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Totti e gli addi dei campioni

di Fabio Brinchi Giusti
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Quando un campione è alla fine della carriera, è sempre un momento particolare. E spesso l’addio non avviene nel migliore dei modi. Le polemiche del caso Totti sono solo le ultime di una lunga serie

Quando un campione è alla fine della carriera, è sempre un momento particolare. E spesso l’addio non avviene nel migliore dei modi. Le polemiche del caso Totti sono solo le ultime di una lunga serie

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Elio e le Storie Tese ci fecero anche una canzone. Con il loro classico stile, consigliavano ai grandi calciatori (come Francesco Totti) di appendere le scarpe al chiodo quando erano ancora dei miti, prima di trasformarsi –cito testualmente la canzone- in vecchi grassi e lenti fischiati dai tifosi.

L'addio arriva per tutti

Per un campione lasciare non è mai facile. Ancora più difficile se nel frattempo sei diventato una bandiera, un simbolo. Se sono dieci-vent’anni che la tua maglia è fissa in campo, se sei un punto di riferimento per le curve e gli appassionati, se finisci poi per essere identificato con quella squadra e con quei colori. I bambini sognano di diventare come te, gli ultras fischiano presidente e allenatore se non fanno come dici te. Ma gli anni passano per tutti, passano anche per le bandiere. E le bandiere, non più campioni come una volta, sono lenti, diventano quasi più un peso che un aiuto per la squadra. Arriva così il momento dell’addio, quasi sempre traumatico.

Così è successo anche a Francesco Totti. L’allenatore della Roma, Luciano Spalletti, ha deciso di non convocarlo per la partita contro il Palermo. Una decisione presa dopo che il capitano ha concesso un’intervista polemica alla Rai lamentandosi di giocare poco. Totti ha seguito la partita col Palermo dalle tribune e si è commosso quando i tifosi gli hanno cantato cori affettuosi. Ma ormai la sua parabola è sempre più discendente e lo strappo con l’allenatore potrebbe fornire il pretesto per il ritiro definitivo del capitano.

Roma è pronta per l'addio

Totti ha 39 anni, gioca nella Roma dal 1993 senza mai cambiare squadra. La Capitale, dove Totti è una divinità rispettata e idolatrata da tutti, ha iniziato a prepararsi psicologicamente all’idea di dover dire addio al Pupone.

L'addio di Del Piero dopo 19 anni

Totti e la Roma potrebbe non essere l’unico addio traumatico. Alessandro Del Piero era un altro campione-simbolo. Non della Roma, ma della Juventus. Nel 2012 Del Piero aveva 37 anni ma sognava di giocare ancora un po’ con la squadra in cui aveva militato per 19 anni. Il presidente della Juve, Andrea Agnelli, gelò ogni speranza durante un consiglio d’amministrazione: “Per Del Piero è l’ultimo anno”. Del Piero accettò senza far polemiche ma la sua amarezza per quel metodo veramente brusco fu palese a tutti. Il capitano rifiutò di restare alla Juve come dirigente e se ne andò a giocare in Australia.

Maldini e i suoi tifosi

Andò ancora peggio a Paolo Maldini, bandiera del Milan. Maldini si ritirò dopo 24 anni fra i rossoneri. Fu un addio concordato con la società, era tutto pronto per la festa d’addio organizzata in occasione della sua ultima partita allo Stadio San Siro. Ma mentre il capitano faceva il giro del campo e salutava i tifosi, iniziarono a partire raffiche di fischi, insulti e cori contro di lui. “Hai mancato di rispetto a chi ti ha arricchito” gli gridavano gli ultrà della curva, inviperiti contro di lui perché Maldini aveva sempre preso le distanze da alcuni atti violenti, non aveva mai partecipato alle loro feste e in più di ogni occasione li aveva anche duramente criticati. E gli ultrà si vendicarono rovinandogli la sua festa d’addio.

Insomma, è quasi sempre amaro il ritiro di un campione. Forse gli Elio non avevano proprio tutti i torti.


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