del

Bullismo: combattiamolo insieme

di Maurizio Dalla Palma
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È ora di fare qualcosa. Ragazzi, mandateci un video. Girate piccoli film col vostro telefonino: ironici, creativi teneri. Per dimostrare a tutti che nel mondo dei giovani ci sono  anche bellezza, sport, gioco, fantasia, gentilezza, amore...(noi premieremo il video migliore). Parlatene sui nostri forum. Scaricate il nostro manifesto da firmare

È ora di fare qualcosa. Ragazzi, mandateci un video. Girate piccoli film col vostro telefonino: ironici, creativi teneri. Per dimostrare a tutti che nel mondo dei giovani ci sono  anche bellezza, sport, gioco, fantasia, gentilezza, amore...(noi premieremo il video migliore). Parlatene sui nostri forum. Scaricate il nostro manifesto da firmare

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Ragazzi minacciati, umiliati, aggrediti da coetanei senza più regole. È ora di fare qualcosa. Il nostro giornale, insieme alla fondazione per la difesa dei bambini e degli adolescenti della psicologa Maria Rita Parsi, ha scritto il manifesto che trovate linkato qui sotto. Genitori, insegnanti, studenti: diffondetelo, firmatelo e fatelo firmare. Tutte le firme verranno  consegnate al ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, che ha  istituito all'interno del Comitato scuola e legalità un gruppo antibullismo. I bulli amano filmare e diffondere le loro imprese su Internet? Ragazzi, usate la stessa arma, il cellulare: fategli capire che non sono eroi. Girate piccoli film col vostro telefonino: video ironici, creativi teneri. Per dimostrare a tutti che nel mondo dei giovani ci sono  anche bellezza, sport, gioco, fantasia, gentilezza, amore... Inviateci i vostri video a Li pubblicheremo sul nostro sito e premieremo i migliori.

Qui trovate il

manifesto contro il bullismo da stampare, firmare e inviare a Donna Moderna "Più belli meno bulli", casella postale 10962, 20185 Milano Isola Ferrovia

Chi è il bullo

Il bullo è un debole. Uno che ha bisogno della violenza per darsi un ruolo. Un primitivo delle relazioni umane. «È un ragazzo che non ha imparato a dialogare con gli altri» spiega la psicologa Maria Rita Parsi. «Ha bisogno di trovare una risposta immediata e sicura alle sue esigenze. Il linguaggio della violenza, oggi proposto dalla tv e dalla cronaca, permette di avere subito ragione, senza passare attraverso il confronto. Qualsiasi dialogo richiede la capacità di ascoltare il proprio interlocutore, di sentire le sue emozioni, di capire le sue ragioni. Qualità che non tutte le famiglie trasmettono ai figli. Il bullo non ha queste doti e cerca di affermarsi con il dominio e la sopraffazione». Il bullismo ha sempre a che fare con la vita di gruppo. «È come un gioco di ruolo dove ognuno ha la sua posizione: autori di violenze, spettatori, vittime» spiega Silvia Bonino, docente di psicologia dello sviluppo all'Università di Torino. «Il bullo è spesso un ragazzo che va male a scuola e proviene da una famiglia dove la violenza è di casa. O è il figlio viziato di genitori per bene, incapaci di dare regole e di punire le malefatte. Per mettersi in luce il ragazzo si scaglia contro il più debole del gruppo, la vittima. E si sente gratificato se altri compagni, gli spettatori, approvano le sue prodezze. Una dinamica da spezzare, per sconfiggere il bullismo».

Chi sono le vittime

Ci sono bambini destinati a essere vittime dei bulli. Determinati comportamenti, infatti, attirano le angherie. «La vittima prescelta è lo sfigato del gruppo, un compagno che contraddice i valori della maggioranza: può essere un ragazzo studioso in una classe dove tutti vanno male, o viceversa quello che ha brutti voti in un ambiente di primini» dice la sociologa Elena Buccoliero. «Tra le ragazze, si prendono di mira quelle che hanno uno stile diverso dalla maggioranza. Una compagna che fa sport, viene a scuola in tuta da ginnastica e non si trucca può essere derisa dalle studentesse carine e griffate». Il capro espiatorio ha un profilo psicologico ricorrente. È un ragazzo fragile. «I bambini che hanno un forte bisogno di accoglienza e affetto vanno incontro alla derisione» spiega la psicologa Maria Rita Parsi. «Un modo di fare troppo accondiscendente attira facilmente le violenze. Si arriva al punto che un bambino può farsi schiavo degli altri e offrirsi alle provocazioni pur di ricevere l'attenzione dei compagni. Un problema di affettività e di autostima che i genitori devono affrontare con l'aiuto di uno psicologo».

