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A volte un colpo di fulmine arriva troppo tardi

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Di matematica non capisco niente. Ma proprio niente. Sono ferma al programma di quarta elementare, non so fare le divisioni con la virgola, non ho mai capito il teorema di Pitagora. Davanti a un'equazione provo la stessa sensazione che mi darebbe contemplare un pezzo di asfalto: boh. Ma due settimane fa...

Di matematica non capisco niente. Ma proprio niente. Sono ferma al programma di quarta elementare, non so fare le divisioni con la virgola, non ho mai capito il teorema di Pitagora. Davanti a un'equazione provo la stessa sensazione che mi darebbe contemplare un pezzo di asfalto: boh. Ma due settimane fa...

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Di matematica non capisco niente. Ma proprio niente. Sono ferma al programma di quarta elementare, non so fare le divisioni con la virgola, non ho mai capito il teorema di Pitagora. Davanti a un'equazione provo la stessa sensazione che mi darebbe contemplare un pezzo di asfalto: boh. Ma due settimane fa mi sono imbattuta nel teorema di Fermat. Più che un'equazione, un enigma matematico: è stato proposto intorno al 1650 dal signor Fermat, ha affascinato generazioni di studiosi, è rimasto irrisolto fino al 1995. Poi l'altro, in libreria, mi è caduto l'occhio su un titolo: "L'ultimo teorema di Fermat".

Un segno del destino. Non ne avevo mai sentito parlare e tutto d'un tratto me lo ritrovo davanti due volte: subito comprare e leggere! L'avvincente storia di questa equazione riassume, in pratica, la storia della matematica da Pitagora ai giorni nostri. Ha per protagonisti uomini e donne geniali, ma soprattutto numeri. E mi ha sorpreso con una rivelazione straordinaria: quei segni freddi, che uso solo per fare i conti e controllare di aver messo in valigia la quantità di magliette sufficiente per le vacanze di tutta la famiglia, sono in realtà personaggi pieni di carattere, dispettosi, maliziosi, imprevedibili.

Ho scoperto i numeri primi e gli irrazionali, i socievoli e gli amicabili, i gemelli, i perfetti e gli immaginari... Un vero colpo di fulmine. Ho scoperto che per loro c'è chi ha perso la vita (un allievo punito con la morte da Pitagora, per esempio) e chi se l'è salvata (il signor Wolfskehl stava per suicidarsi per amore, ma si è distratto quando gli è caduto lo sguardo proprio sul teorema di Fermat e, preso dal desiderio di capirlo, ha deciso che valeva la pena vivere).

Ma il libro rivela anche giochi, enigmi, quiz, tutte cose divertentissime di cui non sapevo niente. Colpa mia, senz'altro. Ma anche, credo, di una storia scolastica deludente. Ho avuto una maestra meravigliosa fino alla quarta elementare. Poi, da lì alla maturità, ho cambiato nove insegnanti in nove anni, senza contare i supplenti. Nessuno di loro mi ha fatto giocare con i numeri né ha mai provato a farmi capire che cosa sia questa scienza pura, precisa, filosofica. Restavo sempre più indietro, me la cavavo con espedienti di ogni genere ed è finita lì.

Non credo che se avessi avuto insegnanti migliori oggi ne saprei di più. Ma forse non avrei nutrito risentimento verso i numeri. Non avrei sprecato tempo in classe. E non avrei, oggi, la sensazione di aver perduto per sempre un'occasione. Allora prendo il coraggio a due mani: se c'è qualche prof di matematica che mi legge, vorrei chiedere un favore. Potreste dedicare un quarto d'ora alla settimana a far giocare i vostri studenti con i numeri? Se possibile, fin da subito, dalle elementari, ma poi anche dopo, fino al liceo. Capiranno che con quei segnetti simpaticissimi ci si può divertire, fare scherzi, indovinelli e così via.

Perché sapete chi l'ha risolto l'impossibile teorema di Fermat? Andrew Wiles, un matematico che di questa equazione si è innamorato all'età di 10 anni (poi le ha dedicato 30 anni di studio, ma ai bambini non è indispensabile dirlo).

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