L’avvocato che aiuta le donne vittime di violenza domestica

Credits: Federico Magi - Mondadori Portfolio
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Abbiamo intervistato l'avvocato Alessia Sorgato, che da 20 anni aiuta le vittime di violenza domestica. Le sostiene in aula, al telefono e ora anche con un libro, che qui vi anticipiamo, insieme al decalogo per difendersi dagli abusi

Lo studio legale di Alessia Sorgato è al Piano C. Che non è una semplice indicazione condominiale, ma il primo coworking milanese tutto al femminile. L’avvocato che difende le donne lavora circondata da donne: «E pensare che quando ho cominciato intorno a me c’erano solo uomini». Le sue clienti sono mogli maltrattate, ragazze abusate o perseguitate.

Ha iniziato a frequentare aule di tribunali oltre 20 anni fa: le penaliste rappresentavano ancora una minoranza. «Eravamo poche e trattate con diffidenza da colleghi, giudici e clienti. Eppure sono convinta che l’approccio femminile paghi. Siamo più sensibili, più creative. Per questo motivo scelgo solo collaboratrici». Specializzata in Criminologia e in Vittimologia (lo studio delle dinamiche perverse che incatenano le vittime ai carnefici), l’avvocato 47enne collabora con la Casa dei diritti del Comune di  Milano, è referente e consulente di istituzioni e onlus.

Per Mondadori ha  scritto un libro, "Giù le mani dalle donne", un manuale di consigli pratici per le  vittime di violenza. «La maggior parte di loro ignora i propri  diritti. Per esempio poche sanno che si possono chiedere gli assegni familiari  anche ai mariti allontanati su ordine del giudice» spiega la penalista. «E che  tali somme possono essere detratte dalla busta paga. Tante temono di restare  sole e senza soldi ma la legge è dalla loro parte». Per Alessia Sorgato essere  donna e occuparsi di violenza sulle donne vuol dire entrare in empatia con le  vittime, diventare per loro un punto di riferimento. E così capita che la  giornata di lavoro, già di per sé molto lunga, prosegua oltre il previsto. Una  telefonata può arrivare anche alle 2 del mattino, come è successo qualche  settimana fa: «Dall’altra parte della cornetta c’era una mia cliente,  terrorizzata perché l’ex marito era ricomparso nel cuore della notte, urlando e  battendo i pugni sulla porta». La stanza da letto dell’avvocato quella notte è  diventata una centrale operativa. «Ho chiamato i vigili urbani e li ho guidati  passo passo» racconta. «Le pattuglie sono arrivate un attimo prima che  quell’uomo sfondasse l’ingresso. Messa in salvo la donna, ho passato il resto  della nottata a tranquillizzarla».

Ballerina professionista fino alla laurea,  dalla disciplina della danza la penalista milanese ha imparato molto: «Una cosa  di cui discuto spesso con le persone che frequentano il mio studio è la  necessità di rialzarsi dopo una caduta». Avrebbe potuto farsi strada nel  balletto, era ancora alle medie quando le proposero la Scala: «Io però ho  preferito lo studio e realizzarmi con una mia professione. Ma aver cominciato a  ballare a 5 anni mi ha formato. Oggi so stringere i denti quando le cose vanno  male e so esibirmi in pubblico. Nel mio lavoro parli, parli, parli e devi sempre  dimostrare qualcosa ».

In Italia quasi 7 milioni di donne hanno subìto nel corso  della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. E nel 62,7%  dei casi lo stupro è stato commesso dal partner o dall’ex di turno. Molto  spesso, dietro ciascuno di questi reati c’è il medesimo percorso. Un’escalation  di minacce e provocazioni che culminano nell’aggressione. «Quello della violenza  è un ciclo che si presenta quasi sempre nella stessa sequenza di avvenimenti»  racconta Sorgato. «Si comincia dalla denigrazione, le parole che tagliano e che  fanno male. Poi arrivano le prime violenze. Mi sono capitate clienti prese a  forchettate, addirittura a colpi di piccone. Aggressioni calate in un contesto  di sudditanza psicologica. Cominciano piano, durano a lungo e diventano sempre  più pericolose. Le vittime a volte neppure avvertono la polizia. Ho seguito  donne quasi affogate in una vaschetta di gelato o strozzate da una collana di perle. Altre  addirittura ustionate con un ferro da stiro».

