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A migliaia vengono seviziati impunemente. Eppure c'è una legge per punire queste crudeltà. Ma nessuno è stato condannato

A migliaia vengono seviziati impunemente. Eppure c'è una legge per punire queste crudeltà. Ma nessuno è stato condannato

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Pippo l'hanno trovato in un bidone della spazzatura. Ancora vivo. Era un cagnetto marrone e nero. E la pettorina guinzaglio che aveva addosso, forse dai primi mesi di vita, gli era entrata nella carne. Come una catena di stoffa a testimoniare la sua prigionia. Antonietta Zarrelli, anima e motore dell'Ufficio Tutela degli animali di La Spezia, se l'è visto arrivare una mattina di un mese fa. Piccolo straccio di ossa e pelle. «Non un guaito, né un lamento. Soltanto gli occhi che mi guardavano rassegnati... lo hanno torturato per anni, e buttandolo ancora vivo volevano farlo tritare da un camion della spazzatura».

Antonietta ogni giorno vede quello che non si può vedere. «L'abbiamo curato per un mese disperatamente. Non ce l'ha fatta. Resterà per tutti noi di questo ufficio il simbolo del dolore di tutti gli animali seviziati del Paese. Un dolore che nessuno in Italia è capace di vendicare». La signora Zarrelli ha il coraggio di scoprire una vergogna che pochi dicono. Che pochi sanno. A un anno dall'entrata in vigore della legge 189 che avrebbe dovuto punire, fermare e arrestare (fino a tre anni di carcere) gli orchi degli animali, nemmeno una condanna, non una, da parte della magistratura.

Per saperne di più:

Il sito dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali)

Cani impiccati, crocefissi con fiocine e siringhe, passati per lame e coltelli, abbandonati come avanzi dentro spazzature e strade. Gatti neonati usati come esca da pescatori mostri. Cuccioli annegati e soffocati dentro sacchi di plastica. E ancora criceti e uccelli, cavalli e mucche, scimmiette e galline. Una strage accertata e denunciata dall'Osservatorio reati contro gli animali dell'Enpa con il suo primo rapporto annuale. Invano! «Fino a oggi i ministeri della Salute e dell'Interno non hanno ancora varato i regolamenti che attuano la legge». Lo dice tristemente Paolo Manzi, che dell'Ente nazionale protezione animali (Enpa) è presidente.

E aggiunge che il rapporto è una amena galleria degli orrori. «La verità è che casi e indagini raccontano solo un quarto delle sevizie sugli animali». Vero. In un Paese dove si abbandonano ancora bambini sulle scale di case e di chiese, chi si preoccupa di una cagnolina amputata dalla falciatrice di un distratto agricoltore che l'ha lasciata dissanguata in mezzo all'erba (Brescia, marzo 2005)? Chi si ferma a raccogliere una cagnetta investita col suo cucciolo (Crotone, febbraio 2005) che rimangono sulla strada morenti per 24 ore? Chi si occupa di denunciare il responsabile di una nave che porta dall'Argentina più di mille cavalli piagati, scheletri, schiattati di sete (La Spezia, ottobre 2004)? Chi infine e soprattutto punisce il killer che ammazza il suo dobermann a bastonate per non essere stato obbedito all'istante (Milano, giugno 2005)? Un anno fa avevamo sperato.

Finalmente in questo Paese, come in Inghilterra e come altrove in Europa, magistratura e procure saranno obbligati a giudicare. A far pagare i serial killer di povere bestie trattate come pezzi di ricambio senza anima. Né dolore. Oggi la speranza diventa illusione. E poi delusione. Mai però rassegnazione.

Per saperne di più:

Il sito dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali)

>>I numeri della strage

Sono 1.066 i casi di maltrattamento accertati dal primo rapporto annuale  dell'Osservatorio reati contro gli animali. Le bestiole coinvolte sono 72.812, e  40.810  sono state uccise. Nel 41% dei casi i responsabili restano sconosciuti. La regione con il più alto numero di  sevizie è la Lombardia, seguita dall'Emilia Romagna.

Per saperne di più:

Il sito dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali)

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