I dati

Otto ragazzi su dieci hanno assistito a violenze sui coetanei. Lo rivela una ricerca appena presentata dalla Società italiana di pediatria. Ma quanti sono i bulli e quante le vittime? La risposta varia con l’età. «Il bullismo è più presente alle elementari, dove 27 bambini su 100 prendono di mira i compagni con dispetti, insulti, botte. Mentre le vittime sono 40 su 100» spiega Marco Maggi, consulente educativo e autore con Elena Buccoliero di Bullismo, bullismi. «Alle medie i casi diminuiscono, ma sono più gravi. Circa 20 ragazzi su 100 fanno i bulli mentre le vittime sono 26 su 100». Alle superiori, alle angherie si aggiungono aggressioni e furti: ne è vittima un ragazzo su quattro, secondo una recente indagine coordinata da Maggi e Buccoliero.

Il bullismo femminile

Una raffica di episodi di bullismo al femminile. Dalle  violenze all’istituto artistico di Torino, che sono state riprese e messe su Internet da una ragazza, alla spedizione di un “branco rosa” contro una 15enne di Ferrara, il 10 novembre. «Una volta si pensava che il bullismo riguardasse solo i ragazzi, non è più così» spiega Elena Buccoliero, sociologa, autrice con Marco Maggi del libro Bullismo, bullismi. «Una ricerca del 2006 mostra che 9 ragazze su 100 fanno le bulle alle elementari e alle medie. Prevalgono le angherie psicologiche come maldicenze, bugie, esclusione della rivale dal gruppo. Ma da qualche anno sono comparsi anche i pestaggi e le estorsioni proprio come fanno i maschi».

Perché filmano le violenze

Riprendere le violenze con il cellulare e metterle su Internet: è l'ultima tendenza del bullismo. Ma perché i ragazzi filmano le loro imprese? «Le immagini registrate sono una versione cinematografica della realtà» spiega la psicologa Maria Rita Parsi. «Gli insulti, le botte, gli stupri sembrano meno gravi perché diventano un film. I protagonisti si sentono attori e anche le vittime vengono considerate tali. La violenza, il senso di colpa sono  vissute a distanza, dietro il velo della finzione. E i bulli agiscono senza remore. Si sentono come dentro un reality show. E si ispirano alla tv violenta, ai film. E a videogames come Rule of the rose, dove una ragazza subisce violenze fisiche e psicologiche, o Canis canem edit, sul bullismo in una scuola. Non servono a scaricare l'aggressività: al contrario, la stimolano».

Tuo figlio è una vittima? Attento a questi segnali

Lo psicologo Nicola Iannaccone, ex coordinatore del progetto della Asl di Milano Stop al bullismo, ha elaborato questo test per scoprire se tuo figlio è vittima del bullismo. Somma i punti per ogni risposta positiva (zero se la risposta è no) e leggi il risultato.

A Tuo figlio mostra disinteresse per la scuola e ha un improvviso calo nel rendimento. 3 punti.

B Ha mal di testa, mal di pancia o scarso appetito prima di andare a scuola. 2 punti.

C Torna da scuola senza entusiasmo. 3 punti.

D Fa i compiti per i compagni. 3 punti.

E Piange e non vuole più andare a scuola senza un motivo apparente. 3 punti.

F Torna con graffi, vestiti sgualciti, quaderni rovinati. 2 punti.

G Ha preso di nascosto dei soldi in casa o ne chiede senza dare spiegazioni. 1 punto.

H Porta a scuola più di una merenda.  1 punto.

I A scuola non ha amici e non viene mai invitato alle feste. 2 punti.

L È spesso triste, depresso o irritato. 2 punti.

Da 0 a 9 punti: rischio basso. Parla con l'insegnante. Tuo figlio socializza poco e l’educatore che lo segue ha una visione completa della situazione. Forse il ragazzo non subisce angherie, ma ha cambiato amici o vive una crisi di adattamento.

Da 10 a 18 punti: rischio medio. Parlane col medico, oltre che con l'insegnante. Bisogna chiarire se i segnali di malessere nascono da una banale malattia o da aggressioni subite.

Da 19 a 22 punti: rischio alto. Vai dal dirigente scolastico. Tuo figlio ha difficoltà di socializzazione, disagio psicologico e litiga coi compagni. Forse è vittima di bulli. Non perdere tempo.

