del

Irene Grandi

di Valeria Colavecchio
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I fan la chiamano Irek per il suo spirito esuberante e grintoso. Ma la ragazza tutta borchie e anfibi di qualche anno fa adesso è una donna superfemminile dai morbidi riccioli biondi. «Sento che posso mostrare il mio lato più vulnerabile» dice. «Guanti di pelle e calze a rete non mi servono più per lasciarmi andare. E questo disco lo dimostra». Il cd in questione è Canzoni per Natale: sei brani in italiano e sei in inglese, tra grandi classici e "chicche" inaspettate, a fare da colonna sonora per le feste.

Perché hai scelto proprio il tema natalizio?

«È capitato un po' per caso, ascoltavo la canzone di Bob Geldolf, Feed the world, che dice: "It's Christmas time, there's no need to be afraid", è Natale, non c'è bisogno di essere preoccupati. E ho capito che era quello di cui avevo bisogno».

Cioè?

«Ero stanca di parlare di me, dei miei amori, delle mie sofferenze. Volevo dare un messaggio positivo, che parlasse del calore e della gioia di ritrovarsi insieme. La stessa atmosfera che ho respirato durante la registrazione del disco».

Raccontaci il momento più bello.

«Per rifare Oh happy days ho chiamato tre mie vecchie amiche, Emi Berti, Foxy Furetto e Simona Bencini, ex cantante dei Dirotta su Cuba. Alcune non le vedevo da anni. Suonavamo insieme quando avevamo vent'anni, andavamo in giro per locali e ci divertivamo da morire. Ci chiamavamo "Le matte in trasferta". Eloquente come nome, no? Ritrovarci in studio è stato bellissimo».

Com'era per te il Natale da ragazzina?

«Ricordo soprattutto l'emozione di cantare alla messa di mezzanotte. Sai, erano le mie prime performance musicali (ride). È stato allora che in famiglia abbiamo cominciato a scartare i regali alla vigilia, per ingannare l'attesa di andare in chiesa (scoppia ancora a ridere). Ma ricordo anche la delusione di quando non mi hanno regalato il Cicciobello nero che volevo alla follia».

E adesso come festeggi?

«Mi piacciono le tradizioni. Stare a casa, con le persone che amo, sul divano a chiacchierare e in cucina, ai fornelli, a preparare la pasta fresca, insieme alla mamma e alla zia. Ma non può mancare neanche il festone con gli amici: l'anno scorso ci siamo ritrovati in un ostello medievale sulle colline fiorentine. Abbiamo cantato e suonato tutta la notte.

E tuo marito?

«Siamo in un momento difficile. Si erano creati problemi nel nostro rapporto e piuttosto che stare insieme per routine abbiamo deciso di prenderci una pausa. A volte bisogna correre il rischio di separarsi per capire se si può stare ancora assieme (abbassa lo sguardo e capisco che è meglio cambiare discorso).

Natale è sempre tempo di bilanci...

Sì, infatti. Ricordo quello del  1998, quando ho fatto il tatuaggio sulla spalla, una spirale con una S dentro (quello che si vede sulla copertina del cd). Ha un significato forte: era un periodo di svolte sentimentali e professionali. Mi ero persa, cercavo una nuova forza dentro di me. E l'ho trovata.

E questa volta?

È così anche questa volta (e fa uno dei suoi sorrisi raggianti). Ho imparato a non essere istintiva come in passato. Troppe volte mi sono fatta trascinare dalle situazioni e mi sono concentrata sul benessere degli altri, per paura di essere criticata. Ora cerco di ascoltare di più me stessa e di provare a stare prima di tutto bene io. Sono fiduciosa per il futuro.

Che regalo vorresti sotto l'albero?

Posso prenotarlo per l'anno prossimo? Ho voglia di diventare mamma!

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