4 modi per dire buon Natale…

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    Buon Natale...ai piccoli pescatori della Cambogia

    In Cambogia, nelle sperdute isole di Koh Rong Samlang e Koh Rong, vivono poverissimi pescatori trasferiti a forza 12 anni fa per popolare queste zone desertiche. È ai pescatori bambini che il Centro cooperazione sviluppo (Ccs) di Genova dedica un?iniziativa di alfabetizzazione e avvicinamento alla cultura. «Li aiutiamo a crescere, attraverso i fondi del sostegno a distanza dei donatori, come già facciamo con i bambini dello Zambia e del Nepal» spiega l?ex giudice costituzionale Fernanda Contri, presidente dell?associazione. «Diamo loro una scuola, cibo, vestiti, la speranza di un futuro». I piccoli dell?arcipelago di fronte a Sihanoukville già a 6 anni sono abituati a pescare da soli navigando su minuscole barche rudimentali, usando le mani come remi. «Vivono in capanne di legno o palafitte dove manca tutto» spiega Alessandro Grassini, segretario generale del Ccs. «La scuola e l?asilo diventano così un punto di riferimento per 60 ragazzini. Lì ricevono un pasto caldo ogni giorno e un?educazione all?igiene, imparano a usare il sapone e la toilette. Le insegnanti fanno parte del villaggio e sono formate da una straordinaria suora filippina. Alla fine del primo ciclo di studi i ragazzini sanno scrivere sia in khmer sia in inglese: è il primo passo per un futuro migliore di quello dei genitori». Per offrire il vostro aiuto, andate sul sito dell?associazione www.ccsit.org.

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    Buon Natale...ai piccoli pescatori della Cambogia

    In Cambogia, nelle sperdute isole di Koh Rong Samlang e Koh Rong, vivono poverissimi pescatori trasferiti a forza 12 anni fa per popolare queste zone desertiche. È ai pescatori bambini che il Centro cooperazione sviluppo (Ccs) di Genova dedica un?iniziativa di alfabetizzazione e avvicinamento alla cultura. «Li aiutiamo a crescere, attraverso i fondi del sostegno a distanza dei donatori, come già facciamo con i bambini dello Zambia e del Nepal» spiega l?ex giudice costituzionale Fernanda Contri, presidente dell?associazione. «Diamo loro una scuola, cibo, vestiti, la speranza di un futuro». I piccoli dell?arcipelago di fronte a Sihanoukville già a 6 anni sono abituati a pescare da soli navigando su minuscole barche rudimentali, usando le mani come remi. «Vivono in capanne di legno o palafitte dove manca tutto» spiega Alessandro Grassini, segretario generale del Ccs. «La scuola e l?asilo diventano così un punto di riferimento per 60 ragazzini. Lì ricevono un pasto caldo ogni giorno e un?educazione all?igiene, imparano a usare il sapone e la toilette. Le insegnanti fanno parte del villaggio e sono formate da una straordinaria suora filippina. Alla fine del primo ciclo di studi i ragazzini sanno scrivere sia in khmer sia in inglese: è il primo passo per un futuro migliore di quello dei genitori». Per offrire il vostro aiuto, andate sul sito dell?associazione www.ccsit.org.

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    Credits: Beatrice Giorgi

    Buon Natale...alle vittime di stupro di Goma, in Congo

    Il Congo è di nuovo teatro di guerra tra militari, ribelli tutsi, truppe irregolari che si contendono una delle zone più ricche di risorse minerarie del mondo. Oltre ai morti e a 60 mila profughi, le prime vittime del conflitto sono le donne. Di tutte le età. Nel Nord Kivu si stima che negli ultimi anni ci siano stati 40 mila casi di violenza sessuale: lo stupro è un?arma di guerra. Ad aiutare queste ragazze, spesso bambine, nella zona di Goma c?è il Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo), una Ong che dal 1986 appoggia il lavoro dei padri salesiani in 120 Paesi del Sud del mondo. «Nel centro don Bosco e in quattro case accoglienza» racconta Sara Persico, responsabile del progetto, «diamo rifugio a 25 adolescenti incinte, dai 14 ai 17 anni, vittime di violenza. E per questo cacciate dalla famiglia d?origine. Non hanno più nessuno. Noi le aiutiamo a recuperare l?autostima, insegniamo loro il ruolo di madre e un lavoro perché un giorno siano autonome. Ma non è scontato che accettino di tenere un figlio frutto di violenza. In questi casi, cerchiamo famiglie disposte ad accogliere i piccoli». Il Centro si occupa anche di 75 ragazze che rischiano di essere abbandonate dalla famiglia perché considerate un peso economico. «Offriamo loro corsi scolastici e formazione professionale: un futuro» spiega Sara Persico. Se volete aiutare le ragazze di Goma, telefonate al numero verde 800123456.

