del

Anche il caffè a rischio cancro? L’Oms indaga

di Cinzia Testa
Vota la ricetta!

Dopo la carne l'Oms mette sotto inchiesta il caffè. L'ipotesi è che durante la tostatura dei semi si possano formare sostanze analoghe a quelle che si sviluppano durante la cottura alla brace. Abbiamo intervistato un oncologo di fama: "è l'intero regime alimentare che conta, non il singolo alimento". E noi, con la dieta mediterranea, siamo protetti dal tumore. Ecco perché

Un caffè con Donna Moderna

Dopo la carne l'Oms mette sotto inchiesta il caffè. L'ipotesi è che durante la tostatura dei semi si possano formare sostanze analoghe a quelle che si sviluppano durante la cottura alla brace. Abbiamo intervistato un oncologo di fama: "è l'intero regime alimentare che conta, non il singolo alimento". E noi, con la dieta mediterranea, siamo protetti dal tumore. Ecco perché

Ammettiamolo. La notizia relativa all’ipotetica pericolosità del caffè è un colpo basso per noi italiani.  Ma non è un fulmine a cielo sereno. Semplicemente, non siamo stati molto attenti negli ultimi anni. Già nel 1991 l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro ha inserito il caffè nel gruppo 2B, cioè quello che comprende le sostanze sotto osservazione, vale a dire che non hanno né certi, né probabili effetti cancerogeni.  

Perché potrebbe essere cancerogeno?

Perché, tra le migliaia di sostanze contenute nel caffè, è probabile che, in laboratorio, alcune possano essere pericolose. Ricordiamoci, infatti, che durante la tostatura dei semi ad alta temperatura si possono formare delle sostanze analoghe a quelle che si sviluppano durante la cottura alla brace. Ma questo non toglie che, preso nella sua totalità, il caffè non sia cancerogeno.

Va valutato l'intero regime alimentare

«Dobbiamo imparare ad avere un altro tipo di approccio a queste notizie» interviene Fortunato Ciardiello, professore ordinario di Oncologia medica, Seconda università degli studi di Napoli.  «Perché è l’impatto del regime alimentare nella sua totalità che conta, non il singolo alimento. Per questa ragione la dieta mediterranea, carne, insaccati e caffè compresi, è quella più indicata per la nostra salute. Ci rassicurano i dati».

Le ultime scoperte scientifiche ci dicono che rappresenta il mix giusto di nutrienti per la donna durante la gravidanza, meglio degli integratori. E fa pure bene al cervello, perché ne rallenta il processo di invecchiamento. La dimostrazione? Uno studio condotto da un team di ricercatori americani della Columbia University.

È però nell’ambito dell’oncologia che i risultati degli studi clinici sulla dieta mediterranea continuano ancora oggi a stupire, tanto sono straordinari. Molti di noi non se ne rendono conto, ma abbiamo la grande fortuna di poter mettere nel carrello della spesa i migliori scudi antitumorali. Le forme che ne beneficiano maggiormente sono quella al colon, allo stomaco, al seno, alla prostata. Ma nessun cancro è esente dall’effetto positivo della nostra alimentazione. «Non è un caso se la dieta mediterranea è stata riconosciuta patrimonio dell’umanità» aggiunge il nostro esperto. «Perché riesce a prevenire un tumore su tre».

Qualche esempio?

Cavoli, broccoli e cavolfiori, che sono ricchi di glusosinolati, sostanze che si attivano durante la masticazione. E che si rovinano con il calore. Per questo è eccezionale l’insalata di cavolo, rosso oppure bianco, con olio extravergine di oliva e succo di limone.

Mentre cavolini di Bruxelles e cavolfiori vanno cotti al vapore. Perché in questo modo si riesce a conservare almeno la metà delle sostanze nutritive.

Arance, che contengono così tante sostanze antitumorali da non sapere da che parte iniziare a citarle. Valgono per tutte i terpeni, che sono in grado di bloccare la crescita delle cellule tumorali. Il loro utilizzo? Alla mediterranea: in insalata con capperi e scorze di limone.

Pomodori, che possono vantarsi di essere straricchi di licopeni, le sostanze fra l’altro responsabili del colore rosso dei frutti. E che sviluppano le loro proprietà anticancro soprattutto durante la cottura. Sì al sugo, allora. Con pomodori, acqua, capperi, basilico e olio di oliva extravergine a crudo.

Legumi, per il contenuto in fitoestrogeni che mettono i bastoni in mezzo alle ruote alla vitalità delle cellule oncogene.

Cerali integrali, perché stabilizzano la glicemia. Che c’entra, si potrebbe dire? Moltissimo: i picchi di zuccheri nel sangue alla lunga negli anni provocano uno stato di infiammazione nell’organismo e un aumento del pericolo di malattia.

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna