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Rieccoli. Da ogni parte spuntano uomini che se la prendono con le donne. Giudicate     meno brave nelle scienze, criticate e prese di mira per il loro aspetto o comportamento. E, dalla fecondazione all'aborto, anche i diritti femminili sono sotto     tiro. Che sta succedendo? Inchiesta sul nuovo maschilismo

Rieccoli. Da ogni parte spuntano uomini che se la prendono con le donne. Giudicate     meno brave nelle scienze, criticate e prese di mira per il loro aspetto o comportamento. E, dalla fecondazione all'aborto, anche i diritti femminili sono sotto     tiro. Che sta succedendo? Inchiesta sul nuovo maschilismo

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Credevate che il maschilismo fosse morto e sepolto nelle coscienze degli uomini italiani? Sbagliato. Il maschilismo è più vivo che mai. E lotta contro di noi, donne diventate bersaglio di nuovi incredibili attacchi. Come raccontano le cronache di questo inizio 2005. 14 gennaio, il ministro Rocco Buttiglione dichiara: «Prima o poi la legge sull'aborto va rivista». Detto da uno contrario all'interruzione volontaria della gravidanza, si può immaginare in che senso la 194 andrebbe corretta. 22 gennaio, il presidente del Senato Marcello Pera, intervenendo nel dibattito sul referendum contro la legge sulla fecondazione assistita, rincara la dose: «L'embrione è una persona sin dal concepimento».

Intanto, il 17 gennaio, Lawrence H. Summers, rettore dell'Università americana di Harvard, durante una conferenza accademica gela la platea con questa frase: «Differenze biologiche fanno sì che le donne eccellano meno in carriere legate alla matematica e alle scienze». 22 febbraio, Francesco Storace, presidente della Regione Lazio, in un convegno spara: «E non parliamo della Bindi, che non è neppure una donna!». Poi chiede scusa all'ex ministro della Sanità, ma intanto la gaffe è fatta e il messaggio è partito: se non corrispondete all'ideale maschile di femminilità, signore e signorine, siete una nullità.

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>>Paura delle donne

Ma cosa è successo? Da dove arriva questo disprezzo che fa dire a Luciana Sbarbati, segretario dei Repubblicani italiani: «Il maschilismo sembra tornato lo sport nazionale»? Per qualcuno è segno di paura. Paura nei confronti di donne sempre più preparate, competitive. «Gli uomini, se incrociano un uomo più bravo, accettano la partita» commenta l'onorevole Giovanna Melandri. «Se incrociano una donna gli saltano i nervi». E, purtroppo per loro, ne incontrano sempre più spesso. «La misoginia è come la violenza. Una cosa di cui questa società è permeata, attraversata senza distinzioni fra destra e sinistra» dice Ritanna Armeni, giornalista conduttrice con Giuliano Ferrara di Otto e mezzo (La7).

Leggere per credere l'articolo di Marco Travaglio su l'Unità il 27 febbraio. Il giornalista, riferendosi proprio alla Armeni, scrive: «...basta accucciarsi sulle ginocchia di Ferrara e tenergli ferma la vittima di turno, mentre lui la mena». «In quell'articolo lui ha criticato tutti gli altri, uomini, per le posizioni politiche» protesta la vittima di Travaglio. «Io sono stata presa di mira per l'atteggiamento, per una presunta passività femminile. Di un uomo non avrebbe detto che si accuccia. Se non è maschilismo questo!». Vecchia storia, vero. Ci giudicano per come appariamo e non per come pensiamo e come siamo. «Guardate la povera Camilla Parker Bowles» dice l'attrice comica Francesca Reggiani, autrice del libro Tutto quello che le donne (non) dicono, appena pubblicato da Piemme. «L'hanno criticata tutti perché non è abbastanza bella, giovane ed elegante. A me, invece, la sua storia d'amore fa solo pensare: "meno male che ci sono uomini come Carlo d'Inghilterra che, dopo i 45 anni, non perdono la testa per la solita ventenne in tanga"».

>>Bella è ancora uguale a scema

E comunque, anche quando teniamo d'occhio il look, non veniamo risparmiate dagli attacchi. Vedi Condoleezza Rice. Il segretario di Stato americano si è presentata in pubblico con stivali neri a punta e gonna nera sopra il ginocchio e immediatamente i giornali hanno parlato di una svolta sadomaso. Insomma, se hai un'aria dimessa, sei impresentabile. Se ce l'hai un filo più appariscente, minimo sei un po' cattiva. Se poi sei pure bella, sei sicuramente deficiente. «Circolano certi commenti in Parlamento su Stefania Prestigiacomo ed Elisabetta Gardini...» rivela Ritanna Armeni.

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E allora perché stupirsi di Klito (Fazi editore)? Ovvero, il romanzo di Giuseppe Carlotti, trentenne arrabbiatissimo con le donne, che scrive: «Ho scelto questo titolo proprio con riferimento al clitoride, unico e solo organo femminile concretamente degno di menzione». Il problema è che Carlotti misogino lo è per davvero, e non per fiction. «Da 30 anni parlate di emancipazione, ma a raggiungerla non siete state capaci. Non fate gruppo, siete invidiose dei vostri successi. La sola cosa che riuscite a fare bene è parlare della nuova collezione di Prada e delle ultime scarpe di Gucci». Per capire un po' meglio il vero mondo femminile, consigliamo all'avvelenato Carlotti la lettura di Siamo così (Tea), libro scritto da due giornaliste tv, Alice Werblowsky e Carla Chelo. «Raccontiamo storie di donne» spiega la Chelo. «Donne libere, che hanno inseguito i loro desideri con tenacia e determinazione. Donne normali eppure un po' ribelli, mai rassegnate». Lavorano, studiano, sognano. E nella vita incontrano parecchi ostacoli.

