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Le Olimpiadi aprono agli atleti transessuali

di Fabio Brinchi Giusti
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Svolta storica per il Comitato Olimpico Internazionale: in tutte le competizioni (Olimpiadi di Rio de Janeiro comprese), nella distinzione fra uomini e donne l'unico parametro valido sarà l'analisi del tasso di testosterone, quindi un controllo ormonale

Svolta storica per il Comitato Olimpico Internazionale: in tutte le competizioni (Olimpiadi di Rio de Janeiro comprese), nella distinzione fra uomini e donne l'unico parametro valido sarà l'analisi del tasso di testosterone, quindi un controllo ormonale

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Le Olimpiadi si aprono ai transessuali. Niente più operazioni chirurgiche o terapie ormonali: quelle saranno scelte private. D’ora in avanti, gli atleti transgender avranno il diritto di gareggiare liberamente nelle gare del genere a cui sentono di appartenere, rispettando solo semplici controlli dei livelli di testosterone.

Battaglie civili anche nello sport
Insomma, in tempi di battaglie civili, anche l’ambiente sportivo si apre. E molto si deve agli strascichi che ha lasciato la complicata vicenda di Caster Semenya. Ricordate?  

Campionessa sudafricana della corsa, a soli 18 anni Caster Semenya vinceva un oro ai Mondiali. Il sogno di una vita che diventa realtà. Per lei, invece, l’inizio di un incubo. Neanche il tempo di scendere dal podio e già iniziavano le illazioni delle avversarie e dei media: “Non è una vera donna! Va squalificata!”

L’odissea della donna nata uomo
Caster Semenya ha solo 18 anni ma vede un uragano piombarle addosso. Sui giornali si discute apertamente sulla sua intimità. Si leggono testimonianze come: “Vi giuro che è donna! Facciamo la doccia insieme” oppure “La Semenya fa i test per le urine davanti ad un commissario federale. Non ci sono dubbi!” Dall’altra parte, osservazioni sulla sua voce, i muscoli, l’aspetto fisico da uomo.

Il peso della finzione
Troppo forte per essere una donna, troppo debole per essere un uomo, Caster si ritrova attaccata in qualcosa di così profondo come la propria identità. Per rispondere alle polemiche, decidono di farla posare truccata e agghindata per la copertina di una rivista. Sorride forzatamente al fotografo, quasi consapevole che quella messinscena non convincerà nessuno.

“Ero campionessa del mondo ma non sono mai stata in grado di celebrare la vittoria” –ha raccontato anni dopo alla BBC– “E’ stato sconvolgente, mi sentivo umiliata. Non si può controllare ciò che la gente pensa che su di te. Se non ci fosse stata la mia famiglia, non sarei sopravvissuta.”  

La decisione di gareggiare con le donne
La federazione di atletica decide di indagare sulla sua sessualità. Caster viene sospesa e sottoposta a controlli e analisi. E alla fine si scopre che è una pseudoermafrodita. Donna fuori, ma con i testicoli interni al posto delle ovaie. Dopo aver consultato medici e scienziati, la federazione decide di confermare le sue medaglie, permettendole di continuare a gareggiare nelle gare femminili. Unica condizione imposta è quella di sottoporsi a cure ormonali quando i livelli di testosterone diventano troppo alti.

Il matrimonio con la fidanzata
Caster ha continuato così a partecipare alle competizioni internazionali. Si è sposata con la sua fidanzata, Violet, e queste nozze hanno riaperto dubbi e polemiche: "Vedete, ora faranno anche un bambino e Caster diventerà padre" è stato uno dei tanti, acidi commenti. “Dio mi ha fatto così e io mi accetto per quello che sono” ha dichiarato una volta lei, all’ennesima richiesta di spiegazioni sulla sua sessualità.

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