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Bianchi, neri, gialli: ma perché non riusciamo a convivere in pace?

di Sabrina Barbieri
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Quest'estate Afef ha lanciato una proposta: creiamo un gruppo misto, ha detto, dove cristiani, arabi ed ebrei si parlino. E diano consulenze al governo. Un'ingenuità o un'idea geniale? Noi ci abbiamoprovato. Risultato: anche in un innocente esperimento intendersi è stato difficile. Molto difficile

Quest'estate Afef ha lanciato una proposta: creiamo un gruppo misto, ha detto, dove cristiani, arabi ed ebrei si parlino. E diano consulenze al governo. Un'ingenuità o un'idea geniale? Noi ci abbiamoprovato. Risultato: anche in un innocente esperimento intendersi è stato difficile. Molto difficile

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Battagliera come sempre, l'ex modella tunisina Afef Jnifen a fine agosto ha lanciato una proposta: riunire un comitato di consulenti, italiani e non, che aiutino il governo a capire meglio il mondo arabo e l'Islam. Abbiamo colto al volo l'idea e provato a creare un laboratorio per vedere che cosa succede se mettiamo attorno a un tavolo persone di cultura, religione e colore della pelle diversi. Hanno accettato l'invito in sette: due cattolici (un italiano e un ruandese), due musulmani (un'italiana e un senegalese), un'ebrea (italiana ma residente a Gerusalemme) e due atei (un italiano e un cinese). Dopo tre ore, abbiamo toccato con mano quanto sia difficile arrivare a un accordo quando si cerca di capire cosa ci unisce e cosa ci divide.

Donna Moderna: «Una società in cui convivono pacificamente razze e culture diverse è un sogno realizzabile?».

Vittorio Feltri: «In teoria sì, è un'aspirazione legittima. In pratica no, è molto difficile. Soprattutto se di mezzo ci sono anche le differenze religiose. C'è gente che commette le azioni più atroci in nome del proprio Dio. Se fossimo tutti atei ci sarebbero meno problemi».

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Chiara Ferrero: «Se fossimo tutti atei, la penseremmo tutti nello stesso modo e non staremmo qui a discutere. Ma siccome non siamo atei, dobbiamo rispettare ogni religione».

Vittorio Feltri: «Il mio era un paradosso. Intendevo dire che prima di qualsiasi dettato religioso vengono le leggi statali. Non posso concepire, nel 2005, uno Stato che non sia laico e le cui norme non siano rispettate da tutti indipendentemente dalla religione. I musulmani non ci chiedano la poligamia. La nostra legge non la consente».

Fiamma Nirenstein: «Sono d'accordo. L'integrazione è possibile soltanto con le culture e le religioni che accettano la democrazia. I suoi principi, nati dal pensiero giudaico e cristiano, sono un valore che noi occidentali abbiamo il dovere di consegnare ai nostri figli. Non possiamo scendere a patti con chi democratico non è».

Jean Claude Mugabo: «Ma ormai la democrazia è un valore per tutti. Sono appena stato in Burundi. Anche lì, in un Paese devastato dalla povertà e dalla guerra, lottano per averla».

Fiamma Nirenstein: «Non è vero. Secondo voi è democratico chi pensa che le donne siano inferiori all'uomo e debbano andare in giro velate?».

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Chiara Ferrero: «Guardi che quello a cui lei sta pensando non è il vero Islam. La discriminazione contro le donne esiste e va condannata. Ma non nasce dalla fede: deriva da un'interpretazione politica estremista della religione. Purtroppo si parla più di questo Islam che di quello moderato».

Vittorio Feltri: «Io vorrei che qualcuno mi spiegasse come mai tutti questi moderati non sono ancora riusciti a soffocare quei quattro delinquenti. Quattro secondo loro, per me sono molti di più».

Chen Weirong: «Se tutto il male viene da queste benedette religioni, perché non ci accordiamo sui valori laici?».

Ersilio Tonini: «Un momento! La questione fondamentale è questa: cos'è l'uomo. Quindi, per arrivare a un dialogo dobbiamo partire dalle risposte che le diverse religioni danno alla stessa domanda: "Che cosa rende gli uomini diversi dagli altri esseri viventi?". Aristotele e Platone ci hanno insegnato che la discriminante essenziale è il pensiero. Fino al 1300 l'Islam, l'ebraismo e il cristianesimo condividevano il pensiero dei filosofi dell'antica Grecia. Poi l'Islam ha cominciato a dire che l'unico principio di verità è il Corano, mettendo in secondo piano la ragione. Allora è iniziata la crisi con le altre fedi».

Chiara Ferrero: «Cardinale, ma questa identità comune c'è ancora! Negli ultimi giorni anche noi musulmani, come tutti gli ebrei, i cattolici e i laici, siamo rimasti inorriditi dalla distruzione delle sinagoghe a Gaza».

Idris Sanneh: «Non penserete mica che per i musulmani di oggi Osama Bin Laden rappresenti la verità?».

Fiamma Nirenstein: «E allora abbiate il coraggio di dire che nelle moschee non si devono reclutare terroristi».

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Idris Sanneh: «Io lo dico! Se incontrassi Bin Laden, lo prenderei a calci per tutto il male che sta facendo».

