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Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (e di figli)?

di Annarita Briganti
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Un'opinione di

Annarita Briganti

Giornalista culturale freelance e scrittrice. Scrive di libri, sentimenti, corpo, passioni e vita su...

Annarita Briganti è una giornalista freelance (Repubblica) e scrittrice. Si occupa di qualsiasi cosa abbia a che fare con la letteratura di carta o digitale. Il suo primo romanzo Non chiedermi come sei nata (Cairo) è una storia vera d’amore e fecondazione assistita. Come Emily Dickinson, non le piace stare tra estranei, ma passa molto tempo a sognare.

 



Il coraggio e la verità pagano. Quattro mesi fa ho pubblicato il mio primo romanzo, Non chiedermi come sei nata (Cairo), una storia vera d’amore e fecondazione assistita. Un percorso di risalita dopo aver perso un figlio ed essere andata a “sbattere” contro le restrizioni italiane per costruirsi una famiglia. Due settimane dopo l’uscita del mio libro, la legge che limitava queste pratiche mediche è stata smantellata.

Ho portato fortuna alle donne italiane e la mia capacità di prevedere il futuro ha portato fortuna a me. Sto girando il nostro Paese – megastore, librerie indipendenti, festival letterari -, da sola. Devo ancora disfare la valigia della presentazione in Sardegna.

 

La realtà supera la fantasia. In un ospedale di Roma hanno scambiato le provette. I medici non si sono neanche scusati. I gemelli “scambiati” sono nati e potenzialmente hanno quattro genitori: la donna che li ha tenuti in grembo e suo marito e la madre e il padre biologici. Se vivessimo in una favola o in un film di Hollywood, i quattro genitori avrebbero trovato una soluzione di affido condiviso. Ma siamo nell’Italia di oggi e le due coppie si parlano solo attraverso avvocati, lasciando ai tribunali le scelte che andrebbero prese nel proprio focolare.

 

L’amore è una cosa semplice. Andrà a finire che vinceranno i prepotenti, come sempre. I gemelli sono stati partoriti lontano da Roma e prima della decisione del tribunale, impedendo i ricorsi dei genitori genetici. Ma nei romanzi e nella vita cerco il lieto fine.

 

Quando il tuo fidanzato ti lascia all’improvviso, serve un altro amore per dimenticarlo. Così sarebbe bello che sotto l’ombrellone o l’ombrello, in questa strana estate, leggessimo di una gravidanza della coppia rimasta senza gemelli. Al loro posto farei di tutto sia per riprendermi i miei figli sia per averne altri. Mentre l’esperienza mi ha insegnato che alcuni uomini – quelli che non ci stanno vicine nei momenti cruciali, quelli eterni bamboccioni, quelli in cerca di “emozioni” – è meglio perderli che trovarli.

 

E voi, cosa sareste disposti a fare per amore e per genitorialità? Di chi sono i gemelli? La madre è solo quella che ha il pancione oppure esistono altre forme di maternità come l’adozione? È più forte il cuore o la scienza?



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