Blue whale e i rischi veri delle notizie false in Rete

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Flora Casalinuovo

Blue whale, il famoso gioco virale che spingerebbe al suicidio, continua a far discutere. E se sono sempre di più gli esperti che lo definiscono una bufala, questo fenomeno ci spinge a interrogarci sulle fake news e sul potere di Internet

“Lo ammetto: ho partecipato al Blue whale”. Avrebbe sussurrato questa frase, prima di accasciarsi a terra, la 13enne di Pescara che ora è ricoverata in ospedale ad Ancona. Gli investigatori avrebbero sequestrato il cellulare e il computer della ragazzina per capire se stava davvero prendendo parte al pericoloso rituale. E se polizia e magistratura stanno facendo il loro lavoro, in Rete si rincorrono domande e dubbi: questo gioco che porta al suicidio è realtà o si tratta di una bufala che, purtroppo, sta travolgendo adolescenti troppo fragili?

Una realtà ingigantita

Le certezze sembrano ancora poche. «Andare a fondo è difficile: ci si trova davanti a chat o a social in russo con frasi in slang e sibilline e quando si cerca di contattare gli amministratori non si ottengono risposte» spiega Giovanni Ziccardi, professore di Informatica giuridica all'università degli Studi di Milano, autore del saggio Il libro digitale dei morti (Utet). «Di sicuro online si trovano parecchi siti che parlano di suicidio, soprattutto in Russia: tutto potrebbe essere partito da qui. Ma escluderei un fenomeno con grandi numeri. Non credo, per esempio, che gli oltre 150 morti di cui si parla siano tutti riconducibili a Blue whale. Tra l'altro, il presunto responsabile è stato arrestato l'anno scorso, è legato a una quindicina di episodi e non si sa se sia ancora detenuto». Insomma, i dubbi aumentano. «Ripeto: io non darei per scontato che questa gara con tanto di 50 step sia vera e così ben strutturata e articolata» prosegue Ziccardi. «Anche il famoso elenco delle regole e le foto che girano online non arrivano da fonti certe».

Così una bufala prende piede

Infatti, in questi giorni si moltiplicano esperti e giornali che bollano il fenomeno come una fake news. «Una fake news si basa su 3 principi: l'autorevolezza della provenienza; una forte dose di mistero; la credulità di chi la riceve e diffonde. In questo caso li ritroviamo tutti: la notizia arriva dalla Novaja Gazeta, un importante periodico russo, e in Italia è stata lanciata da Le Iene; la Russia è un Paese per noi carico di mistero e altrettanto suggestivi sono temi come la morte e la violenza; infine, i destinatari sono gli adolescenti, sempre suggestionabili e irrazionali, soprattutto se si tratta di ragazzini borderline, fragili e soli, che magari sono già vittime di bullismo». Se mescoliamo tutti questi fattori è facile capire come un fenomeno limitato a pochi casi, in Russia, si sia diffuso e nel giro di poche settimane abbia acquistato sempre più forza.

Il rischio emulazione

Peccato che una fake news di questo genere possa essere molto pericolosa. «Il rischio emulazione è dietro l'angolo» avverte l'esperto. «Però è anche sbagliato non parlarne e censurare la notizia. Anzi la questione può trasformarsi in un'occasione utile per insegnare ai nostri ragazzi a distinguere bufale e verità. Non farei discorsoni su onestà e valori, che hanno poca presa sui giovani. Piuttosto punterei sull'orgoglio, su una frase del tipo “sei troppo intelligente per cascarci...». Poi si può spiegare che qualsiasi cosa che si trova in Rete va verificata: per esempio, bisogna sempre chiedersi da dove arriva, chi è la fonte. Se non lo si capisce, se si hanno dubbi, se c'è anche la barriera di una lingua sconosciuta e si tratta di argomenti che spaventano, sempre meglio chiedere l'aiuto di un adulto. Va benissimo anche il fratello maggiore o un insegnante».

Il "megafono" Internet

Storie come questa ci devono anche far riflettere sull'enorme potere del web. «Online un episodio viene amplificato, la sua forza si centuplica» conclude Ziccardi. «Poi non si cancella, ne rimane per sempre una traccia. Infine, aggrega, tutti se ne interessano, dicono la loro ritrovandosi e sentendosi affini. Lo abbiamo visto anche nella storia dell'uomo che a Torino si è barricato in casa per 22 ore, minacciando di farla finita: sembrava una triste caso di cronaca locale ma lui ha messo su Facebook ogni sua azione, quindi è diventato un caso nazionale. Dobbiamo essere consci della forza amplificatrice della rete: non va demonizzata, ma ben compresa. Ogni pensiero, immagine, o idea che postiamo e diffondiamo può diventare eterna e inarrestabile».

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