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Dopo il suicido della dodicenne: anoressia e obesità, quando i modelli sono estremi

di Lucia Renati
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Tra la bambina anoressica morta suicida a Torino e il fenomeno mediatico Whitney Thore, la ragazza di 170 kg che balla sul  web, c’è una sana via di mezzo. Perché il modello della normalità non viene (quasi) mai preso in  considerazione?

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Tra la bambina anoressica morta suicida a Torino e il fenomeno mediatico Whitney Thore, la ragazza di 170 kg che balla sul  web, c’è una sana via di mezzo. Perché il modello della normalità non viene (quasi) mai preso in  considerazione?

Era l'ora di cena. Piuttosto che sedersi a tavola a mangiare, Anna, 12 anni, ha preferito buttarsi dal terzo piano. Dopo una lite con la madre è uscita sul  balcone e si è fatta inghiottire dal vuoto. Lei, che invece non inghiottiva più  niente da almeno due anni. Le vittime dell'anoressia sono sempre più piccole. I primi sintomi si possono presentare anche a sei­-sette anni: si seleziona il cibo  nel piatto, si mastica lentamente, ci si butta a capofitto nello sport. I maschi  che ne soffrono sono saliti al 15%.

A Torino, dove è morta Anna, il centro  pilota regionale dei disturbi del comportamento alimentare, da poco ha aperto un  ambulatorio che tratta casi pediatrici, prima dei 10 anni di età -­ racconta il professor Secondo Fassino.

Per aiutare Anna, tutta la famiglia aveva seguito un  percorso di psicoterapia. Una famiglia presente e attenta, a quanto racconta l'équipe che l'ha seguita. Ma anoressia e bulimia sono una protesta che i genitori, da soli, non sono in grado di gestire.

Che responsabilità hanno (se ce l'hanno), i modelli inculcati da tv e giornali?
Siamo tartassati da modelli senza via di mezzo: o magrissime, o grassissime. Se  non fosse stata “esagerata” non avrebbe un reality televisivo incentrato su di lei Whitney Thore, la ragazza di 170 kg che ha fatto impazzire il web con oltre  8 milioni di view postando su youtube il video in cui balla leggiadra come una  libellula. La sua filosofia è: fat, big and fabulous.

Lane Bryant, marchio  americano di intimo, ha vinto il premio per la campagna pubblicitaria più sexy  del 2015, mettendo in scena indossatrici con un peso decisamente sopra la media  delle passerelle.

L'attivista Jes Baker, celebre negli Stati Uniti per la sua  filosofia di accettazione del corpo contro i diktat della moda, ha lanciato la propria contro­campagna #Empowerallbodies ("dare forza a tutti i corpi", ndr) chiamando davanti all'obiettivo donne decisamente oversize.

Perché il modello della normalità non viene mai preso in considerazione?
Eppure,  tra la taglia 38 e la 54, c'è la via di mezzo: la salute. "Bisogna darsi delle  regole, perché la nostra salute dipende da noi. Spettacolarizzare un corpo  (troppo magro o troppo grasso) è dannoso'' ci dice Il dottor Enrico Papaleo, ginecologo all'Ospedale San Raf aele di Milano. "L'aspetto mediatico ha le sue  responsabilità anche se non è la causa del disturbo alimentare" aggiunge il  dottor Stefano Erzegovesi, psichiatra e nutrizionista, responsabile del Centro  Disturbi alimentari del San Raffaele di Milano. "L'anoressia, come l'obesità,  ha per sottofondo un dolore emotivo che porta a utilizzare il cibo come  regolatore delle emozioni. Il disturbo alimentare è solo un sintomo, come la febbre".

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