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Audrey Hepburn, una mamma in cucina

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Nel libro appena uscito e scritto dal figlio Luca Dotti, l'attrice ci appare come era in famiglia e nei posti in cui ha abitato, da Los Angeles a Roma alla Svizzera. Dal suo ricettario, i piatti che cucinava e amava di più. E Audrey della mozzarella se ne intendeva quanto Totò

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Nel libro appena uscito e scritto dal figlio Luca Dotti, l'attrice ci appare come era in famiglia e nei posti in cui ha abitato, da Los Angeles a Roma alla Svizzera. Dal suo ricettario, i piatti che cucinava e amava di più. E Audrey della mozzarella se ne intendeva quanto Totò

A Napoli Audrey Hepburn si sarebbe sentita dire che era una  “gatta di dieci grammi”, cioè una persona che può mangiare a quattro palmenti e non mettere su neanche un etto. L'abbiamo pensato sempre anche tutte noi, ammiratrici dell'icona di stile ed eleganza firmata Givenchy, diventata star al primo colpo con l'uscita di Vacanze Romane nel 1953. Da buona calvinista olandese Audrey a tavola di sicuro non eccedeva come me, ma ora so che andava matta per il cioccolato, adorava la pasta al pomodoro ed era golosa di gelato alla vaniglia, che amava gustare con le amiche.
A raccontarci Audrey in famiglia è il figlio Luca, nato dal matrimonio dell'attrice con Andrea Dotti, nel libro Audrey, mia madre uscito il 6 ottobre (Mondadori Electa). Di avere una mamma così famosa a Luca dava spesso fastidio e questo libro, in un certo senso, è un tentativo di conciliare la mamma e la star. A vincere, per lui, è sempre la prima.

Perché a 45 anni Luca Dotti si è deciso a raccontare Audrey quando era una mamma-moglie-casalinga-non più impegnata nel cinema?
Perché si è trovato fra le mani il quaderno sfilacciato in cui lei scriveva le ricette e perché voleva raccontare ai suoi figli chi era la loro nonna, che conoscono “travestita” come dice Luca Dotti, per esempio nei panni di Holly Golightly in Colazione da Tiffany. Il primogenito di Luca, Vincenzo, un giorno, appende in camera proprio quell'immagine e il padre gli dice: «E questa cosa ci fa qui?». La risposta: «Ma papà, è la nonna!». L'autore di questo bellissimo libro (ovviamente io adoro Audrey) ha bisogno di dirci chi si nascondeva dietro a quel tubino nero e a quei grandi occhiali neri. Ebbene, si nascondeva una “precisina”, che seguiva le ricette passo passo, che quando viaggiava per lavoro metteva in valigia la pasta e che per le feste in casa dei bambini preparava, con l'aiuto di Engracia e Giovanna, pizzette e pasta al forno, il piatto forte per i più piccoli, mentre ai grandi spettavano gli gnocchi alla romana. (queste e altre ricette le trovate tutte nel libro, con varianti e consigli in più).

Durante le riprese di Sabrina (1955) Audrey affittò un piccolo appartamento a Los Angeles: era la prima volta che aveva una casetta tutta sua, lontano dalla mamma. Insomma, era uscita di casa e come tante ragazze assaporava la libertà. La gioia più grande, raccontò,

“era tornare a casa, mettermi dei vestiti comodi, e cucinare ascoltando musica”.

Facciamo un salto temporale, che con il cibo c'entra, eccome e ci fa anche capire come mai Audrey che aveva sempre creato intorno a sè un mondo di affetti, dedicando le sue cure alla casa, all'orto, ai fiori, agli animali, incomincia a viaggiare come Ambasciatrice dell'Unicef in Somalia, Etiopia....:
«Ho fatto le prove tutta la vita per questo ruolo e finalmente l'ho ottenuto!»

disse all'annuncio della  nomina. Audrey durante la guerra aveva sofferto la fame, si era nutrita di ortiche, tulipani bolliti e il 4 maggio 1945, quando l'Olanda venne liberata (proprio il giorno del suo compleanno), aveva 16 anni, era alta 1.70 e pesava 40 chili. Soffriva di asma, itterizia e altre malattie causate dalla denutrizione, inclusa l'anemia acuta e un grave edema. Tanto tempo dopo, riconoscerà tutti questi segni in un bambino in Sudan.

Con la sua attività dava speranza a chi pensava di averla perduta per sempre. Perché Audrey diceva che, con la Liberazione, era rinata e i ricordi di quella giornata erano le sigarette inglesi (che fumerà sempre) e le tavolette di cioccolato, l'adorato cioccolato.

Spero di avervi fatto voglia di saperne di più o, sulla scia di questo libro, di recuperare il vostro ricettario di famiglia, le foto e comporlo voi, un libro. Dedicato, fra gli altri a Audrey Hepburn.

 

Credito foto: da Audrey, mia madre di Luca Dotti. Foto di Earl Thiesen; © Earl Thiesen. Published by Harper Design, an imprint of HarperCollins Publishers; © 2015 by Luca Dotti

 

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