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Luca Barbareschi: ascoltate i vostri figli

di Edgarda Ferri
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Ha fondato sei mesi fa un'associazione per difendere le vittime dei pedofili. Della sua terribile esperienza parla con il cuore in mano. E racconta come, grazie al teatro, alla tv e al cinema, è guarito dalle sue ferite

Ha fondato sei mesi fa un'associazione per difendere le vittime dei pedofili. Della sua terribile esperienza parla con il cuore in mano. E racconta come, grazie al teatro, alla tv e al cinema, è guarito dalle sue ferite

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La partenza è svogliata, di uno che non ha tempo da perdere, che non è interessato; e prova anche un poco di noia: confezionata bene, però, con paziente condiscendenza. Luca Barbareschi ha 51 anni. Alto, bruno, ricciuto e barbuto, si presenta come un signore dall'aspetto borghese, ordinato: flanella grigia, cappotto nero. In tournée con lo spettacolo Il sogno del principe di Salina, riduzione teatrale dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, strappa il primo frenetico applauso quando, da un'ottocentesca bagnarola al centro della scena, emerge nudo, simile a un  Nettuno possente. In Nebbie e delitti 2, fiction tv (su RaiDue fino al 14 dicembre) ripartita dopo una fortunatissima precedente edizione, è un detective ombroso e stazzonato: «Con un passato ignoto alle spalle» dice affettuosamente. Ma intanto seguita a eludere, a schivare domande, finché non ti accorgi che aspetta la domanda giusta. E infatti, eccolo aprirsi non appena ha occasione di parlare della fondazione onlus che porta il suo nome in favore dei bambini che hanno subito violenze sessuali: «Nata sei mesi fa e con fatica, perché ogni giorno saltano fuori briganti che truffano i donatori e svaniscono con la cassa, per fortuna il mio nome è servito a qualcosa. Ci ho messo dei soldi, ho la fortuna di guadagnare bene facendo l'attore e il produttore di film premiati anche all'estero, e francamente mi sembrava insensato tenere tutto per me.

I casi che ci sottopongono sono migliaia, riguardano sia il Nord che il Sud dell'Italia, quasi sempre sono casi di violenza subiti all'interno della famiglia, parenti o amici insospettabili. Istituire una fondazione onlus in difesa dei bambini violentati, fornendo ai meno abbienti assistenza legale e medica; sfruttando ogni occasione per abbattere il muro di omertà che circonda questo triste e aberrante fenomeno; dimostrando che, come nel mio caso, puoi uscirne, puoi diventare una persona sana, colta, vincente, è per me un impegno civile».

Ecco. L'ha detto. Anche se non vuole più ritornare sulla sua storia di bambino molestato da un amico di famiglia. Anche se ti guarda con occhi asciutti e imploranti: «Per favore non ripassate sulle mie ferite, per favore parliamo di adesso, di quello che io posso fare oggi». Ferite, ha detto.

«I bambini che hanno subito violenze sessuali, anche le meno gravi, si convincono di essere i colpevoli di quanto è avvenuto, e di non essere più adatti a una vita normale. Una colpa che ti porti dietro per tutta la vita. E se le ferite sono state curate e si chiudono, restano comunque le cicatrici. Fra le tante altre cose, la mia fondazione si prefigge di far capire agli adulti che bisogna imparare ad ascoltare i bambini, a leggere anche i loro minimi gesti, a cogliere anche i loro silenzi. Quando, bambino, ho subito violenza, mia madre non c'era. Sia pur balbettando, avevo tentato di parlare a mio padre. Ma questo padre esigente, onesto e severo, non aveva saputo ascoltarmi. Non aveva potuto, forse, perché non sapeva come rispondermi, forse. Ho deciso di raccontare pubblicamente la mia esperienza anche per le mie figlie, perché imparino a difendersi; e, più avanti, sappiano parlare e ascoltare i loro figli. E soprattutto la più piccola, quando mi ha sentito raccontare quanto mi era accaduto, quando ha capito che avevo deciso, pur pagando un altissimo prezzo, di mettere la mia esperienza in favore dei bambini violentati, mi è corsa incontro, mi ha abbracciato e mi ha detto: “Papà, sono orgogliosa di te”».