Come parlarne in classe

La scuola è il luogo del bullismo. Ma gli insegnanti non sanno come affrontare il discorso. «Si stenta a capire che il bullismo non ha a che fare con questo o quello studente ma con la vita del gruppo» dice Silvia Bonino, docente di psicologia dello sviluppo all'Università di Torino. «Si può fare poco per correggere un ragazzo vivace ma molto per cambiare l'atteggiamento della classe» spiega Marco Maggi, consulente educativo, una figura a metà strada tra lo psicologo e l'esperto di pedagogia. Alcuni istituti ci hanno provato. E i risultati sono promettenti. «Nella nostra scuola ci sono stati diversi episodi di bullismo, per questo abbiamo deciso di intervenire» dice Mariella Castelli, vicario preside dell'istituto professionale di Codogno (Lodi). «All’inizio dell’anno i genitori hanno ricevuto il regolamento dell’istituto: i ragazzi che prendono tre note vengono sospesi; in classe il cellulare deve restare spento; durante le lezioni si può uscire solo uno alla volta». C'è poi il lavoro in classe. Non lezioni sul bullismo, ma giochi interattivi, coordinati da un consulente educativo. Un copione seguito in decine di scuole. «Si estrae a sorte una scheda con una frase, per esempio: "C’è qualcuno che se la prende con i più deboli", che diventa il tema da affrontare» dice Maria Maddalena Mana, preside dell'istituto tecnico per geometri di Sovigliano (Cuneo). «I ragazzi vengono invitati a immedesimarsi nel ruolo della vittima o dell’oppressore, e devono spiegare cosa si prova: aiuta a capire i sentimenti dei compagni, i loro errori, le difficoltà di rapporto». La parte più difficile è trasformare i bulli in ragazzi tranquilli. «Bisogna fare colloqui individuali» dice Marco Maggi. «La diffidenza dei ragazzi è forte. Per questo il consulente educativo deve entrare nella vita della scuola, incontrare gli studenti, essere sempre disponibile. Sarà il primo a ricevere le lamentele delle vittime e le ammissioni dei bulli».

Le testimonianze

«A 12 anni, rovinato dalle angherie»

Un ragazzo di 12 anni, sano, tranquillo, che in pochi mesi inizia ad avere tic in tutto il corpo, balbetta, ingrassa di 13 chili. Gli effetti del bullismo Luca, che ora ha 14 anni e vive a Varese, li ha provati sulla sua pelle. «Cinque ragazzi della mia classe mi avevano preso di mira senza motivo: insulti e offese. I bulli, accorgendosi che le loro bravate mi terrorizzavano, hanno moltiplicato le provocazioni. Un incubo. Mi sentivo meglio solo quando mangiavo. E di notte portavo di nascosto a letto di tutto: pane, salame, formaggio. Ho messo su 13 chili: ai miei compagni non sembrava vero che ci fosse un altro motivo per deridermi. Ma a quel punto i miei genitori hanno capito tutto. E mi hanno cambiato scuola».

«Ho subito i bulli, ora li combatto»

Gli scherzi pesanti, le botte, l'omertà dei compagni avevano spinto Marco Cappelletti, un ragazzo di Lecco, alla disperazione. Dopo l'ennesimo assalto, un pestaggio in classe con mazze di carta pressata, era rimasto a casa in malattia. La prognosi: 15 giorni per le percosse, un mese e mezzo per depressione. Poi Marco, che oggi ha 21 anni e dirige il sito di denuncia www.bullismo.com, ha trovato la forza di reagire. «Avevo 15 anni, non ero né alto né basso, né magro né grasso, assomigliavo a mille ragazzi: non c’era un motivo speciale perché i compagni  mi prendessero di mira. Apparivo timido e interessato allo studio e questo è bastato per dare il via alle provocazioni. Un tormento senza fine, durato due anni. Due anni di umiliazioni, di violenze fisiche e psicologiche. Io protestavo con i professori, ma solo per scoprire un’altra faccia del dramma: nella scuola gli insegnanti rimuovono il problema. Gettavano su di me la colpa: "Non stai agli scherzi", "Calma la tua suscettibilità". Mi sono trovato nella assurda situazione di essere punito al posto dei miei aggressori. È successo quando i bulli hanno costretto una mia compagna a bere un detergente liquido e io mi sono battuto per difenderla. La preside mi ha rinchiuso per due mattine in biblioteca. È stata la svolta. I miei genitori hanno presentato una denuncia e mi hanno trasferito in un altro istituto. Mi ci è voluto un anno per riprendermi dallo choc. Ma da allora ho deciso di aiutare le vittime a combattere i bulli. Sul mio sito i ragazzi possono raccontare e confrontare le loro esperienze e tramite la mia associazione, Sos bullismo, trovano aiuto sia dal punto di vista psicologico che da quello legale».

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