>>Campioni di maschilismo

Sempre al signor Carlotti, e agli uomini che la pensano come lui, consigliamo la lettura del nuovo rapporto del Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione delle discriminazioni  sessuali. Il nostro Paese è bocciato in pieno per: «La posizione svantaggiata delle donne sul lavoro e nella politica». Non solo. «La donna in Italia è percepita ancora come oggetto sessuale e principale responsabile della crescita dei figli» si legge nel documento. Ma la cosa più allarmante è che anche tra i più giovani queste idee dilagano. «Il 50 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni è convinto che la maternità è l'unica esperienza che consente la piena affermazione della donna» dice Simona Guglielmi, ricercatrice dell'istituto Iard Franco Brambilla, che ha appena realizzato uno studio sulle giovani coppie. Ma 30 anni di lotte non sono serviti a far cambiare idea a chi ci vorrebbe solo tra fornelli e biberon? «Si tratta di modelli culturali tramandati da generazioni» commenta Guglielmi. «Ci vuole molto più tempo per modificarli». Sarà, ma intanto invece di andare avanti, qui si procede in retromarcia.

>>Passi indietro sulla parità

«È innegabile: sulla parità stiamo facendo passi indietro» dice Andrea Cammelli, docente di Statistica sociale all'Università di Bologna e presidente del consorzio universitario Alma Laurea, che ha realizzato una ricerca sulla situazione lavorativa dei laureati. «Per esempio, a un anno dalla fine degli studi, hanno un impiego 59 uomini su 100 contro 51 donne. Un divario dell'8 per cento: era solo del 2,7 cinque anni fa. Nei momenti di crisi economica sono i più deboli a essere fatti fuori».

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E le donne, nel mondo del lavoro, sono debolissime. Per colpa delle possibili gravidanze. «La dipendente che va in maternità è ancora considerata un peso molto gravoso, soprattutto dalle aziende piccole» conferma Cristina Galgano, partner del Gruppo Galgano, una società di consulenza di direzione e formazione manageriale. Ci lasciano a casa perché prima o poi faremo dei figli, ma almeno che ce li lascino fare in pace questi bambini. «Invece si sono inventati una legge restrittiva come quella sulla fecondazione assistita.

Un'intromissione violenta nella vita privata di chi cerca di diventare madre» dice l'editore Cristina Dalai (Baldini Castoldi Dalai editore). Per far sentire la voce femminile su questo tema, ha pubblicato Un'appropriazione indebita, che raccoglie la protesta di 23 donne famose. «Quando ho lanciato l'idea, ho ricevuto subito tantissime e-mail di persone che volevano partecipare alla realizzazione del libro: storiche, filosofe, scienziate». Già, ci attaccano. Ma non abbiamo nessuna intenzione di stare a guardare.

Eppure nello studio siamo le più brave E se gli attacchi alle donne fossero dettati dall'invidia? Tra i 25-34enni le ragazze con titolo di studio superiore sono il 50 per cento contro il 48 dei ragazzi. Le laureate sono il 15 per cento, i laureati l'11. Di più e più brave. Vengono bocciate meno (alle superiori solo il 4,5 per cento contro il 9 per cento dei maschi) e prendono voti più alti. La ricerca Come cambia la vita delle donne (Istat e ministero per le Pari Opportunità) ci dice che nel 2002 le laureate con lode sono state il 22,3 per cento, i laureati solo il 15,8. E il divario è particolarmente elevato in medicina, architettura, chimica, ingegneria, agraria. Insomma, proprio i corsi considerati più maschili.

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>>L'esercito ci vuole

Strano ma vero. L'esercito, l'istituzione più maschile che ci sia, spalanca completamente le porte alle donne. Se finora le soldatesse non potevano essere più del 10 per cento, presto il limite sparirà. Lo assicura il generale Giulio Fraticelli, capo di Stato maggiore dell'esercito, che dice: «Già dai prossimi concorsi per allievi ufficiali all'Accademia di Modena, non ci sarà alcun tetto di accesso per le ragazze». Che potranno addirittura diventare la maggioranza.

>>Ma piacciono le donne al top
Il mercato del lavoro penalizza le donne. Eppure ai grandi manager piacciono. E stiamo parlando di professionalità. Ce lo dice la società Asa Executive Search, che si occupa di ricerca di amministratori delegati, direttori generali e direttori di reparto. Un sondaggio fatto su un campione di 270 top manager ci dice che il 42 per cento degli intervistati (in prevalenza uomini) per un posto di comando preferirebbe assumere una donna. L'anno scorso la percentuale era del 40 per cento. Una buona notizia. Peccato che la reale presenza femminile nelle posizioni chiave non superi il 15-20 per cento.

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