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    Credits: Beatrice Giorgi

    Buon Natale...alle vittime di stupro di Goma, in Congo

    Il Congo è di nuovo teatro di guerra tra militari, ribelli tutsi, truppe irregolari che si contendono una delle zone più ricche di risorse minerarie del mondo. Oltre ai morti e a 60 mila profughi, le prime vittime del conflitto sono le donne. Di tutte le età. Nel Nord Kivu si stima che negli ultimi anni ci siano stati 40 mila casi di violenza sessuale: lo stupro è un?arma di guerra. Ad aiutare queste ragazze, spesso bambine, nella zona di Goma c?è il Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo), una Ong che dal 1986 appoggia il lavoro dei padri salesiani in 120 Paesi del Sud del mondo. «Nel centro don Bosco e in quattro case accoglienza» racconta Sara Persico, responsabile del progetto, «diamo rifugio a 25 adolescenti incinte, dai 14 ai 17 anni, vittime di violenza. E per questo cacciate dalla famiglia d?origine. Non hanno più nessuno. Noi le aiutiamo a recuperare l?autostima, insegniamo loro il ruolo di madre e un lavoro perché un giorno siano autonome. Ma non è scontato che accettino di tenere un figlio frutto di violenza. In questi casi, cerchiamo famiglie disposte ad accogliere i piccoli». Il Centro si occupa anche di 75 ragazze che rischiano di essere abbandonate dalla famiglia perché considerate un peso economico. «Offriamo loro corsi scolastici e formazione professionale: un futuro» spiega Sara Persico. Se volete aiutare le ragazze di Goma, telefonate al numero verde 800123456.

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    Buon Natale...ai bimbi abbandonati di Vijayawada, in India

    Vijayawada: ricordate questo nome? È una delle città più povere dell?India, dove l?associazione italiana Care & Share si occupa di oltre 3 mila bambini stuprati, venduti o abbandonati nei gabinetti delle stazioni come fagotti inutili. In redazione ne abbiamo adottati alcuni e anche le lettrici di Donna Moderna lo hanno fatto, commosse da un nostro articolo scritto tre anni fa. A settembre siamo tornati in India, a visitare i bambini del centro. È stato emozionante! Stanno bene, sono in buona salute, grazie al nostro aiuto e a quello di tanta altra gente che li ha presi a cuore. Ma l?emergenza continua. Due sere prima del nostro rientro in Italia, saranno state le 10, qualcuno ha suonato al cancello del centro. Erano tre poliziotti in divisa. Uno di loro teneva in braccio una bimba, nata poche ore prima, e ritrovata sotto un albero qualche chilometro più in là. Sapevamo che abitualmente i neonati abbandonati vengono portati alla Care & Share ma per noi è stato lo stesso uno shock. Ci tremavano le mani e pregavamo: «Dio, fa che sopravviva». Dieci minuti più tardi la bambina era pulita, nutrita, visitata. Ora sta bene, è sana, si chiama Kelly ed è un altro dei bimbi di Vijayawada in cerca di una mamma a distanza. Se volete aiutarla, e aiutare i bambini come lei, mandate le vostre offerte a Care & Share Italia Onlus, www.careshare.org, oppure telefonate al numero 0412443292/3.

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    Buon Natale...ai bimbi abbandonati di Vijayawada, in India

