Serena Williams è stata “vendicata” dalla sorella

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Ormai il duello Williams-Vinci era diventata una questione di famiglia. Dopo l'umiliazione di Serena, che aveva perso con uno scricciolo italiano le cui probabilità di vittoria erano 1 su 300, giocandosi l'impresa della vita, ci pensa la sorella Venus, veterana da sette Slam conquistati e 700 match all’attivo. Venus, a Wuhan, in Cina, ha il dente avvelenato. Vuole vendicare Serena, umiliata dalla piccola italiana di Taranto, e vendere cara la pelle. Non è uno Slam, però la battaglia è epica. E dopo un corpo a corpo di due ore e tre quarti, Venus batte la nostra Vinci. Serena, dall'altra parte del mondo, chiusa nel villone della Florida a sbarcare la depressa convalescenza, si sarà sentita rinfrancata. Forse la dichiarazione d'amore della sorella l'avrà anche aiutata a sentirsi meglio: «Se potessi, scambierei questa vittoria con Serena» ha dichiarato Venus. Forse.

Perché con la Vinci Serena ha dovuto buttar giù un boccone davvero amaro e indigesto, anche per  una come lei.

Una che ha sopportato e saputo trarre vantaggio da  un padre-padrone, che ha deciso per lei e per la sorella Venus il  destino di campionesse di tennis. Una che viene dal ghetto, non lo nega e  non lo rinnega; che anzi ha avuto il coraggio di festeggiare l’oro  olimpico del 2002 con i passi del “crip-walk”, la danza hip hop nata  proprio nei ghetti neri. Una che la depressione l’ha già passata, nel  2003, quando la sorella maggiore è finita vittima di una sparatoria tra  gang nella macchina del fidanzato.

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di

Anna da Re

Venus Williams ha battuto in Cina la nostra Roberta Vinci, che a New York aveva infranto il sogno di Serena. Forse per Serena la sconfitta ora è meno amara? Chissà. Intanto resta chiusa nella sua villa, in depressione. E come non capirla?

Ora Serena ha detto al suo allenatore Patrick Mouratoglou che il 2015 è una stagione da dimenticare. Sembra avere perso la sua motivazione. Dopo la sconfitta agli US Open si è limitata ad una comparsa alla settimana della moda di New York dove veniva presentata la sua collezione. Niente dichiarazioni, niente social media, su cui di solito è molto attiva. Silenzio stampa. Silenzio interiore, necessario, probabilmente. Tornerà ad essere la grande Serena di prima?

Tornerà diversa, questo è sicuro. Una sconfitta così cocente e così clamorosa non può non trasformare chi la subisce. Perché se la vita di un campione, come ci racconta benissimo André Agassi nel suo libro Open, è fatta di molte sconfitte, oltre che di molte vittorie, non tutte le sconfitte sono uguali, e alcune sono proprio durissime da metabolizzare. E poi, a nostro modo, lo abbiamo provato anche noi. Sulle piccole sconfitte, quelle che sono quasi contrattempi, possiamo anche glissare e andare avanti come se nulla fosse. Ma quando perdiamo su un terreno importante, quando ci siamo preparati a lungo e con impegno, quando ce l’abbiamo messa tutta, e ciò nonostante siamo stati sconfitti, allora è davvero dura. Bisogna mettere da parte l’orgoglio e capire che cosa si è sbagliato. Bisogna analizzare la situazione senza indulgenza per se stessi. Bisogna capire.

Poi ci si può perdonare e si può ripartire, avendo approfondito che cosa ci fa male e che cosa ci fa bene, arricchiti da questa conoscenza e rafforzati dall’essere di nuovo pronti a combattere. Ci piace augurare tutto questo a Serena. Lasciandole il tempo che le è necessario, e aspettandola al ritorno, qualunque forma lei scelga di dare a questo ritorno.

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