del

Adolescenti griffati: e le famiglie?

Vota la ricetta!

Devo averlo! È il grido dei teenager italiani. E padri e madri, per paura che un rifiuto provochi traumi o infelicità, si piegano al ricatto consumista dei figli. Così, piuttosto che affrontare i veri problemi dei ragazzi, preferiscono trasformarsi in un bancomat, sempre disponibile

Devo averlo! È il grido dei teenager italiani. E padri e madri, per paura che un rifiuto provochi traumi o infelicità, si piegano al ricatto consumista dei figli. Così, piuttosto che affrontare i veri problemi dei ragazzi, preferiscono trasformarsi in un bancomat, sempre disponibile

Un caffè con Donna Moderna

Si può risparmiare su tutto, in tempo di crisi, ma non sui bisogni di un teenager inquieto che sta cercando il suo posto nel mondo e a quindici anni lo trova in base alla maglietta che indossa, alla musica che scarica sull'iPod e al colore delle All Star.

L'adolescenza è un'età difficile, piena di rabbuiamenti improvvisi e di recriminazioni, i genitori spesso sperano di eliminare i conflitti con le concessioni, di rendere i ragazzi felici con un paio di Nike in più o con il motorino posseduto dal più figo della scuola (a Roma si porta molto "la macchinetta", scatola a quattro ruote per sedicenni viziati, celebrata nei libri di Moccia: le ragazze la ricoprono di adesivi di Hello Kitty, i maschi la truccano per andare più veloci).

Ogni desiderio di ragazzino è un ordine, pena l'infelicità, il senso di colpa, il rischio di creare traumi nella crescita, le cattive compagnie, giù giù fino al baratro del "mamma ti odio mi hai distrutto la vita", che può arrivare all'improvviso anche anni dopo e spaccare il cuore.

È un ricatto costoso, è un circolo vizioso che pagano i genitori (e ancora di più quelli separati) per bilanciare altre assenze: secondo il quotidiano inglese Guardian i "must have", gli "oggetti che non si possono non avere" dei figli adolescenti, costano circa novemila sterline l'anno (diecimila euro, praticamente il guadagno annuale di un precario da call center, che non potrà mai permettersi un figlio adolescente).

Si parla di fascia media, ma anche medio bassa, si parla di rate del mutuo da sommare alla gita del sabato all'outlet per trovare quelle scarpe che forse là costeranno quaranta euro in meno. Perché non si tratta più di un consumismo consolatorio, indiscriminato, un ammonticchiamento di oggetti.

«I ragazzi di oggi si sono specializzati» afferma lo psicologo Gustavo Charmet. «Hanno creato una tendenza post consumista: hanno bisogno di acquisire oggetti, capi di abbigliamento, perfino panini funzionali alla crescita. Quel paio di scarpe va indossato esattamente all'età giusta, un anno prima sarebbe ridicolo, sei mesi dopo sarebbe da sfigati. I teenager selezionano molto, sanno tutto, anche attraverso canali sconosciuti agli adulti, le loro radio, le loro chat, sono così sofisticati che hanno fatto crollare il mercato della musica e del cinema: scaricano da Internet, sanno esattamente cosa vogliono, qual è quel cappellino o quel piercing uguale a milioni di altri che avrà la magia di farli sentire non omologati, ma unici e perfezionati».

Anche ai tempi dei Paninari bisognava possedere esattamente quel Moncler (che, tra l'altro, anche oggi impazza), quelle Timberland, quella Mandarina Duck. Ora si aggiungono quel computer, quella connessione veloce, quello scooter, quel laptop, quello stereo, quel telefonino, quella suoneria da acquistare su Internet. Sono cose che non possono rientrare nella paghetta, ovviamente, e anzi i genitori di adolescenti spiegano che la paghetta è roba del passato, perché oltre alla paghetta bisogna pagare le spese e comprare i must have. La paghetta può servire per la pizza, ma quale paghetta potrà mai pagare il viaggio estivo a San Sebastian per provare a fare surf o l'impianto per l'iPod, o dieci magliette di H&M ("che costano così poco, papi", ma dodici euro moltiplicato per dieci non è certo poco, considerato che lo stile cambia vorticosamente e che fra tre mesi la ragazzina in scarpe da ginnastica capirà che è arrivato il tempo di stivali e minigonna, e capelli di un altro colore naturalmente).

L'eskimo si portava per un decennio, come le Clark's, come il giubbotto di pelle, come un sacco di cose eterne e adesso impensabili. E i genitori dicono sempre sì. Per molti motivi. Per comprarsi l'amore, per compensare i sensi di colpa se troppo presi dalle proprie vite complicate, per sostituire con gli oggetti, come dice Charmet: «il compito di fornire i valori ideali e i riferimenti utili alla crescita». Non è un segnale positivo, non è un bel giudizio sulle famiglie: presi dal vortice del lavoro, della realizzazione, delle insoddisfazioni, trovano più semplice trasformarsi in un bancomat, facendo magari anche gli straordinari per poter garantire quella felpa, piuttosto che affrontare il difficile mondo interiore di un adolescente o rischiare di negargli, con un rifiuto, la fondamentale appartenenza al gruppo.

Un caffè con Donna Moderna