Donna Moderna: «Non dimentichiamo i problemi quotidiani. La scuola, per esempio. A Milano un istituto islamico è stato appena chiuso per motivi sanitari. E il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti ha detto che i bambini musulmani devono frequentare le scuole statali e che le ragazze sono libere di portare il velo in aula. Voi che ne pensate?».

Idris Sanneh: «I cattolici hanno le loro scuole, non vedo perché non debbano averle i musulmani».

Vittorio Feltri: «Ma se le costruiscano con i loro soldi e se le mantengano pagando le rette. Se vogliono una scuola gratuita, vadano in quelle statali e imparino le cose che insegniamo noi».

Chiara Ferrero: «Io sono un'italiana convertita all'Islam. I nostri figli noi li mandiamo alle scuole pubbliche, perché non vogliamo ghetti».

Jean Claude Mugabo: «Parliamo tanto di Islam, ma la maggior parte degli immigrati che arrivano qui in Italia sono cristiani. Io stesso sono cattolico».

Donna Moderna: «Cosa vuole dire?».

Jean Claude Mugabo: «Smettiamo di essere ipocriti. I problemi di integrazione nascono quando c'è la paura del diverso o la cultura dominante vuole imporsi. Invece, ognuno deve avere il diritto di vivere a modo suo e di seguire la propria religione. Rispettando le leggi del Paese in cui si trova, è chiaro».

Fiamma Nirenstein: «Più che rispetto e desiderio di integrarsi, io vedo un grande risentimento da parte di tanti immigrati».

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Idris Sanneh: «Ma cosa dice? Io sono qui perché amo questo Paese. Da ragazzo avevo la possibilità di scegliere due borse di studio: una a Perugia, una negli Stati Uniti. Sono venuto qua perché sento l'Italia vicina».

Chen Weirong: «Anche noi cinesi, che sembriamo così chiusi, vogliamo integrarci. Finora ce lo ha impedito la lingua. Ma, con la nuova generazione di ragazzi nati e cresciuti in Italia, molte barriere saranno abbattute».

Donna Moderna: «È facile dire che bisogna rispettare le leggi. Il problema è il loro contenuto, su questo si litiga. Per esempio, le norme sull'immigrazione. Come le vorreste?».

Vittorio Feltri: «Non possiamo sopportare oltre il problema dei clandestini: si tratta di gente costretta a sopravvivere ai margini della società e quindi disposta a tutto, anche a delinquere. In queste condizioni come si può pensare di parlare di convivenza? Servono sanzioni severe, da applicare subito. E poi dovremmo selezionare gli immigrati nel momento in cui arrivano».

Jean Claude Mugabo: «E che facciamo, diciamo: "Cara Albania, mandami dieci immigrati ma solo se sono onesti"? Oppure: "Dal Marocco ne prendiamo 20 purché bravi"? Mi sembra un ragionamento difficile e pericoloso, perché viola un diritto sacrosanto: l'uomo ha la libertà di andare dove vuole. I ricchi possono spostarsi in tutto il mondo, perché ai poveri vogliamo mettere le catene?».

Ersilio Tonini: «Dobbiamo seguire questo principio: le leggi sono accettabili quando fanno di ogni uomo un fine, e mai un mezzo. Quando proteggono il più debole».

Donna Moderna: «Cosa pensate del diritto di voto agli immigrati?»

Jean Claude Mugabo: «Sono in Italia da 20 anni e ancora non posso votare. Mi considerate un ospite? Allora cacciatemi via. Prima, però, voglio ricordarvi che noi stranieri paghiamo le tasse, anche più di voi italiani: lo 0,50 per cento in più, per la precisione».

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Idris Sanneh: «Non ha senso non far votare chi vive, lavora e paga le tasse».

Vittorio Feltri: «Hanno ragione. Dopo un certo numero di anni, un immigrato che abita in Italia deve avere il diritto di voto, almeno alle elezioni amministrative».

Donna Moderna: «Perlomeno su questo punto siete d'accordo. Ma, alla fine, la convivenza è possibile?».

Ersilio Tonini: «Gli esperti prevedono che nel 2050 in Europa ci saranno 63 milioni di extracomunitari. Quindi dobbiamo lavorare per un futuro di pace. Come ci si arriva? Trattando ogni straniero come uno di noi. Solo che chi affitta a un immigrato due stanze umide per 500 euro al mese senza contratto quel futuro lo sta già avvelenando».

Jean Claude Mugabo: «Adesso c'è ancora una montagna di problemi. Ma almeno mi fanno ben sperare i bambini che incontro quando giro per le scuole. Sono sicuramente più pronti dei genitori ad accettare chi è diverso da loro».

Idris Sanneh: «Voi avete ragione. Ma non vedo tutta questa volontà di trattare gli immigrati come se fossero italiani. Almeno a Brescia, dove vivo. E pensare che sono gli stranieri a mandare avanti le fabbriche».

Quanti sono gli stranieri che vivono in Italia

Secondo il Dossier immigrazione della Caritas, che sarà pubblicato interamente alla fine di ottobre,

sono 2.730.000 gli immigrati che abitano nel nostro Paese. Di questi solo il 10 per cento arriva dai Paesi dell'Unione europea. Oltre 600 mila sono gli africani, poco meno di 500 mila gli asiatici, 300 mila i sudamericani. L'Islam è diventata la seconda religione, con un milione e

mezzo di fedeli e 20 mila italiani convertiti al credo di Allah.

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