La blogterapia per affrontare il tumore: l’eredità di Wondy

Credits: Ansa
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di

Annaleni Pozzoli

Un'opinione di:
Giornalista scientifica, mamma adorante di due femmine, moglie di un appassionato insegnante di...

«Wondy ha perso la sua battaglia». Inizia così Alessandro Milan la sua lunga lettera d'amore alla moglie Francesca Del Rosso, 42 anni, giornalista, scrittrice e blogger morta per un tumore con cui ha lottato per anni. Ma sempre con il sorriso sulle labbra.

Wondy, ovvero Wonder Woman, era il suo soprannome e il titolo di uno dei suoi libri: Wondy, Ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro.

Qui Francesca Del Rosso ha raccolto le chemioavventure, come le ha definite, raccontate nel suo blog (francescadelrosso.it). Che ha iniziato a scrivere dopo il secondo tumore, convinta che una battuta possa dare la forza di una medicina.

E, come ha spiegato nel 2014 a Donna Moderna in un articolo sulla blogterapia contro il cancro: «Ho pensato che potesse servire ad altre donne come me. La malattia crea un feeling speciale che abbatte subito le barriere. E Di Wondy in giro ce ne sono veramente tante, perché il tumore ti fa tirare fuori le palle. E quelle sono meglio dei superpoteri».

Come lei tante altre donne scrivendo sul web di chemioterapia, interventi, nausee e capelli che cadono riescono ad affrontare meglio e con meno paure il tumore. Negli Usa le chiamano cancer blogger e condividendo la loro storia, le ansie, le sofferenze, ma anche le speranze e i sorrisi, si fanno e fanno coraggio alle altre donne che stanno vivendo la stessa esperienza.

Quanto sia importante e d’aiuto parlare e scrivere della malattia lo confermano anche le centinaia di lettrici di Wondy che hanno scritto sul suo profilo Facebook. Una per tutte: «Non ti conoscevo di persona ma la tua storia era la mia storia. Ho affrontato il tumore come lo avevi affrontato tu, sempre con il sorriso e con la determinazione di averla vinta su di lui. Hai dato coraggio a tante di noi che hanno dovuto lottare contro quei dannati "sassolini" e grazie a te ci siamo sentite meno sole».

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