Animali domestici e divorzio: a chi vanno cani e gatti?

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di

Oscar Puntel

In caso di separazione o divorzio, oggi sono i giudici a decidere su assegnazioni e alimenti da versare, doveri e diritti di una ex-coppia, riguardo ai pet, proprio come se fossero figli. In attesa della legge, ferma dal 2013

Animali domestici affidati da un giudice a l'uno o l’altro coniuge (o a entrambi, ma con precise responsabilità), in caso di separazione o divorzio. Insomma: pet come fossero figli. I giudici oggi decidono su assegnazioni e alimenti da versare, doveri e diritti di una ex-coppia, riguardo a quel micio o quel pesciolino che pure è stato parte delle loro comuni esistenze.

L’ultimo caso è accaduto a Pavia, quando il giudice ha convalidato quanto due quarantenni avevano insieme concordato, con la mediazione dei rispettivi avvocati. Il loro cagnolone vivrà con ‘lei’, ma ‘lui’ dovrà contribuire al mantenimento delle spese e potrà comunque vederlo su richiesta. Un compromesso, in nome del reciproco affetto per Lulù.

Le sentenze precedenti

Prima di Pavia, casi del genere (e analoghe decisioni) sono comparse anche nei tribunali di Roma e di Foggia. Nel 2011, un caso di affido congiunto e condiviso al 50% è stato deciso dal tribunale di Cremona. Nel 2013, il tribunale di Milano ha accolto la richiesta di lasciare alcuni mici al coniuge cui era stato affidato il minore.

La linea seguita da queste sentenze è proprio quella di non considerare i nostri ‘pet' dei semplici oggetti, come un’auto o un appartamento. Su questa questione, la Cassazione nel 2007 era stata chiara: un pet non è questione di proprietà, né un oggetto posseduto. L’Alta Corte ha riconosciuto l’affezione che l’animale ha generato nelle persone.

Su questa stessa linea si sono mosse le leggi europee. Nel Trattato di Lisbona, che è una sorta di Costituzione dell’Ue e del suo funzionamento, si legge che “gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”. Gli animali di compagnia sono “esseri senzienti”, dotati cioè di “sensazioni” e pertanto necessitano di forme di tutela particolari, non equiparabili a quelle degli oggetti.

In Italia manca una legge

Il problema è che fino ad oggi, i singoli tribunali italiani hanno deciso in base al buonsenso o hanno seguito precedenti decisioni di altri giudici: il codice civile, che dovrebbe definire chiaramente tutti i casi di affidamento dei nostri animali di compagnia, non è stato ancora “aggiornato” su questo punto.

La proposta di legge

Dal 18 aprile 2013, una proposta di legge per colmare questo vuoto è ferma in Parlamento. Anzi in commissione Giustizia. Prima firmataria Michela Vittoria Brambilla. Introduce un comma all’articolo 155 del codice civile e riguarda “l'affido degli animali di affezione in caso di separazione dei coniugi”.

La proposta stabilisce che “in caso di separazione di coniugi proprietari di un animale di affezione, il tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, attribuisce l'affido esclusivo o condiviso dell'animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere”. Per decidere, il giudice può sentire gli ex coniugi o esperti etologi. Se l’animale venisse affidato congiuntamente, i due devono provvedere al mantenimento “in misura proporzionale al proprio reddito”.

Quanti sono i pets in Italia?

Secondo quanto emerge dal rapporto Italia 2016 di Eurispes, il 22,5% degli italiani ha almeno un animale da compagnia. Fino a 10 anni fa, gli animali domestici che entravano nelle contese delle coppie separate e divorziate prendevano la via del canile, del gattile, se non dell’abbandono. I ‘pet' che entrano nelle cause di separazione sono per lo più cani e gatti. Ma ci sono anche pesci, conigli d’appartamento, roditori e furetti, tartarughe pappagalli e altri volatili.

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