del

Adolescenti: i figli crescono e i genitori vanno in crisi

di Ilaria Amato

Con l’arrivo dell’adolescenza molti genitori diventano troppo punitivi. Lo sostiene nel suo ultimo libro uno psicoterapeuta che da anni si occupa dei teenager e delle loro famiglie

Un caffè con Donna Moderna

Con l’arrivo dell’adolescenza molti genitori diventano troppo punitivi. Lo sostiene nel suo ultimo libro uno psicoterapeuta che da anni si occupa dei teenager e delle loro famiglie

L'adolescenza manda in crisi tutto: genitori, figli e modo di educare. «Noi madri e padri moderni ci siamo riempiti la bocca per anni di parole come libera espressione e creatività, ma di colpo ce le rimangiamo. Non sono adatte per crescere un teenager» sostiene Matteo Lancini, psicoterapeuta e autore di Abbiamo bisogno di genitori autorevoli (Mondadori). «Ecco allora che improvvisamente ci ritroviamo a gridare e proibire. Succede perché abbiamo paura di perdere il controllo dei nostri ragazzi che ora vogliono fare di testa loro». E il risultato qual è? Un flop completo fatto di tensione e frustrazione.

Davanti a un figlio adolescente andiamo in tilt. Perché?

«È normale, ci troviamo a uno snodo cruciale dell’esistenza, paragonabile a una seconda nascita di un bambino; tutto in lui è nuovo: il corpo, le emozioni, le relazioni. E noi genitori ci dobbiamo resettare in base a questa evoluzione. Come reazione istintiva, di solito diventiamo autoritari. Con un adolescente tutti i punti di riferimento che avevamo saltano: con le classiche “buone” non riusciamo a ottenere nulla. Siamo al buio completo. Così, l’unica soluzione che ci rimane è andare a ripescare un modo di essere padre e madre fatto di regole, vincoli e divieti. Una modalità che conosciamo, perché è quella che hanno usato i nostri genitori con noi, ma che non condividiamo veramente».

Il libro da leggere: Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Aiutare gli adolescenti a diventare adulti (Mondadori), di Matteo Lancini

E funziona?

«No. Per quanto ci sforziamo, non riusciamo a infilarci in un modo di educare non tagliato sul modello famigliare di oggi. I ragazzi ne rimangono spiazzati. Del resto, come potremmo credere il contrario? Finché erano bambini li abbiamo incitati a stare con gli amici, a esprimersi in base ai propri impulsi, e poi all’improvviso chiediamo loro di chiudersi in camera, non vedere nessuno perché devono studiare, rispettare doveri e orari. Ecco allora che i genitori vengono visti come sadici, oltre che un po’ isterici, perché si arrabbiano se non vengono soddisfatti con le loro dure richieste».

Meglio allora iniziare a mettere paletti prima che diventino adolescenti?

«Non mi sembra una strada efficace. Aggiustare il tiro in corsa è difficile, poco utile, oltre che fuori tempo. Chi impone misure ferree a 5, 6, 7 anni è già in ritardo. Non aspettiamoci grandi risultati. Sembra una provocazione la mia, ma bisognerebbe iniziare a essere più rigidi e a stabilire delle regole già dai corsi pre-parto, dalle prime ecografie. Perché se carichiamo i nostri figli di aspettative quando sono ancora in pancia mettendoli al centro di un’attenzione eccessiva e smodata, se immortaliamo ogni loro momento ed enfatizziamo ogni loro risorsa, è difficile ottenere buoni risultati».

Quindi cosa possiamo fare?

«Proseguire con il metodo “creativo” che abbiamo adottato fino a ora. Dare regole non è sottomettere, ma far scoprire la bellezza dell’alternativa. Quindi, per esempio, se un ragazzino va male a scuola è inutile costringerlo in camera a studiare, sotto la minaccia di togliergli la paghetta settimanale o il telefonino. La soluzione non è sgridarlo o punirlo, ma insegnargli a diventare più responsabile, a scoprire il piacere di portare a termine un obiettivo. Affidandogli impegni veri di cui possa toccare con mano l’utilità, come aiutare il fratellino a fare i compiti, oppure il papà o la mamma a svolgere alcune incombenze».

Non rischiamo così di essere troppo permissivi?

«Direi che con un adolescente vale più il concetto di “vince chi molla”. Il testa a testa non porta a nulla se non a un’escalation di tensioni e liti. Rispettiamo i loro ritmi, o almeno concediamo ai ragazzi la possibilità di sperimentarli e di provare a fare come sentono. Per esempio, a casa non collaborano? Proviamo ad attribuire mansioni di carico lavastoviglie, concedendo però i tempi di realizzazione al figlio e tollerando senza impazienza, interventi o recriminazioni l’attesa, anche se significa lasciare la tavola apparecchiata per giorni».

Però il rischio che si mettano in pericolo c’è. Come possiamo continuare a dar loro fiducia?

«Partiamo da un presupposto: non si può crescere senza fare esperienza, l’alternativa è costruire intorno a loro un mondo virtuale, che li taglia fuori dalla vita vera. Quello che possiamo fare, allora, è aprire progressivamente degli spazi di autonomia. La fiducia è qualcosa che non si improvvisa: va costruita sin da piccoli. Non possiamo aspettarci che un figlio adolescente esca la sera e si comporti bene se non ha prima attraversato tappe intermedie: se a 5 anni non gli hai mai concesso di salire una rampa di scale da solo, o a 9 di scendere a comprare il latte. Deve dimostrare che se la sa cavare, in base al suo livello di maturità, anche senza mamma e papà. Il nostro compito è quello di trasmettere l’idea che secondo noi ce la può fare: soltanto così si responsabilizza».

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna