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Anche i bambini giocano d’azzardo

di Flora Casalinuovo
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Oggi si inizia a scommettere a 13 anni, attirati da slot, ruote della fortuna e vincite facili. Sotto accusa le macchinette “ticket redemption”, che al posto dei soldi regalano premi: in Italia ne esistono 12.000. Ecco perché sono un pericolo per i nostri figli

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Oggi si inizia a scommettere a 13 anni, attirati da slot, ruote della fortuna e vincite facili. Sotto accusa le macchinette “ticket redemption”, che al posto dei soldi regalano premi: in Italia ne esistono 12.000. Ecco perché sono un pericolo per i nostri figli

Si chiamano “corner dell’azzardo” e la Legge di stabilità, in approvazione in Parlamento, dovrebbe prevedere un bando per aprirne 5.000 in più in tutta Italia. Perché slot e macchinette, si sa, fanno cassa. Quello che non si sa è che oggi la questione riguarda anche gli adolescenti. Il 49% dei ragazzini tra i 15 e i 19 anni ha provato questa esperienza almeno una volta nell’ultimo anno, il 7% è un giocatore “problematico”, il 3% patologico. Lo dice la Relazione 2015 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia.

La Società di pediatria, invece, sottolinea che il battesimo in questo mondo avviene prima dei 13 anni. Già, perché nel nostro Paese aprono senza sosta i corner dedicati alle “ticket redemption”, macchinette che possono essere usate anche dagli under 15.

LE TRAPPOLE DELLE MINI LAS VEGAS  Dove una volta c’erano biliardini e videogames della Formula Uno ora dominano slot machine, roulette e ruote della fortuna colorate e scintillanti. Ecco le “ticket redemption”, le sale prese d’assalto da bambini che frequentano le elementari o, al massimo, sfrecciano sul motorino. Il rito va in scena ogni fine settimana in un centro commerciale alle porte di Milano, ma potrebbe accadere ovunque. Mamme e papà vengono per una pizza o un film e i figli si fermano a sfidare la fortuna. Il meccanismo è semplice: le macchinette assomigliano a quelle classiche per adulti, ogni giocata costa in media 1 euro, non si vincono soldi ma bigliettini. Che si collezionano per avere in cambio diversi premi, dal buono per il cinema al tablet. Il sabato sera la sala è zeppa, ma anche durante la settimana è ben frequentata. I “clienti” più assidui? I maschi, dagli 8 anni in su, che in 10 minuti si bruciano almeno 15 euro, cullati dal tintinnio delle monete e dalla musica che fa da sottofondo alle slot.

I RISCHI DELLA DIPENDENZA  Il fenomeno è poco monitorato, l’unica certezza si racchiude in quel 3% di giocatori patologici fotografati dalla Relazione sulle tossicodipendenze. Fanno impressione, però, le storie di questi ragazzini che alla roulette perdono l’adolescenza. Come Marco, 16 anni, che nell’ultimo mese ha già saltato la scuola 4 volte per andare alle slot. Lì spende la paghetta e cerca di conquistare le coetanee. O Manuel, che frequenta la seconda media, si addormenta sul banco e non vuole più andare alle lezioni di nuoto perché giocare, anche la sera tardi davanti al pc, è molto più interessante. «Questi sono casi estremi che hanno bisogno del sostegno di uno psicologo. Però non dobbiamo sottovalutare l’impatto del mondo “redemption” sui nostri figli» avverte Fulvia Prever, psicoterapeuta, segretario direttivo dell’Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio.

«Quando li lasciamo davanti alle macchinette diamo loro un messaggio sbagliato, ovvero che nella vita non servono talento e impegno ma solo fortuna. Le slot, inoltre, creano una specie di trance, di dipendenza, si usano da soli senza socializzare. Il gioco significa regole, spirito di squadra, creatività, fantasia, sudore. Qui non c’è nulla di tutto ciò». E non mancano i rischi anche sul fronte educativo. «Si instaura un rapporto distorto con il denaro» spiega Massimo Lussignoli, pedagogista a Brescia ed esperto del problema. «Dovremmo insegnare ai ragazzi che dietro ai soldi ci sono lavoro e fatica ed esistono regole per meritarseli. Invece con l’azzardo se ne sprecano parecchi in pochi secondi. Questi giochi, poi, agiscono su zone del cervello deputate al piacere e danno adrenalina: stimoli troppo forti per bambini di 11 anni. È come mettere Davide di fronte a Golia».

LE SCAPPATOIE DELLA LEGGE L’azzardo è vietato ai minorenni, eppure le sale proliferano indisturbate. Come è possibile? «Il Codice penale confina il gioco nei casinò. Nel 2003 il Testo unico della legge di pubblica sicurezza ha dato il via libera a videolottery e simili nei bar e nei locali» spiega Marco Dotti, portavoce del Movimento No Slot, autore del saggio Slot city. Milano-Brianza e ritorno (RoundRobin). «A livello legislativo l’azzardo implica sempre una vincita in denaro, invece con le “ticket redemption” non si portano a casa soldi: è la scappatoia che permette il loro dilagare. In Italia se ne contano almeno 12.000, un quinto di tutto il mercato europeo. Insomma, stiamo crescendo una generazione di futuri giocatori».

LE NUOVE APP  Il 43% dei preadolescenti compra i Gratta e Vinci, il 60% scommette online. I dati arrivano da uno studio delle università di Torino, Padova e Siena. «Sembrano gesti innocui, ma sono pericolosi perché abituano i ragazzi a considerare l’azzardo una normalità» nota Simone Feder, psicologo della Casa del Giovane di Pavia e giudice del Tribunale dei Minorenni di Milano. «Se digitiamo la parola “slot” su Google, troviamo 30.000 giochi, spesso gratis, a disposizione dei nostri figli senza filtri. In commercio ci sono più di 60 app con baby roulette e quando li scarichi compare la scritta “adatto ai bimbi da 4 a 8 anni”. È assurdo. E che dire delle macchinette che campeggiano nei bar o negli Autogrill, spesso di fianco ai baby parking? Lì si vedono papà che passano la mattina con i figli in braccio. È ora di aprire gli occhi e fermare il fenomeno. Anche se l’azzardo è un business da 84 miliardi di euro l’anno non possiamo lucrare sui piccoli».

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