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«Il mio segreto? Non si direbbe ma è la fragilità»

di Giusy Cascio
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Il suo "difetto" è sopravvalutare gli avversari. Così ha conquistato un oro da leggenda (il terzo consecutivo), tutto suo. Più un bronzo con la squadra, agguantato tra rabbie e polemiche. Ma la supermamma della scherma non è ancora sazia di vittorie: «Centrato un obiettivo, ce n'è sempre un altro da raggiungere». E non solo nello sport...

Il suo "difetto" è sopravvalutare gli avversari. Così ha conquistato un oro da leggenda (il terzo consecutivo), tutto suo. Più un bronzo con la squadra, agguantato tra rabbie e polemiche. Ma la supermamma della scherma non è ancora sazia di vittorie: «Centrato un obiettivo, ce n'è sempre un altro da raggiungere». E non solo nello sport...

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Vi siete emozionati di più alla stoccata vincente contro la coreana Nam Hyun-hee o quando ha urlato al figlio «Ti amo Pietro» in mondovisione? Avete pianto quando, per un soffio, nel torneo a squadre si è giocata il primo posto? Sì, Valentina Vezzali, 34 anni, nella buona e nella cattiva sorte, ci lascia senza fiato. È riuscita in un'impresa unica: ha conquistato il terzo oro olimpico consecutivo nel fioretto individuale femminile dopo quelli di Sydney 2000 e Atene 2004. E ora è leggenda. Della sfida che l'ha consacrata regina della scherma dice: «A Pechino ho dimostrato che con la grinta e con il cuore si va oltre ogni limite».

All'oro si è aggiunto il bronzo a squadre. Ma da quella gara ci si aspettava di più. Delusa?

«Delusa proprio no, perché è un bronzo che vale oro. Dopo tre anni in cui avevamo vinto poco, segna la rinascita del "Dream Team" nel fioretto».

Chiusa la polemica con gli arbitri?

«Gli arbitri sono esseri umani, possono sbagliare. Il sospetto sulla stoccata della russa nel minuto supplementare resta. Ma noi dobbiamo essere più forti delle avversarie e degli arbitri. Se in semifinale non si è creata la giusta alchimia è solo colpa nostra».

Ma cosa prova durante una gara?

«Attorno c'è il vuoto totale. Dentro un duello che è come una danza».

Paura?

«Capita di lasciarsi prendere dal panico. Ma l'essenziale è restare impassibili. Come nel poker: attendi l'istante giusto e scagli l'assalto vincente».

Prima di una sfida come si prepara?

«Seguo una dieta a zona con sei spuntini al giorno. La sera prima della gara cerco di dormire, ma non chiudo occhio. Il vero lavoro però viene prima: mesi di sacrifici».

Quante ore al giorno si allena?

«Cinque o sei in pedana per migliorare riflessi e scatti. Il sabato anche pesi e attrezzi».

Il segreto per vincere qual è?

«La concentrazione. Per trovarla, spesso canto. Non si direbbe, ma sono fragile, tendo a sopravvalutare gli avversari: per me sono tutti fortissimi. Ma forse è proprio questo il mio segreto. È come se, ogni volta, in pedana dovessi far vedere il mio valore».

È felice dei suoi trionfi?

«Sarei felice comunque. Anche se non fossi una campionessa. I veri valori della vita sono altri. E io per fortuna ce li ho».

Quali?

«La famiglia, l'amore, mio figlio. Credo in Dio, che mi dà forza. E ho la salute. Non mi manca niente».

Sicura?

«Centrato un obiettivo, ce n'è sempre un altro da raggiungere. È il bello dello sport e della vita. "Ogni inizio ha una fine e ogni fine ha un inizio"».

A chi dedica le sue vittorie?

«Anni fa avrei detto a Mimmo, mio marito (il calciatore Domenico Giugliano, ndr). Ora dico a Pietro, mio figlio. Prima di partire per Pechino mi aveva chiesto di portargli una medaglia. E io gli ho detto: vado, la prendo e te la porto. Le promesse sono sacre».

E quando è tornata a casa?

«La prima notte al rientro a Jesi, abbiamo dormito insieme nel lettone. Pietro mi ama follemente, vuole sempre la mamma».

Mimmo, invece?

«Con lui fuoco e fiamme!». (ride)

Pensate già a un altro figlio?

«Pietro chiede un fratellino o una sorellina, a momenti. Lo vogliamo anche noi due, ma non subito».

Fin qui gli uomini. E le donne della sua vita?

«La mia preparatrice atletica, Annalisa Coltorti: preziosa. Poi mia madre Enrica, il mio portafortuna nelle trasferte. E mia sorella Nathalie, la mia migliore amica. Nei momenti critici lei ha sempre una parola di conforto».

E Margherita Granbassi? C'è chi insinua che non vi sopportiate.

«Siamo compagne di squadra. Ci rispettiamo molto, ma dire che siamo amiche per la pelle sarebbe ipocrita».

Rivali anche in fascino ed eleganza?

«Anch'io sono sexy, quando metto i tacchi e gli abiti da sera. Non ho un grandissimo seno, lo so, ma neanche le modelle ce l'hanno».

Quindi è pronta per un reality show?

«Un programma sobrio come Ballando con le stelle, lo farei. Per imparare: nel ballo sono imbranatissima».

È l'Olimpiade delle ragazze: Quintavalle, Pellegrini, Cainero... Perché?

«Se una donna si mette in testa una cosa, la ottiene. Figuriamoci le atlete! Superano infortuni e riabilitazioni, si rimettono in gioco dopo una gravidanza. Se c'è da dare il massimo non si tirano indietro».

Sogna un futuro da allenatrice?

«Non lo escludo, ma vorrei rimanere in Polizia, dove ora sono assistente, nelle Fiamme Oro. Magari da commissario. È un lavoro stimolante e molto duro: ogni giorno si rischia la vita».

Parla come un politico.

«Parlo da sportiva, ma ai politici ho qualcosa da dire. In Italia mancano le strutture, lo sport si deve praticare di più nelle scuole. E deve entrare a fare parte della cultura del Paese».

Cosa ricorderà di Pechino?

«Una piazza Tien An Men affollatissima di cinesi in festa, che volevano a tutti i costi toccare la mia medaglia».

Il campione più grande: il giamaicano Bolt o l'americano Phelps?

«Phelps. Perché ha dimostrato che i record sono fatti per essere battuti».

Ora si riposerà un po'?

«Mi regalerò un massaggio con le pietre calde, un rito che ho scoperto dopo le Olimpiadi di Atene. Poi, dopo Venezia, dove sarò ospite alla Mostra del cinema, andrò in vacanza con mio figlio al mare. Per fortuna i miei prossimi impegni sportivi iniziano a gennaio, quindi farò un autunno da tifosa: mio marito riprende il campionato a settembre. E io, sugli spalti, ci sarò».

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