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Per fortuna che c’è Sean Penn

di Stella Pende
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È da Oscar nei panni di Milk, eroe del movimento gay americano. Ma è solo l'ultima conferma: nessuno come lui sa portare sullo schermo i grandi temi di oggi. Perché per questo magnifico attore cinema, impegno e vita sono una cosa sola

È da Oscar nei panni di Milk, eroe del movimento gay americano. Ma è solo l'ultima conferma: nessuno come lui sa portare sullo schermo i grandi temi di oggi. Perché per questo magnifico attore cinema, impegno e vita sono una cosa sola

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Che meraviglia Milk, film di Gus Van Sant candidato a otto Oscar! E che meraviglia "Lui", ovvero Sean Penn, attore superbo, in corsa come miglior protagonista per la sua interpretazione di Harvey Milk, americano e primo gay reo confesso a diventare consigliere comunale a San Francisco!

Nato nello Stato di New York, il giovane Milk si laurea in matematica, si arruola in marina e poi decide di andare a San Francisco col suo fidanzato «perché è l'unica città dove un gay può non sentirsi uno sporco frocio». Lì diventa anima e motore del movimento gay americano. Come consigliere comunale semina successi nelle battaglie gay degli anni Settanta, fin quando non viene ammazzato da un collega pazzo e frustrato.

Quanti colorati omosessuali abbiamo visto nel cinema interpretati da attori sublimi. Indimenticabile l'italiano Ugo Tognazzi ne Il vizietto. Ma nessuno come Penn ha raccontato la forza, il senso etico e la maschità che un uomo gay può portarsi dentro e fuori. Non c'è alcuna forzatura, nessuna "pagliaccitudine", termine coniato da Marcel Proust per raccontare come spesso la personalità gay viene scimmiottata. Semplicemente la storia di un grande americano. E quest'entrare naturalmente nella carne dei personaggi  Sean Penn ce l'ha da sempre. Perché cerca ruoli che raccontino soprattutto gli ultimi e gli invisibili del mondo.

Basta scorrere i titoli dei suoi film per capire che spesso le sue pellicole scoprono un grande e forse trascurato problema sociale. La sua interpretazione in 21 grammi racconta la solitudine di un malato terminale, nel film Into the wild, di cui è regista, scopre la fame di natura di un giovane americano affondato in un mondo senza valori. Chi meglio di Sean Penn infine ha scoperto il dramma della pena di morte in Dead man walking? Tanto che Bill Clinton ha detto: «Non c'è nulla che obbliga a pensare come il cinema. Purtroppo molti divi di Hollywood non capiscono il potenziale valore sociale di un film. Sean Penn e Clint Eastwood a parte».

Ma per Sean il cinema è dentro la vita e la vita è dentro il suo film. Non era una scena da film quella che le news del mondo hanno celebrato, dove il grande attore cerca di aiutare uomini e bambini nella  tempesta d'acqua di New Orleans? Non erano cinema e dramma le lacrime di Sean Penn davanti ai cadaveri dei bambini dello Tsunami? Perché incredibilmente e miracolosamente Sean Penn arriva nei posti disgraziati della Terra. E la sua presenza rende subito certe Apocalissi meno dimenticabili.

Di Sean Penn mi piace anche la sua segretezza negli affari amorosi. Potrebbe avere mille occasioni di finire sui rotocalchi. Ma lui non ci finisce. È la sua lontananza dal divismo da copertina che lo protegge. Perfino dopo una minaccia di divorzio con sua moglie Robin Wright Penn, la storia è rimasta praticamente misteriosa. E questo non essere alla mercé dei media e di tutti lo fa attraente, molto più di certi suoi colleghi.

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