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Aspettando l’alba

di Patrizia Avoledo
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Non sarà un anno facile, purtroppo. Dopo la débâcle economica del 2008 ci aspettano 12 mesi molto faticosi. È giusto dirlo subito, care lettrici...

Non sarà un anno facile, purtroppo. Dopo la débâcle economica del 2008 ci aspettano 12 mesi molto faticosi. È giusto dirlo subito, care lettrici...

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Non sarà un anno facile, purtroppo. Dopo la débâcle economica del 2008 ci aspettano 12 mesi molto faticosi. È giusto dirlo subito, care lettrici. Basta ascoltare i discorsi degli esperti, osservare le facce delle persone comuni. C'è paura per quello che sarà. Qualcuno ride istericamente. Molti tremano per il lavoro, l'affitto, il futuro dei figli... Fare previsioni oggi è un azzardo. Navighiamo in acque agitate. È già complicato capire che cosa succederà fra una settimana. Figuriamoci guardare nella sfera di cristallo dell'anno che verrà. Ci prova The Economist, autorevole settimanale inglese, che in estrema sintesi afferma: lo shock è stato forte, la ripresa sarà dura, ma la seconda metà del 2009 andrà meglio. Allora, vi chiederete, si può finalmente tirare un sospiro di sollievo? Calma,

ragazze.

A Capodanno brindiamo con moderazione. La notte è ancora lunga. Anche se è vero che è nelle ore più buie che si vedono i primi raggi del mattino. Come dire: da questa crisi mondiale prima o poi si uscirà, ma quando e come non si sa. Guardando nel cortile di casa, mi hanno molto colpito alcuni giorni fa le parole di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria.

Le sue previsioni per il nostro Paese sono allarmanti: due anni di recessione, 600 mila posti di lavoro in pericolo, consumi in picchiata, prestiti bancari più difficili per famiglie e imprese. Insomma, c'è poco da stare allegri e festeggiare con il panettone. Ma come siamo arrivati al crack dei crack?

Comincio a pensare che avesse ragione il Times (ancora una volta un giornale

inglese), quando a fine settembre lanciò la sua provocazione (ripresa subito da Donna Moderna): la responsabilità della crisi è degli uomini e del testosterone. Per colpa di questo ormone i maschi, che dominano la Borsa e la finanza, hanno rischiato fino alle estreme conseguenze.

Se i mercati fossero stati gestiti con una sufficiente quantità di estrogeni, cioè di ormoni femminili, probabilmente non saremmo nella bufera. Le donne sono per natura più prudenti

e meno inclini all'esaltazione. Hanno il senso del limite, che manca ai giovanotti ambiziosi. Hanno il senso di colpa, se fanno degli errori. Ma non hanno il senso di onnipotenza,

che fa perdere il controllo ai maschi di ogni età. Dunque con più signore nei posti

di comando i danni economici sarebbero stati limitati. Tesi affascinante, no?

La differenza ormonale tra uomini e donne può spiegare molto. Forse perché siamo entrati nel

tunnel della crisi. E magari anche come uscirne. In giro c'è troppo protagonismo maschile

e poca generosità femminile. Il volto macho del potere sta rivelando tutti i suoi limiti. Volete vedere che, anche nel 2009, il mondo sarà salvato dalle ragazze? Auguri!

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