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Cavolo! L’anno nuovo mi porterà un bambino

di Antonella Trentin
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Sì, avete capito bene. Il folletto Luciana Littizzetto ha messo in cantiere un progetto dolcissimo: diventare mamma. In attesa di vederla alle prese con pappe e pannolini, l'abbiamo sottoposta a un terzo grado. Per scoprire i segreti del suo ultimo, spassoso libro

Sì, avete capito bene. Il folletto Luciana Littizzetto ha messo in cantiere un progetto dolcissimo: diventare mamma. In attesa di vederla alle prese con pappe e pannolini, l'abbiamo sottoposta a un terzo grado. Per scoprire i segreti del suo ultimo, spassoso libro

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Ti piacerebbe fare un incontro ravvicinato con un folletto irrequieto e scoppiettante? È difficile, ma non impossibile. Basta infilarsi nella macchina di Luciana Littizzetto, comica dall'acidità irresistibile, mentre sta per superare un Tir alla periferia di Bologna. Al solito, sta litigando con i minuti: deve arrivare in orario alla presentazione del suo nuovo libro, Col cavolo (Mondadori): 167 pagine senza pietà sulla routine della coppia moderna. Il 2005 è appena iniziato e ci piacerebbe guardare dentro la sfera di cristallo insieme alla 40enne più irriverente dello spettacolo.

Luciana, ci siamo lasciati alle spalle uno sciagurato anno bisestile...

«Andiamoci piano con quel "sciagurato". Per me è stato un anno fantastico: ho scritto un libro, ho fatto un film e sono andata a vivere con il mio fidanzato Davide. Posso solo sperare che continui così».

Sia generosa: faccia un augurio scaramantico al resto dell'umanità.

«Vorrei che nel 2005 si pensasse di più agli interessi della gente. Vorrei che i diritti umani e la cultura diventassero patrimonio di sempre più persone».

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Però! Ci dica, allora: un buon proposito della Littizzetto per il 2005?

«Riprendere il controllo del mio tempo, senza essere costretta a superare i Tir in autostrada».

E cosa ne farebbe del tempo in più?

«Per esempio, un figlio con Davide».

Confessi un cattivo proposito.

«Non me ne viene in mente nessuno. Sarò diventata troppo buona?».

Non ci cascate. Nell'ultimo libro, Luciana ammette: «Adesso ho davanti a me un futuro infestato di buoni propositi. Comincio da domani. Prima di tutto mi mangio tre mandaranci di fila, mi tengo tutti i semi in bocca come fanno i criceti, poi vado dal verduriere con le gote gonfie e glieli sputo in faccia. Una smitragliata: Pra ta ta ta tan...».

Chi toglierebbe dalla circolazione?
«Gli agenti immobiliari. L'anno scorso ho cambiato casa e ne ho fatto indigestione».

Chi vorrebbe vedere, invece, sulla copertina di Time come personaggio dell'anno?

«Don Ciotti del Gruppo Abele: è un prete coraggioso che aiuta i ragazzi a uscire dalla droga».

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Perché proprio lui?
«Non l'ho mai visto inchinarsi ai potenti, è uno tosto. E poi ogni volta che lo incontro non mi riconosce, ma mi dà retta lo stesso. Così io sono felice».

Luciana, non sognerà mica l'anonimato?

«Perché no? Ecco, prima o poi sulla copertina di Time mi piacerebbe vedere uno qualunque. Uno che guardi la sua foto e ti chiedi: "Ma chi diavolo è?". Non il solito personaggio inventato dai media».

Nel suo nuovo libro, Col cavolo, racconta storie di gente così: di uomini e donne normali?

«Sì, questo libro chiude la trilogia della verdura, dopo Sola come un gambo di sedano e La principessa sul pisello. Racconto il logorio della coppia moderna, alle prese con gli alti e i bassi quotidiani. Con le noie che toccano a tutti».

Per esempio...
«Guardi, le coppie di oggi sono come i petardi che lanciano i bambini. Prima si lente un leggero fischio, poi bam-bam-bam e più nulla. Come dire: si litiga sulle cose più inutili, si fa tanto rumore, ma poi si rimane insieme».

Passiamo a cose più piccanti. Parliamo di calendari maschili. I più gettonati, pare, sono quelli dell'attore Roberto Farnesi e del naufrago Sergio Muniz. Lei chi porterebbe a casa dei due?

«Muniz. Me ne ha parlato un mio amico che organizza sfilate. Dice che è uno rilassato. Non ha fidanzate, legge libri ed è teneramente imbranato».

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Perché?

«Perché sbaglia spesso le doppie, per colpa dello spagnolo. Ha dovuto ripetere un'infinità di volte la telepromozione di un giubbotto. "Giacone che pasione!" esordiva con entusiasmo. E il regista: "No, no! Ricominciamo!"».

Alla Littizzetto piacciono i teneroni?

«Preferisco gli uomini quaglia».

Prego?
«Ma sì, quelli che non noti mai. Come le quaglie, volatili a cui non daresti cento lire, un po' cicciotti, grigi, marroni. Mi piacciono gli uomini che non colpiscono per il loro "piumaggio". Poi, se cominci a frequentarli, magari rivelano squarci di sensualità e intelligenza».

Nell'ultimo libro, però, lei dice che vanno di moda gli uomini metrosexual.

«Temo di sì. E questo un po' mi addolora».

Ci tolga dall'imbarazzo: cos'è un metrosexual?

«Lo so che state pensando all'uomo che la mattina prende il metrò facendo il maniaco sessuale con il classico impermeabile aperto. Invece no. Il metrosexual è il maschio che non rinnega la sua femminilità. L'Adamo che ama se stesso più di Eva, che si mette il fondotinta, si depila, si fa fare la manicure. Un po' come Jonathan, quello che ha vinto Grande Fratello».

Torniamo ad argomenti seri: quest'anno noi italiani diventeremo più poveri o più ricchi?

«Più poveri, ma di spirito. Perché l'aspirazione di massa è diventare eroi televisivi, finti, senza personalità».

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Saremo più uniti o più divisi, visto che siamo riusciti a litigare persino sul presepe?

«Divisi, purtroppo. A proposito di presepe, prima di Natale ho letto di una negoziante che non riesce più a vendere statuine con la faccia nera. I suoi clienti dicono di averne abbastanza degli extracomunitari in giro, figurarsi metterseli in casa accanto alla Madonna. Complimenti!».

Chi sarà la regina della tv?

«Simona Ventura. Se lo merita, è proprio brava. Si è inventata un modo di presentare originale: ha grande ritmo, non è un vamp, ma è bella».

Per chi tifa: per lei o per Bettarini?

«Dico solo che queste storie fanno molto soffrire».

Parliamo di un'altra coppia: Antonella Clerici e Paolo Bonolis. Come li vede al prossimo Festival di Sanremo?

«Ah, benissimo: lui con il suo pacco e lei che spignatta».

In che senso, Luciana?

«Non sono i ruoli che hanno adesso in tv? Sanremo è una scommessa molto difficile. Io l'ho fatto con Pippo Baudo e sono stata felice: non ero una strafiga e non sapevo cantare. Anzi, prendevo in giro un modo paludato di fare tv. E ho baciato persino Baudo!».

Nel film Che pasticcio, Bridget Jones!, in uscita nelle sale, la single più single si fidanza e forse si sposerà. Nel 2005 lo farà anche lei?
«Non c'è pericolo. Dire "per sempre" mi sembra temerario. Niente è per sempre, tranne la Carrà».

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