70 anni di voto alle donne

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    IL SUFFRAGIO UNIVERSALE

    Il primo Stato a estendere il diritto di voto alle donne è il Wyoming, nel 1869: il resto degli Usa lo farà solamente 50 anni dopo, con il XIX emendamento alla Costituzione americana che entra in vigore nel 1920. La Nuova Zelanda introduce la parità già nel 1893, Norvegia e Finlandia seguono nel 1901, il Giappone nel 1945 dopo la seconda guerra mondiale.

    Oggi il suffragio femminile è ancora limitato in Libano, dove le donne devono dare prova di istruzione di base. E negato in altri: nella Città del Vaticano gli elettori sono maschi e cardinali.

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    IL MOVIMENTO POLITICO

    Nel 1903 Emmeline Pankhurst fonda a Manchester, in Inghilterra, la Women’s Social and Political Union. Inizia così il movimento delle “suffragette”.

    Per ripercorrere il coraggio e la sofferenza delle donne che hanno rischiato la famiglia, il lavoro, e addirittura la vita per ottenere il diritto di voto, arriva in sala il film Suffragette diretto da Sarah Gavron e interpretato da Meryl Streep, Carey Mulligan e Helena Bonham Carter. «È una storia tramandata per generazioni, parla di madri e figli, di coraggio e dedizione, e di scelte difficili» ha detto Peter Schlessel, dirigente della casa di distribuzione Focus Features. Al cinema dal 3 marzo.

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    LA SENTENZA STORICA

    È il 1906: 10 maestre marchigiane vogliono essere iscritte alle liste elettorali, cosa impossibile per l’epoca. Si rivolgono a un giudice, Lodovico Mortara, presidente della Corte di appello di Ancona, che dà loro ragione suscitando scandalo e stupore in tutta Italia: «Personalmente sono contrario al suffragio femminile, ma giuridicamente devo essere favorevole» dichiara.

    Una sentenza storica per l’emancipazione femminile, ricordata dalla scrittrice Maria Rosa Cutrufelli nel romanzo Il giudice delle donne appena uscito per Frassinelli.

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    Credits: Ansa

    LE REAZIONI SU GIORNALI E RIVISTE

    «Donne siete pronte a votare?» si chiedeva il settimanale Gioia all’alba del 1946. «Mi presenterò alle urne con spirito sereno e fiducioso che il mio voto contribuirà alla rinascita della Patria, povera nave in balia della tempesta» risponde Irene D’Amato, lettrice di Matera.

    L’anno prima, dalle pagine della rivista Noi Donne, parla un’operaia di Roma: «Gli uomini hanno bisogno del nostro consiglio. È come in una casa quando c’è da fare una spesa; la moglie si consiglia con il marito e il marito con la moglie. Così deve avvenire anche per lo Stato; anche la donna deve poter esprimere il suo parere su una decisione da prendere».

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    Credits: Ansa

    IL SIGNIFICATO DELLA MIMOSA

    Nel 1946 viene festeggiata, per la prima volta dopo la guerra, la festa delle donne. L’uso della mimosa si deve a Teresa Mattei, partigiana, dirigente dell’Unione Donne Italiane e più giovane eletta all’Assemblea Costituente. La propose, insieme a Rita Montagna e Teresa Noce, in alternativa alle violette, perché più economica e diffusa nelle campagne. Come spiegò alla stampa: «Era il fiore che i partigiani raccoglievano e regalavano alle staffette»

    In una foto d'archivio del 3 agosto 2006 Teresa Mattei, ultima rappresentante femminile della Assemblea Costituente.

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di

Natascia Gargano

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