del

Attenti agli inguaribili nostalgici

Vota la ricetta!

Non si può più fare a meno di inciampare nel cosiddetto fattore N. Il fattore Nostalgia. Lo promuove la politica, lo cavalcano i pubblicitari, lo studiano gli stregoni del marketing e della tv. La strategia è subdola...

Non si può più fare a meno di inciampare nel cosiddetto fattore N. Il fattore Nostalgia. Lo promuove la politica, lo cavalcano i pubblicitari, lo studiano gli stregoni del marketing e della tv. La strategia è subdola...

Un caffè con Donna Moderna

«Quella era la tua elementare» dice mio figlio Simone ogni volta che passiamo davanti

alla mia scuola, un edificio anni Settanta rimasto immutato nel tempo. Sì, quella era la mia scuola, quello era il cortile dove stazionava l'aula "mobile" (una specie di roulotte per

le classi sovraffollate), quella era la palestra delle partite di pallaprigioniera.

La maestra (una sola) era una signora alta, bionda, ben pettinata, che qualcuno spesso chiamava "mamma": non perché fosse particolarmente materna o affettuosa. A qualcuno sfuggiva quella parola lì e basta, e allora tutti giù a ridere. Fumava in classe, la maestra, seduta alla cattedra. All'epoca non c'erano mica divieti, nemmeno in aula.

A scuola portavamo il grembiule, ma solo per non sporcarci: i vestiti griffati non esistevano, e di certo non finivano addosso a un bambino. I vestiti semmai, nel 1979, ancora si ereditavano dalle sorelle fino alla completa consunzione.

Leggo su Wikipedia che tra il 1979 e il 1980, mentre io frequentavo la prima elementare e vivevo ignara lo spirito di un'epoca, nel mondo oltre a molte tragedie succedeva anche questo: Margaret Thatcher diventava la prima donna alla guida del governo inglese, in Italia nascevano Rai Tre e il Servizio Sanitario Nazionale, in Giappone entrava in commercio il videogioco Pac Man, a Sanremo il Festival della canzone condotto da Roberto Benigni incoronava Toto Cutugno con la hit Solo noi.

Perché tutto questo amarcord, care lettrici? Sono forse stata colta dal virus del "si stava meglio quando si stava peggio"? Un po' sì, ma la colpa non è mia. Oggi, infatti, non si può più fare a meno di inciampare nel cosiddetto fattore N. Il fattore Nostalgia. Lo promuove la politica, lo cavalcano i pubblicitari, lo studiano gli stregoni del marketing e della tv. La strategia è subdola: prendete un 30-40enne, mettetelo davanti a miti della sua epoca come il biliardino, la colla Uhu, la foto di classe e zac! Il nostalgico per definizione cadrà ai vostri piedi.

La riprova? Un fenomeno come Facebook, che nel giro di pochi mesi in Italia ha fatto il record mondiale di iscritti. Su Facebook ci si ritrova tra vecchi compagni di scuola, si riallacciano rapporti sfaldati, si mitizzano gesta come "la prima sorsata di Nutella"... Nel mondo complesso, ipersollecitato e ipertecnologizzato di oggi, puntare sulla memoria collettiva di un tempo perduto è vincente ma, lasciatemelo dire, forse anche moralmente discutibile. Confinato a Internet e a qualche furba strategia di marketing, infatti, il fattore N può anche passare e divertire.

Quando invece in ballo ci sono temi più importanti, come le scelte politiche, economiche e sociali di un grande Paese, scelte che toccano da vicino il futuro e il presente dei nostri figli, be', nascondersi dietro a simboli vetusti e a grembiulini sbiaditi pare quantomeno anacronistico.  Anche perché chi usa Facebook l'ha già capito: dopo il primo momento di euforia in cui vorresti riabbracciare il mondo intero e tornare indietro di una vita, a un certo punto non vedi l'ora di chiudere il computer, alzare i tacchi e tornare a casa. A goderti i tuoi 35 anni e il tuo futuro complesso, ipersollecitato, ipertecnologizzato tutto ancora da costruire. Senza fantasmi che rispuntano come subdole trappole dal passato.

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna