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Arriva l’ora solare

di Natascia Gargano
Arriva l’ora solare 2 - 4.50/5

Il 29 ottobre 2016 si ritorna all’ora solare: le lancette dell’orologio vanno spostate indietro di 60 minuti. Ma perché lo facciamo? E con quali conseguenze economiche e di salute? Lo abbiamo chiesto all'esperto

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Il 29 ottobre 2016 si ritorna all’ora solare: le lancette dell’orologio vanno spostate indietro di 60 minuti. Ma perché lo facciamo? E con quali conseguenze economiche e di salute? Lo abbiamo chiesto all'esperto

Ogni anno ci chiediamo se abbia senso, sia per la salute sia per l'economia. Ci risponde Rodolfo Costa, professore di Genetica all’Università di Padova e presidente dell'Associazione Genetica Italiana (AGI).  

L’ora legale viene utilizzata in tutto il mondo?

«No. È diffusa in quasi tutte le nazioni del Nord America e dell’Europa, ma non è adottata in gran parte dell’Africa, dell’Asia e in alcuni Stati del Sudamerica. La sua utilizzazione sembra dipendere dal livello di industrializzazione».  

Fa risparmiare?

«L’ora legale permette di guadagnare, da marzo a ottobre, un’ora di luce naturale e quindi di risparmiare energia elettrica. Non si tiene conto, però, degli effetti che lo spostamento delle lancette ha sulla salute umana. In un’audizione al Parlamento Europeo del marzo di quest’anno, è stata presentata una stima dei costi annuali per la sanità dovuti all’adozione dell’ora legale: l’1% del Pil dei Paesi del Continente, pari a 131 miliardi di euro. In pratica, questi costi vanificano gran parte del guadagno dovuto al risparmio energetico».  

Quali sono le conseguenze per la salute?

«Un’importante ricerca condotta da scienziati svedesi ha dimostrato l’esistenza di un aumento significativo di infarti al miocardio nei giorni immediatamente successivi all’introduzione dell’ora legale in primavera. Perché accade? Spostando artificialmente in avanti le lancette del nostro orologio sociale agiamo “contro” il nostro orologio circadiano interno che si sincronizza ogni giorno con il ritmo delle albe e dei tramonti e che ci permette di far funzionare al meglio il nostro organismo. Questo “mini jet-lag” cronico contribuisce ad accrescere il livello di jet-lag sociale e quindi di deficit di sonno durante i giorni lavorativi. Oggi sappiamo che perturbazioni croniche del normale ritmo sonno-veglia comportano un aumento del rischio di sviluppare malattie cardiocircolatorie, diabete e altre patologie metaboliche, e addirittura oncologiche, come il tumore al seno».

Quanto tempo ci vuole perché il nostro organismo si adegui ai nuovi ritmi?

«Gli scompensi più acuti si attutiscono in pochi giorni, ma in realtà non ci adattiamo mai del tutto alla costrizione dell’ora legale: è come se per 7 mesi vivessimo a Roma pretendendo di adottare il fuso orario di Istanbul. Biologicamente non ci adatteremo mai all’ora turca, perché, come tutti gli esseri viventi, siamo anche noi sincronizzati dall’alternarsi di giorni e notti (e quindi dalla luce naturale) e il sole a Roma sorge circa 60 minuti dopo che a Istanbul. Ne soffrono soprattutto i cosiddetti “gufi”, cioè le persone geneticamente predisposte a vivere di notte e ad alzarsi tardi la mattina, che rappresentano più del 60 % della popolazione europea e che per tutta l’estate accumulano deficit di sonno. Ma non sono i soli. Da marzo fino al prossimo 29 ottobre è come se tutti in Italia avessimo vissuto in un altro fuso orario, ma senza esserci veramente, e quindi senza avere la possibilità di adattare il nostro orologio circadiano».


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