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All’asilo nido dilaga la Sindrome Suarez

di Alessia Cogliati
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Alessia Cogliati
Un'opinione di

Alessia Cogliati

Giornalista da quando è maggiorenne, negli anni ha scritto di politica, astrologia, automobili,...

Gli studiosi hanno dato un nome all'istinto irrefrenabile di mordere l'avversario: lo chiamano Sindrome Suarez. Da almeno quattro anni, cioè dal secondo morso in campo del calciatore uruguaiano, un team di scienziati inglesi studia l'antipatica abitudine corresponsabile della nostra uscita dai Mondiali.



I risultati delle ricerche per ora dimostrano che non c'è premeditazione, il morso è la risposta istintiva a una situazione di grande stress. Una coazione a ripetere: più si dice al Vampiro di smettere e più quello ci ricasca. Anche davanti agli occhi di tutti i tifosi del mondo.



Le parodie del gesto di Luis Suarez si sprecano: su youtube impazza il video di un gruppo di stuntmen finlandesi, i Dudesons, che in pantaloncini e maglietta bianca battono le strade alla ricerca di passanti da mordere; in Cina il sito di shopping online Taobao vende l'apribottiglie Suarez; Facebook e Twitter sono inondati da fotografie con il Suarez Vampiro. E Oscar Farinetti ne ha approfittato per fare pubblicità al suo Eataly con il claim: "Tutti vogliono mangiare italiano!".



L'unico a non ridere è proprio lui, Luis Suarez. Che, per aver assaggiato Chiellini, si è preso nove giornate di squalifica e quattro mesi di sospensione da tutte le attività calcistiche.

Anch'io ridevo poco quando mia figlia di 2 anni tornava a casa dall'asilo con un bel cerchio rosso sul braccio. E vi assicuro che accadeva spesso.

Che tutti i bambini piccoli siano vittime della Sindrome Suarez, una malattia che la maggior parte di loro supera solo con l'età?

Al primo morso mi sono detta “succede”. Al secondo “spero non capiti più”. Al terzo ero tentata di chiedere la moviola alle maestre per individuare il colpevole e bandirlo dall'asilo nido. Per molto più di quattro mesi.

Non ho mai scoperto chi fosse il morsicatore che seminava il terrore  tra i bimbi. Ma ho smesso di indignarmi quando ho saputo che anche la mia piccola Maria Sole aveva azzannato un'amichetta... La Sindrome Suarez è contagiosa!

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