Pausa. Armeggiando sul telefonino, frenando la commozione che brucia i suoi occhi bellissimi, Luca Barbareschi  mostra il ritratto di tre meravigliose, bionde e solari creature. «Ci telefoniamo in continuazione, ci consultiamo su tutto, fra noi non ci sono segreti. Sono stato un padre assente, ma non sono mai stato un padre distratto».

E adesso non smetterebbe più di parlare. Politica niente, aveva detto all'inizio: non mi va di discuterne. Dal momento che ha sempre sostenuto apertamente di essere di destra, domando, mi dica almeno qualcosa di destra.

«Non c'è più una sinistra e una destra. Ora c'è l'alto e c'è il basso. Ci sono ottimi e pessimi magistrati. Sublimi e detestabili insegnanti. Divini e mostruosi attori. Splendidi e insopportabili giovani. Comunque, ecco qualcosa di destra. Vorrei un'immigrazione sana e controllata come si usa in America. Un'amica rumena mi ha detto: “Da noi i delinquenti vanno in galera”. E  qui in Italia, perché non accade? Vorrei una formidabile Guardia di finanza che controlli sistematicamente chi può davvero permettersi una di quelle faraoniche barche che vediamo ancorate nei nostri porti. Da dove vengono, tutti questi soldi? Chi le ha pagate? Vorrei che fossero premiati quelli che davvero lo meritano. Io sono di origine ebraica e, per istinto, prenderei tutto Israele e lo porterei qui da noi. In Israele le scuole sono durissime. Ci vai dopo due anni di guerra che ti hanno fatto diventare adulto, e i migliori sono premiati con impieghi di qualità e soddisfazione. Ha ragione Padoa Schioppa quando dice che alleviamo dei bamboccioni».

Destra o sinistra, ce la caveremo?

«Solo se si farà come diceva il Vangelo e si separerà il grano dal loglio. Solo se la classe dirigente sarà presa in mano da persone oneste, esperte e intelligenti. Quando ho detto che trovo scandaloso che l'inaugurazione della Festa del cinema di Roma sia stata affidata a Monica Bellucci, e non a un'attrice come Giovanna Mezzogiorno, non scherzavo. Sarà anche molto bella, ma non è un’attrice. Roma, e il cinema italiano, meritavano molto di più».

Luca Barbareschi nasce a Montevideo, in Uruguay, il 28 luglio 1956. Suo padre è un ingegnere e capitano d'industria. Dopo la maturità scientifica, a metà degli anni Settanta Luca debutta a teatro come assistente alla regia. Poi si stabilisce a New York, dove studia recitazione. Tornato in Italia, a metà degli anni Ottanta l'attore si dedica al teatro, al cinema e alla tv. Nel tempo libero Barbareschi suona due strumenti e pratica aikido. Ha tre figlie, Beatrice, 24 anni, Eleonora, 23, e Angelica, 15, avute dalla ex moglie Patrizia Fachini.

I suoi successi

In 30 anni di carriera Luca Barbareschi è passato dal teatro al piccolo e grande schermo. Per il cinema ha girato 30 film, tra cui Ti presento un'amica (1987). In tv partecipa a 80 fiction e 20 programmi. È conduttore di C'eravamo tanto amati dal 1989 al 1994. Recita in Nebbie e delitti 1 (2004) e 2 (2007, in onda il venerdì su RaiDue fino al 14 dicembre) e in Giorni da leone 1 (2001) e 2 (va in onda dal 21 dicembre su RaiDue). Ora è in tournée a teatro con Il sogno del principe di Salina. E sta girando The international con Cliwe Owen e Naomi Watts.

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