Blue Whale spiegato da una teenager

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di

Isabella Colombo

L'inviato delle Iene ha ammesso che alcuni video del suo servizio sono falsi: noi abbiamo domandato a un’adolescente, un esperto di web e uno psicoterapeuta che cosa c'è dietro l'ossessione per fenomeni come il Blue Whale

Aggiornamento all'8 giugno 2017

In un'intervista rilasciata a Selvaggia Lucarelli per Il Fatto Quotidianol’inviato delle Iene Matteo Viviani ha ammesso di aver inserito dei video falsi nel servizio in cui ha raccontato Blue Whale. Fra le polemiche susseguitesi al servizio e la difficoltà di trovare delle conferme che validassero la storia raccontata dalle Iene, incertezze di cui abbiamo dato conto anche sulle pagine di Donna Moderna, in molti hanno iniziato a mettere in dubbio l'autenticità dei video dei suicidi. Sulla pagina Facebook "Alici come prima", infatti, è stato dimostrato come in realtà quelle immagini disturbanti provenissero da video disparati e non fossero direttamente riconducibili nè alla Russia, nè al Blue Whale.

Nell'intervista con Lucarelli, Viviani dice di aver ricevuto i video da una tv russa su una chiavetta USB, aggiungendo: «Ammetto la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche». Viviani però ha anche difeso la scelta di diffonderli ugualmente perché, almeno secondo il suo parere, i video rimanevano «comunque esplicativi di quello di cui parlava il servizio». Il sito Valigia Blu ha fatto una ricostruzione puntuale della vicenda e di come è stata coperta dai media, sia russi che italiani, ricordando che, in particolare quando si parla di suicidio, i toni non dovrebbero mai essere allarmistici. Noi abbiamo domandato a un’adolescente, un esperto di web e uno psicoterapeuta che cosa c'è dietro l'ossessione per fenomeni come il Blue Whale che, appurato il ruolo non indifferente svolto dalla sbagliata copertura mediatica, presenta alcuni aspetti sui quali è interessante riflettere.

«Subiamo il fascino delle sfide estreme»

Bianca Chiabrando, 18 anni, autrice di A noi due, prof (Mondadori) che ha vinto il premio Bancarellino 2017. «La passione per le sfide estreme non è così insolita tra i ragazzi della mia età. Nessuno considera folle chi sogna di fare paracadutismo o base jumping. Nessuno dà del pazzo a chi sale su un aereo, vola fino a 4.000 metri di altezza e si getta nel vuoto. “Saltate, e prendetevi la vostra vita” recita la 50esima e ultima prova della Blue Whale Challenge. Ma, a differenza degli sport estremi, chi partecipa a Blue Whale non ha il paracadute. Ha un desiderio irrefrenabile di sfidare i propri limiti, ma senza essere interessato a vincerli. Il simbolo di questo fenomeno è la balena, che volontariamente si toglie la vita spiaggiandosi senza un apparente motivo. Però io credo che nessuno di noi sia davvero capace di giocare con la morte. Quindi, comprendere le ragioni che portano i miei coetanei a voler farsi del male è molto complicato per me. Probabilmente c’è chi prende questa decisione per via della tanta sofferenza provata. In un periodo come l’adolescenza è facile stare molto male, per molti motivi più o meno gravi: il fattore che potrebbe aiutarci ad arginare quanto sta accadendo è essere meno disattenti. Abbiamo 50 giorni per accorgerci se qualcuno intorno a noi è coinvolto in questa sfida, e provare a fermarlo. Non dimentichiamo che sotto le maniche di una camicia potrebbero esserci dei tagli sulla pelle, che a loro volta nascondono un dolore parecchio più profondo».

«Internet espone i più deboli»

Giovanni Ziccardi, docente di Informatica giuridica all’università Statale di Milano. «Nonostante il fenomeno Blue Whale presenti molti aspetti ancora oscuri, dovuti alla circolazione di notizie false, di suggestione diffusa e di possibili imitatori, la vicenda ha sollevato aspetti sui quali vale la pena riflettere. Per esempio, la possibilità che offre Internet di individuare soggetti che possono essere plagiati, condizionati. Così come è semplice oggi “profilare” qualcuno da un punto di vista commerciale, lo è anche individuare all’interno di forum e comunità gli adolescenti più vulnerabili. Amplificazione, condizionamento e imitazione fanno il resto. Attenzione, però: questo non è un problema solo tecnologico, affonda le radici nella vita sociale, nel disagio giovanile, nella mancanza di un controllo efficace sulle oltre 6 ore in media al giorno trascorse online da un adolescente. Spazio che viene occupato, per esempio, dai presunti tutor di Blue Whale che contattano i ragazzi».

«La morte è una soluzione spettacolare»

Matteo Lancini, psicoterapeuta, presidente della fondazione Minotauro attiva nell’aiuto agli adolescenti. «Da anni stiamo trasmettendo ai nostri figli l’assenza di un futuro. E ci sono ragazzi che di fronte alla mancanza di prospettive preferiscono sparire dalle scene. Che sia con il gioco della Balena Blu o con un selfie estremo davanti al treno in corsa. La novità è che questa voglia di sparire è sempre più spettacolarizzata: se non hai un futuro nel quale essere popolare almeno la morte può farti diventare tale. Va in questa direzione per esempio il concetto, proprio di Blue Whale, di postare le foto con i tagli alle braccia. Quando lavoriamo nelle scuole dove ci sono ragazzi che hanno tentato il suicidio notiamo come l’argomento sia di grande fascino e curiosità per i coetanei, il rischio emulazione è altissimo. Ma gli educatori, e i genitori in particolare, possono fare molto. Prima di tutto interessandosi alla vita dei loro figli sul web. Non ha molto senso regalare tablet e smartphone e poi fregarsene di quello che i ragazzini ci fanno. Più che chiedere “Cosa hai fatto a scuola?”, oggi dobbiamo imparare a chiedere “Come è andata online?”. Gran parte della loro vita è lì, ed è da loro che dobbiamo farci spiegare di cosa si parla su internet e cosa succede sui social network. Se si apre un canale di comunicazione su questo terreno è più facile captare eventuali pericoli».

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