L’asilo nido limita l’intelligenza dei bambini?

Credits: Olycom
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di

Silvia Calvi

Una ricerca condotta dal professore Andrea Ichino dell'Università di Bologna sta facendo discutere. Secondo l'indagine sembra che frequentare l'asilo nido tra zero e 2 anni riduca il QI (quoziente intellettivo) all’età di 8-14 anni. Come mai?

«Una possibile interpretazione del risultato che ha destato più scalpore è che i bambini che frequentano il nido in giovanissima età beneficiano di minori interazioni 1 a 1 con gli adulti. E queste interazioni,  sono particolarmente rilevanti per lo sviluppo cognitivo nei primi anni di vita» spiega Andrea Ichino. «Appena dopo la nascita, la socializzazione con altri bambini non è molto rilevante per lo sviluppo dell'intelligenza, mentre la relazione con un adulto lo è assai di più. Nei piccoli che non vanno al nido, infatti, le forme privilegiate di cura coinvolgono, in ordine di importanza, nonni, genitori o baby-sitter (non necessariamente la mamma), che implicano un coefficiente adulto-bambino 1:1. Con la crescita, invece, gli equilibri si modificano e diventa importante anche la socializzazione con altri bambini». 

Secondo i dati della ricerca, poi, c’è un legame tra il livello di benessere della famiglia e l’intelligenza dei bambini: una provocazione? «Il nostro campione riguarda 444 bambini bolognesi con due genitori conviventi ed entrambi occupati e gli effetti da noi osservati sono maggiormente evidenti nelle famiglie più benestanti in questa popolazione, mentre non vi sono effetti statisticamente significativi per i bambini di entrambi i sessi provenienti da famiglie meno abbienti» spiega il professore. «In ogni caso, ci sono altre soluzioni che meritano di essere esplorate, come i nidi a casa, o sussidi alle famiglie per assumere babysitter da albi certificati. Nei nostri progetti di ricerca future vorremmo studiare gli effetti di queste alternative. Detto questo, come ogni ricerca scientifica, anche la nostra dovrà essere confermata e replicata da studi effettuati su campioni più ampi».

Ma c'è un altro aspetto dell'indagine che fa discutere: sembra che a soffrire di più per questa esperienza sia l'intelligenza delle bambine. Come mai? «A 0-2 anni di età le femmine tendono ad essere più “mature” dei maschi, soprattutto verbalmente, e quindi più capaci di sfruttare le interazioni 1 a 1 con gli adulti per il proprio sviluppo cognitivo» afferma Andrea Ichino. A questo punto ci chiediamo se i bambini e, soprattutto, le bambine del Nord Europa, cioè di Paesi in cui l'offerta di asili nido è maggiore e più capillare che in Italia, siano "meno intelligenti" (qualsiasi cosa voglia dire) di quelli del nostro Paese in cui, a causa delle liste d'attesa (o dei costi), molti genitori tengono i piccoli a casa. Al momento, però, non esiste una ricerca sul tema.

«È ovvio che, tra l’età in cui l’asilo viene frequentato e quella in cui abbiamo misurato i risultati, i bambini studiati fanno infinite esperienze rilevanti per il loro quoziente intellettivo» conclude Andrea Ichino. «Di queste noi identifichiamo solo quella parte che è influenzata in modo causale dall’essere appena sopra o appena sotto le soglie di reddito Isee determinanti per la frequentazione del nido. In modo analogo, la ricerca medica ha dimostrato che il rischio di cancro dipende da infiniti fattori, ma fumare di più o di meno aumenta questo rischio a parità di tutto il resto». Insomma, tanto rumore per (quasi) nulla?  Voi che ne pensate?



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