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Quello che non sai di Airbnb

di Oscar Puntel
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Il referendum di San Francisco su Airbnb la dice lunga: gli affittacamere e gli albergatori ce l'hanno con la startup che ha rivoluzionato il mondo degli affitti. E in Italia? A chi dà fastidio?

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Il referendum di San Francisco su Airbnb la dice lunga: gli affittacamere e gli albergatori ce l'hanno con la startup che ha rivoluzionato il mondo degli affitti. E in Italia? A chi dà fastidio?

A San Francisco Airbnb è oggetto di un referendum: si vota sulla limitazione a 75 giorni quale tetto massimo annuo perché un posto letto o un appartamento possa essere offerto da privati, sui siti online. In pratica è un referendum proprio su Airbnb, il noto sito internet per prenotazione alloggi a un prezzo molto vantaggioso rispetto ai tradizionali affittacamere o agli hotel.

Cosa cambierà negli affitti
Se vincerà il sì, verrà introdotta questa nuova misura e ci sarà anche la possibilità per i vicini di casa di segnalare eventuali abusi. Se vincesse il no, resterà un limite a 90 giorni. È singolare che questo referendum si tenga proprio nella città californiana che ha visto nascere nel 2007 questo servizio, poi diventato esempio di sharing economy, cioè economia della condivisione, in tutto il mondo.

Chi ce l'ha con AirbnbAd avercela con Airbnb sono soprattutto gli affittacamere e gli albergatori. Cioè chi ha fatto di alloggi e stanze la propria professione. Airbnb ha operato in passato in una specie di zona d'ombra: si trattava di privati che arrotondavano il proprio stipendio mettendo su internet un alloggio, ma non pagando le stesse tasse degli operatori del settore (anzi, talvolta non pagando proprio alcuna tassa). Con gli anni la situazione è cambiata e in alcune città europee come Parigi, Amsterdam e Londra sono state poste delle limitazioni per cui oltre un certo numero di giorni, case o stanze diventano a tutti gli effetti delle strutture ricettive.

Il rialzo dei prezzi delle case in America
Negli Usa, dove ormai questo sito ha generato un mercato pari a 25 miliardi di dollari, Airbnb ha provocato un terremoto immobiliare: secondo l'associazione dei consumatori di San Francisco ha fatto lievitare il costo delle case. Oggi il prezzo medio di una abitazione è di 1,1 milione di dollari. Come fosse Manhattan. E ha inciso anche sugli affitti, sempre aumentandoli, provocando una concorrenza sleale con gli affittacamere professionali.

Il boom in italia
L'Italia è il terzo mercato mondiale per questi affitti temporanei, prima ci sono Usa e Francia. Dal 2008 a oggi, più di 2,7 milioni di viaggiatori hanno utilizzato Airbnb per i loro soggiorni nel nostro Paese: 150mila gli alloggi disponibili, con un tasso di crescita annuo del 99% e un boom soprattutto su Milano, grazie a Expo.

Si pagano le tasse?
Il problema è se pagano o meno le tasse oppure se questi privati che danno locali in affitto operano in un sottobosco non regolamentato del mercato immobiliare. In Lombardia, prima in Italia, la questione si è risolta con una legge regionale, approvata a fine settembre: l'attività deve essere saltuaria, si chiede la registrazione all'arrivo, la notifica in Questura e la riscossione della tassa di soggiorno, da versare poi al comune. Altrove, restano solo le linee guida di Airbnb che chiedono a chi offre questi alloggi di rispettare le regole e pagare le tasse. Il sito mette le mani avanti, ma intanto quello che viene venduto come un esempio di economia della condivisione, per qualcuno è diventato un vero business.

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