    Vijayawada: ricordate questo nome? È una delle città più povere dell?India, dove l?associazione italiana Care & Share si occupa di oltre 3 mila bambini stuprati, venduti o abbandonati nei gabinetti delle stazioni come fagotti inutili. In redazione ne abbiamo adottati alcuni e anche le lettrici di Donna Moderna lo hanno fatto, commosse da un nostro articolo scritto tre anni fa. A settembre siamo tornati in India, a visitare i bambini del centro. È stato emozionante! Stanno bene, sono in buona salute, grazie al nostro aiuto e a quello di tanta altra gente che li ha presi a cuore. Ma l?emergenza continua. Due sere prima del nostro rientro in Italia, saranno state le 10, qualcuno ha suonato al cancello del centro. Erano tre poliziotti in divisa. Uno di loro teneva in braccio una bimba, nata poche ore prima, e ritrovata sotto un albero qualche chilometro più in là. Sapevamo che abitualmente i neonati abbandonati vengono portati alla Care & Share ma per noi è stato lo stesso uno shock. Ci tremavano le mani e pregavamo: «Dio, fa che sopravviva». Dieci minuti più tardi la bambina era pulita, nutrita, visitata. Ora sta bene, è sana, si chiama Kelly ed è un altro dei bimbi di Vijayawada in cerca di una mamma a distanza. Se volete aiutarla, e aiutare i bambini come lei, mandate le vostre offerte a Care & Share Italia Onlus, www.careshare.org, oppure telefonate al numero 0412443292/3.

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    Credits: Michele Cazzani

    Buon Natale...ai sofferenti di Calcutta, in India

    Tutto è cominciato dall?incontro a Calcutta tra uno studente di medicina italiano e un giovane medico indiano, Sujit Mandal Brahmochary, che dirigeva una piccola organizzazione non governativa, l?Institute for indian mother and child (Iimc). Era il 1991. Da allora il sogno di portare assistenza sanitaria ai più poveri dell?India si è concretizzato in ?Progetto Calcutta?, una onlus che oggi opera anche in Bosnia e Brasile e per questo ha cambiato il nome in ?Project for People?. «Ogni mese cinque laureandi vanno nella zona rurale a sud di Calcutta, dove con l?aiuto dell?Iimc abbiamo costruito un ospedale e quattro ambulatori» racconta la responsabile dell?informazione, Cristina Cagliari. «Gli studenti curano la popolazione locale, 50 mila persone l?anno» (come testimoniano sopra le belle foto di Michele Cazzani, reporter di PhotoAid, un?agenzia legata al mondo della cooperazione). «Ci siamo accorti che guarire donne e bambini per poi rispedirli in situazioni di miseria e sporcizia serve a poco. Così ora ci occupiamo dell?istruzione e 120 ragazzi, che seguiamo da tempo, stanno frequentando l?università. Abbiamo allargato l?attività alle adozioni a distanza e al microcredito per piccole attività produttive. Ma lo diamo solo alle donne: il vero motore della famiglia». Per contribuire a Project for People, telefonate al numero 0236552292.

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    Credits: Michele Cazzani

    Buon Natale...ai sofferenti di Calcutta, in India

    Tutto è cominciato dall?incontro a Calcutta tra uno studente di medicina italiano e un giovane medico indiano, Sujit Mandal Brahmochary, che dirigeva una piccola organizzazione non governativa, l?Institute for indian mother and child (Iimc). Era il 1991. Da allora il sogno di portare assistenza sanitaria ai più poveri dell?India si è concretizzato in ?Progetto Calcutta?, una onlus che oggi opera anche in Bosnia e Brasile e per questo ha cambiato il nome in ?Project for People?. «Ogni mese cinque laureandi vanno nella zona rurale a sud di Calcutta, dove con l?aiuto dell?Iimc abbiamo costruito un ospedale e quattro ambulatori» racconta la responsabile dell?informazione, Cristina Cagliari. «Gli studenti curano la popolazione locale, 50 mila persone l?anno» (come testimoniano sopra le belle foto di Michele Cazzani, reporter di PhotoAid, un?agenzia legata al mondo della cooperazione). «Ci siamo accorti che guarire donne e bambini per poi rispedirli in situazioni di miseria e sporcizia serve a poco. Così ora ci occupiamo dell?istruzione e 120 ragazzi, che seguiamo da tempo, stanno frequentando l?università. Abbiamo allargato l?attività alle adozioni a distanza e al microcredito per piccole attività produttive. Ma lo diamo solo alle donne: il vero motore della famiglia». Per contribuire a Project for People, telefonate al numero 0236552292.

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di

Antonella Trentin, Roberta Marioni

Ci sono luoghi dove il 25 dicembre non si

spacchettano doni sotto l'albero. Luoghi dove medici

e volontari lavorano ininterrottamente per aiutare uomini, donne e bambini affamati, poveri e malati. Ciascuno può dare una mano. Leggete queste

storie e fate, a loro ma anche a voi, un bellissimo regalo

 

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