare allenatore, non serve far sapere di essere timido e riservato. Si vede subito, e bene. E se un filo di barba scura non gli ombreggiasse le gote scavate, sarebbe facile, in qualche momento, addirittura sorprenderlo mentre avvampa all'improvviso o impallidisce. Ogni domanda sulla sua vita privata diventa infatti per Bova un tormento, quasi dappertutto temesse il pericolo di vedersi rivelato e svelato. Lui, che pure ha posato per un calendario di nudo, per quanto castigato. E ancora adesso, a 36 anni e con una famiglia granitica, suscita desideri e forse anche passioni in donne al di sopra di ogni sospetto e, perché no, anche in rispettabili maschi.
Subissato da domande su questo suo movimentato film in uscita, Raoul Bova respira di sollievo quando, invece, l'interesse si sposta sulla sua esperienza americana. È infatti a Los Angeles già da quasi due anni: qui ha interpretato film fantascientifici come Alien vs. Predator e serie tv come A proposito di Brian e The Company, prodotta da Ridley Scott. «Vorrei chiarire subito che ho accettato di lavorare negli States per una ricerca di crescita professionale, perché volevo fare esperienza con altre realtà e perché volevo confrontarmi e sfidarmi» dice. «Vorrei aggiungere che ci sono andato con mia moglie e i miei figli perché non avrei mai accettato di allontanarmi da loro. Vorrei sottolineare che, se loro non mi avessero seguito, io non avrei attraversato l'oceano neppure se mi avessero garantito che sarei diventato l'attore più bravo del mondo. Tengo fortissimo al mio equilibrio psicologico, alla mia serenità interiore e alla mia famiglia. Una famiglia unita e serena era nel mio progetto di vita ancora prima che io mi sposassi. Infine, vorrei precisare che non sono andato via dall'Italia, anche se sto vivendo gran parte del tempo in America».

E dunque?

«E dunque in America sto facendo un'esperienza bella e difficile. Sto imparando le diversità fra “noi e loro”, che non sono poche. Battendomi giorno per giorno per non confondere il lavoro e la vita privata, come è invece per gli americani, e accettando l'idea di non trovarmi nel posto giusto nel momento giusto. A Hollywood, dopo il set, incomincia infatti la sarabanda quotidiana dei parties organizzati per trovare altri ingaggi. Ho preso casa a Los Angeles per stare con la mia famiglia dopo aver lavorato tutto il giorno, non per fare straordinari di notte. All'inizio, io e mia moglie ci abbiamo provato. Ma non siamo mondani, tantomeno amiamo una società dove sei valutato solo per quanto guadagni. A Los Angeles abbiamo voluto una casa vera per non sentirci provvisori, per stare come quando abitiamo in quella di Roma. Dove, peraltro, torniamo non appena devo girare un film in Italia. Abbiamo iscritto i nostri figli in una scuola americana, la stessa che frequentano a Roma».

Che cosa hanno, gli americani, che non abbiamo noi italiani?

«La praticità. Poche chiacchiere e moltissimi fatti. Quando ci siamo trasferiti, senza muoverci da casa e con un giro di telefonate abbiamo aperto un conto in banca, pagato l'assicurazione, allacciato luce gas e telefono, comprato un'automobile. Quando si fanno tutte le cose in regola, in America non ci sono sorprese. Se prenoti un ristorante, non ti riservano soltanto un tavolo, ma anche il posto per il parcheggio».

E noi italiani, che cosa abbiamo che gli americani non hanno?

«La fantasia, l'allegria, la voglia sana di vivere».

Dovesse scegliere di insegnare ai suoi figli una sola di queste qualità?

«Insegnerei ai miei figli la fantasia italiana».

E come vede l'Italia, tornando?

«Nonostante tutto, la trovo bella. Bella, e un po' così».

Così come?

«Come se ci fossero sempre dei lavori in corso».

Sfatta?

«Piuttosto, in rifacimento».

Ottimista?

«Ottimista. Non a caso, l'albero che preferisco è l'ulivo. Gli può cadere il mondo addosso, ma riesce sempre a rinascere».

Raoul Bova nasce a Roma il 14 agosto 1971. Papà Pino è un ex dipendente Alitalia, mamma Rosa è casalinga. Sportivissimo, a 16 anni vince il campionato italiano giovanile di nuoto nei 100 metri dorso. A 18 si diploma all'istituto magistrale e si iscrive all'Isef, ma poi lascia gli studi per la carriera di attore. Nel 1992 Bova fa il suo esordio in tv con lo sceneggiato Una storia italiana. Nel 2000 sposa Chiara Giordano, figlia dell'avvocato divorzista Anna Maria Bernardini de Pace. Hanno due figli: Alessandro Leon, 8 anni, e Francesco, 6. Vivono tra Los Angeles e Roma dal 2005.

I suoi successi

La carriera di Raoul Bova si divide tra cinema e tv. Nel 1993 è sul grande schermo con la commedia Piccolo grande amore. Dal 1995 al 1998 è nel cast della serie televisiva La Piovra 7, 8 e 9. Nel 2000 recita in Distretto di polizia (e posa sexy per il calendario di Max). Nel 2002 l'attore è protagonista del film per la tv Francesco. Nel 2003 esordisce nel cinema d'autore con La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek. Nel 2004 Hollywood lo chiama per Alien vs. Predator e, nel 2006, per il telefilm A proposito di Brian. Nel 2007 è di nuovo in tv con la fiction italiana Nassiryia - Per non dimenticare.

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