Basta con i baby fashion victim!

Cosa provate quando guardate una delle infinite foto di Suri Cruise? Ci sono centinaia di blog dedicati a lei, io ne ho aperto uno a caso: suricruisefashionblog. Si vede Suri dal gelataio, Suri all’aeroporto, Suri al tavolo di un caffè, Suri in un grande magazzino, Suri che va a trovare i nonni. Sotto ogni punto di vista, Suri fa le cose che fanno le bambine di cinque, sei anni. E, come tutte, le fa tenendo per mano la mamma (Katie Holmes), molto meno, ora che si sono separati, il papà (Tom Cruise). È vero che, essendo figlia (unica) di una star, Suri va dal gelataio sulla Quinta Strada, al ristorante nell’elegantissimo “Pastis” di Meatpacking a New York, a far spese nel mall più costoso di Hollywood, passa in aeroporto all’incirca ogni settimana, e va a trovare i nonni materni a Toledo in limousine. Ma si può capire. La cosa tragica è che la povera bambina fa tutte queste cose mascherata da donna. Di più: da donna cretina schiava della moda. Ovvero, con un termine che sembra carino, ma a me fa una infinita tristezza, “fashion victim”. Le fashion victim adulte devono rimproverare solo se stesse, ma una bambina di sei anni come fa? La povera Suri, plagiata da una madre che l’ha trattata ed esposta come una borsa fin da quando era neonata, mostra nelle foto un sorriso smarrito, che stringe il cuore. Perché Suri non va in giro a fare le cose che fanno i bambini vestita da bambina. No, proprio no. Suri è il manifesto, l’appendice, l’esca per i fotografi di sua madre. E dunque, quando esce di casa, porta abitini a trapezio di Marc Jacobs, mini pitonate di Versace, catene di diamanti al collo, camicie di Chloè, borse di Gucci. E tacchi. Décolletées, sandali sexy a listelli e presto, pare, una collezione di scarpe che la mamma ha chiesto di disegnare per lei a Louboutin. Tragicamente, la povera Suri è finita al 21esimo posto nella classifica delle donne più eleganti del mondo, prima di Sarah Jessica Parker e Keira Knightley. Può Suri, così abbigliata, giocare, saltare, azzuffarsi con gli amichetti, salire sugli alberi o anche, meno pericolosamente, sulle giostre? No, è chiaro. I suoi vestiti fashion sono la sua prigione. E Noah Lindsay Cyrus, figlia del cantante Billy Ray, come porterà addosso i suoi 11 anni vestita di un minidress di pizzo nero, completato con collant neri velati e tronchetti sadomaso con borchie e cavigliera? E Willow Smith, figlia di Will e Jada Pinketts, si sentirà ancora bambina con il piercing sulla lingua che festeggia i suoi 11 anni? Il povero Maddox, figlio di Brangelina (Jolie-Pitt), ha la cresta colorata da quando aveva due anni, Presley, figlio di Cindy Crawford, ha otto anni e i capelli tinti platino, porta mascara e fard e, certe volte, la mamma gli illumina le labbra con il gloss. Romeo Beckham non esce senza i suoi Ray-ban da quando aveva tre anni e ora che ne ha dieci, disegna da due anni la sua personale linea di occhiali da sole. Ivy Blue, mesi tre, figlia di Beyoncé, porta scarpine da neonato disegnate da Marc Jacobs e accompagna la mamma sul palco attaccata al suo portabiberon Roberto Cavalli. Si capisce (ed è lodevole, pensando all’economia globale) che i brand del lusso abbiano da qualche tempo fiutato la tendenza e producano adesso linee apposite da 0 a 12 anni. Ma ci sono brand che vestono i bambini da bambini e altri che li trasformano in nanetti mostruosi. Minicopie della mamma e del papà, microuomini e microdonne invecchiati di decenni nei cinque minuti in cui si sono vestiti. Creature da circo, che la mamma esibisce come un accessorio. Le “baby fashion victim” non sono argomento per sorridere, secondo me. Sono capi di accusa.Perché ci dimostrano una spaventosa verità: noi adulti stiamo privando i nostri bambini della loro infanzia. Vestirli da adulti nani è solo l’ultima delle violenze. Si somma al carico di responsabilità che gli assegniamo (riuscire in tutto, praticare infiniti sport, suonare almeno uno strumento, imparare l’inglese a due anni, leggere prima di tutti, usare il pc prima di tutti), al carico di richieste emotive che gli infliggiamo (sei l’ometto della mamma, quando la mamma è sola; ti piace la nuova amica di papà?). Va insieme alla nostra latitanza genitoriale (ti sembra che potrebbe forse essere l’ora giusta per andare a letto? O vuoi vedere ancora i cartoni? Ti va di andare all’asilo stamattina? Vuoi il latte o la Coca-Cola per colazione?). È, alla fine, secondo me, un modo per liberarsi di loro, delle loro esigenze di bambini, e trasformarli, anche nell’aspetto, in adulti di cui si è autorizzati a disinteressarsi. Perché i bambini, quando sono bambini, sono una fatica tremenda. E noi abbiamo già così tanto da fare. Come diventeranno, da grandi, questi piccoli che sono stati solo adulti? Le bambine che vanno in giro con la manicure, la pedicure, i gioielli, i sandali col tacco. I bambini che portano il chiodo di pelle come papà, gli stivali da moto, lo smoking. Cosa penseranno, di noi, dietro i loro sguardi arresi o strafottenti? Certo, i figli delle star stanno peggio di tutti, devono essere star da quando nascono e si capisce che poi, in tanti, finiscano drogati, o violenti, o disperati. Ma anche i nostri figli non scherzano, andate a vederli, quando escono dalla scuola elementare: le bambine truccate, col piumino fashion e le sneakers argento, i maschi vestiti come Michael Jackson o con il completo gessato.Per fortuna (e io sono ottimista) i bambini non sono scemi. E sanno farsi rispettare. Infatti cosa fa Suri? Il più delle volte, inciampa sui tacchi e perde le sue Marc Jacobs. La mamma corre a riprenderle, e i fotografi scattano. Io sarò cattiva, ma spero che Katie Holmes inciampi, e perda anche le sue. E voi?

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A 6 anni la figlia di Katie Holmes e Tom Cruise è entrata nella classifica delle donne più eleganti del mondo. Non è una notizia che fa sorridere. È triste. Travestire un bambino da piccolo adulto significa ignorare i suoi bisogni. Una riflessione forte, che non riguarda solo i genitori vip

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