Ed è a questo punto che bisogna  prestare maggiore attenzione e dimostrare coraggio. «Dopo i primi episodi, di  solito il marito-aggressore cambia registro, annusa la possibilità di una  denuncia e allora diventa un cagnolino scodinzolante. Chiede perdono, si mette  in riga. Insomma fa di tutto per intenerire la propria compagna e scansare il  processo. Noi la chiamiamo fase “luna di miele”». Purtroppo, non c’è da fidarsi:  «È matematico. Il violento recidivo tornerà a fare del male. Per questo bisogna  denunciare. Sempre». Di notte, quando il telefono squilla con un’emergenza in  corso, anche un’altra persona si sveglia a casa Sorgato: «È il mio compagno,  stiamo insieme da 4 anni, lui fa l’architetto e ha dovuto imparare a convivere  con i miei orari impossibili. Non penso sia contento di vedermi così poco, ma è  orgoglioso del lavoro che faccio e del sostegno che offro a così tante persone  nei momenti difficili. Quando una cliente ci sveglia di soprassalto per  supplicare il mio aiuto, lui si offre di accompagnarmi da lei».

TU CONOSCI I TUOI DIRITTI? ECCO LE REGOLE PER DIFENDERTI

Giù le mani dalle  donne” (Mondadori) è il decalogo antiviolenza scritto da Alessia Sorgato,  l’avvocato che da 20 anni aiuta le vittime delle aggressioni domestiche a uscire  dal silenzio. Tutte le mogli, fidanzate, compagne dovrebbero leggerlo per  imparare a conoscere i propri diritti in caso abusi. Ecco, in sintesi, i  consigli della penalista.

1) Se una donna continua a subire violenze e abusi  solo perché non ha una propria autonomia economica, può chiedere e ricevere il  patrocinio dello Stato, che le assegnerà un avvocato specializzato in materia  sostenendo per lei ogni spesa processuale;

2) Un comportamento di sistematica  violenza economica perpetrata da un marito nei confronti della moglie,  privandola del minimo e necessario sostegno economico, può entrare nel novero  dei maltrattamenti e quindi costituire reato;

3) Chiunque sia testimone di una  violenza (come un vicino di casa), soprattutto quando essa sia protratta nel  tempo, può denunciare la situazione alle forze di Polizia, con la certezza di  mantenere nei confronti di vittime e carnefici l’anonimato;

4) Le denunce  utilizzate unicamente come forma di “rimprovero”, nei confronti di un uomo  violento, e poi ritirate, su richiesta del maltrattante “pentito”, non sono mai  risolutive.

5) La remissione di querela da parte di una vittima, nei casi che la  legge considera talmente gravi da far procedere d’ufficio o considerare  irrevocabile la querela stessa , può non essere avvallata dall’autorità  giudiziaria, che proseguirà nell’iter processuale indipendentemente da eventuali  ripensamenti della diretta interessata;

6) Anche la rete può essere un contesto  per attuare molestie. Oggi il legislatore considera il così detto cyber stalking  come una forma aggravata della categoria degli “atti persecutori”. Le forze  dell’ordine specializzate in cyber stalking fanno capo alla Polizia Postale;

7)  La diffusione tramite e-mail, Facebook e altri social network e canali web di  immagini compromettenti, informazioni private, dati personali di terze persone,  può facilmente configurarsi come un reato di “diffamazione aggravata”;

8)  Camuffare la propria identità on- line, ai fini di recare danno o adescare una  persona di minore età è punibile penalmente con reclusione fino a un anno; Anche  la sola detenzione di materiale pedopornografico, ovvero contenente immagini e  video erotici con soggetti di minore età, costituisce reato;

9) È considerato  reato, includibile nella categoria “atti di violenza sessuale”, non solo lo  stupro, ma anche il palpeggiamento o la coercizione al bacio;

10) Essendo  decaduto il principio del “debito coniugale” è denunciabile anche un marito che  obbliga la moglie a “concedersi” o ad accettare modalità di rapporto sessuale  non volute.

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