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Non bulli ma criminali. E la legge che li punisce c’è già

di Oscar Puntel
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Dopo il caso della dodicenne che ha tentato il suicidio, si invoca una legge che punisca i bulli. In realtà, le leggi ci sono già. Ce lo dice un avvocato esperto di reati contro i soggetti deboli. Che lancia una precisa accusa: "i bulli sono criminali. E i genitori ne sono responsabili"

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Dopo il caso della dodicenne che ha tentato il suicidio, si invoca una legge che punisca i bulli. In realtà, le leggi ci sono già. Ce lo dice un avvocato esperto di reati contro i soggetti deboli. Che lancia una precisa accusa: "i bulli sono criminali. E i genitori ne sono responsabili"

Una dodicenne di Pordenone tenta il suicidio, lanciandosi dalla finestra di casa. Ora è salva, ma nelle lettere lasciate a genitori e compagni di classe aveva scritto: “Adesso sarete contenti”. Parole sibilline: il tribunale per i minori di Trieste sta indagando sul caso e ha disposto il sequestro degli strumenti informatici che la ragazza utilizzava per scoprire se è stata vittima di atti di cyber-bullismo. Tutto questo accade mentre si discute di introdurre un reato specifico proprio per questo genere particolare di stalking. Ci chiediamo: è giusto o la legge già tutela i nostri ragazzi? E noi genitori che cosa possiamo fare?

La responsabilità è dei genitori
Li chiamano bulli. Quasi a sottolineare che i loro comportamenti verso i coetanei siano delle 'ragazzate'. Spesso sono gli stessi genitori a minimizzare atteggiamenti e bravate che invece commesse da un adulto sarebbero dei veri e propri reati. Nulla di più sbagliato. Ci spiega Fabio Roia, magistrato del tribunale di Milano, dove si occupa di reati ai danni di soggetti deboli: “Il codice civile ha una norma precisa: i genitori sono responsabili dei comportamenti posti in essere dei figli minori, sul piano del risarcimento danni. Tant'è vero che, al processo, se non vogliono risponderne, devono dimostrare che quello che ha fatto loro figlio sia completamente estraneo ai loro programmi educativi, agli insegnamenti e alla loro 'impronta famigliare'. E, detto tra noi, questa è una prova che non viene mai raggiunta. I genitori lo sappiano: a Milano c'è stata una sentenza che ha condannato una coppia per gli atti di bullismo del figlio”.

Vittime: un ragazzo su due
Secondo l'ultima rilevazione Istat, poco più del 50% degli 11-17enni ha subito  episodi offensivi, non rispettosi o violenti da parte di altri ragazzi. Tra chi usa internet, il 5,9% denuncia azioni vessatorie continue tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di Cyber bullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).

Un daspo ai telefonini dei bulli
Fra le tante ipotesi che sono circolate sulla scia emotiva del fatto accaduto a Pordenone si è parlato anche di punire i responsabili di atti di cyberbullismo con un 'daspo' sugli smartphone. In pratica, si tratta di impedire l'utilizzo e l'accesso a tutti i dispositivi elettronici ai ragazzi a rischio. Un po' come l'allontanamento dei tifosi violenti dagli stadi. Una misura estrema. “Direi che in Italia non siamo in una condizione di assenza normativa. Abbiamo già le leggi per contrastare questi fenomeni, basta applicarle”, commenta il magistrato di Milano.

Non bulli, ma criminali
Fabio Roia incontra spesso i ragazzi delle scuole: “Qui c'è il problema di far capire ai ragazzi, specie agli adolescenti e ai preadolescenti che certi comportamenti che noi definiamo bullismo sono in realtà comportamenti criminali. Bullismo dà l'idea di un fenomeno sociologico, qualcosa che non si deve fare, ma che in fondo non è grave, è solo uno scherzo”. Si sgomberi il campo dai giri di parole e si dicano le cose chiare ai ragazzi, dice Roia: “Io quando parlo ai ragazzi porto degli esempi concreti, cose che nel loro gergo sono 'da bulli', ma che per la nostra giustizia sono 'reati': due di voi mettono le mani addosso a una ragazza o le toccano il seno? Violenza sessuale di gruppo, pena da 6 a 12 anno di reclusioni. Due di voi strattono un amico per avere dei soldi? E' rapina aggravata dall'essere in due persone. Se fosse un adulto risponderebbe da 4 anni a 6 mesi a 20 anni”.

Le leggi ci sono già
I ragazzi non sanno che nel nostro ordinamento giuridico c'è già la norma dello stalking aggravato dal mezzo informatico, grazie alla quale i ragazzi che importunano e vessano le loro vittime possono essere puniti. “Solo che i nostri ragazzi non la conoscono e non hanno la consapevolezza del disvalore del loro comportamento. Prendono i social network come un gioco, pensano che dietro l'apparente anonimato della rete tutto sia possibile, accettabile e lecito”. Le nostre leggi puniscono anche la diffusione di immagini riprese sul telefonino di rapporti consenzienti, caso già registrato dalla cronaca. “Anche in questo caso non è una bravata, ma un reato grave:  divulgazione di materiale a sfondo sessuale – pornografico”, aggiunge il magistrato del tribunale di Milano.

Due strade per uscirne
Prevenzione primaria, nelle scuole. Controllo a casa, da parte dei genitori. “Non mi stancherò mai di spiegare ai ragazzi che la rete, il web è una condizione di pericolo, che loro credono di fare bravate, ma che in realtà commettono 'delitti gravi', giusto per usare un termine da giurisprudenza. Gli insegnanti, poi, devono raccogliere segnali di eventuali disagi: quando c'è una vittima in classe, si vede quasi sempre nelle dinamiche fra compagni. E poi i genitori, che oggi sono assenti e tendono a minimizzare: controllate gli smarthphone, dovete sapere le attività di vostro figlio online e sui social. Giustificare come spavalderia, sfottò significa ridimensionare la gravità di un crimine, che se commesso da un adulto ha conseguenza molto gravi sul piano dell'erogazione della pena”.

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